Metrica: interrogazione
46 sineresi in Andromaca Venezia, Pasquali, 1744  (recitativo) 
salvar dall’odio acheo l’amato figlio.
quanto v’invidio! A Priamo
vittima rea. Vi aggiungerò, lo spero,
Ira sia, che ti accenda, o siasi orgoglio,
di Menelao la figlia; e ch’io l’oltraggio
arderò al mio imeneo. Soffrilo in pace.
non dia nipoti al gran Peleo né i greci
Parmi... Sì, fido Eumeo... sì, che sei desso. (Va ad abbracciarlo)
che la rea donna è in vita e ch’ella è madre.
spesso detrae bugiarda a’ grandi eroi,
di Menelao la figlia e la nipote
Vero siasi o mendace il suon che offende
Ulisse, io mi credea che omai più noto
Furo ingrati ad Achille e il sieno a Pirro.
Se questo qualsisia volto infelice
ch’abbia a porre in obblio dover di moglie.
E che a lui sol potea dal colpo estremo
che lontano il credea; vicino il fuggo;
Ov’è Priamo? Ove Ettorre? Ove tanti altri
Tu ne ignori il destino e rea mi accusi?
madri, e madri anche dee, vinte ho le frodi.
Non ti sapea due volte madre. Poca
Tu gli fosti altro padre. Eumeo, mel rendi.
le fortune il disio. Ma il grande arcano
smania, affetto, timor qui trae la madre.
Credilo. Eumeo non sa ingannarti. È questi
men facea pompa. Oh sospirato figlio!
ho formato un eroe. Tempo è che alfine
A pietà m’indurria l’iliaca donna;
per quanto puoi... Dirti volea... Fa’ core.
dover lasciarla aspro pareami e atroce;
tutt’altro esigeria che ferri e piaghe.
nulla al reo parto dell’iniqua madre
dell’odio. Ettore, Achille e Priamo e Troia
Ei non pensi a vendette, a Priamo, a Troia.
volea opporsi fortuna. Il fiero Oreste,
da Ermione spinto, esser dovea nel tempio
ordir non si potean trame in mio danno.
sia l’imeneo già ricusato. Ermione,
Io non credea che in terra, Ettore estinto,
Nelle romulee carte e nelle argive
arrossir fa l’idea che in sé, per quanto

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