Metrica: interrogazione
40 sineresi in Venceslao Palermo, Cichè, 1708  (recitativo) 
non dee lasciarmi ingrato.
che un reo vassallo arma di un re lo sdegno
                                        Ditelo al core.
ti convenia non meritarli, o duce.
non v’è cui nota, o Venceslao, non sia
che mancano a chi è reo forti difese,
senza disio, senza speranza t’amo...
Voglio esser reo né posso.
purgai quanto d’impuro avea ne l’alma.
mentre al certo credea con questo avviso
io moria per dolor de la tua morte.
Così Ernando, così dee sol morire.
amar potea l’un de’ tuoi figli?
                                                       Amore
aver dovea; l’ora vicina e d’ombre
                                      Quando tu ’l sappia,
                        Ma reo.
                                         Natura offendi,
Venceslao vive e tu perdesti il padre.
                                             O dei! Che pensa?
che d’Imineo fan strepitar le tede.
mi dicea: «Gildo olà»? Son qui signore.
volea morto il rival, ne ha colpa amore.
la sorte mia? Dovea morire...
                                                      Eh, lascia
che dee passar nel sen del figlio ha prima
                                Parmi
                                  Al sol pensarvi io tremo,
Più Venceslao, più genitor non sono.
                            E senza
Sarò più reo, perché tu sii più giusto.
non reo ma generoso. Un cor vi porta
vivrò più reo? Dovrò la vita al vostro
non mai figlio rubel, non reo vassallo.
il popolo t’acclama. Io reo ti danno

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