Metrica: interrogazione
543 settenari (recitativo) in Mitridate Venezia, Pasquali, 1744 
mio l’ubbidirle. Io mostro,
fallo, che gli altri irrita,
per suo riposo? Eh, figlia,
Ei dunque assente (A Gordio)
vieni agli amplessi... (Si avanza verso Farnace)
Un tanto onor, perdona, (Ritirandosi modestamente).
Vi applaudo e il voglio; e allora
                    Dalla lunga
gli è indifferente o abbietto.
di lei; n’esalta il merto,
L’altra figlia ho perduta.
non v’è fren che mi arresti.
Farnace... O dio!... Farnace,
                   Ecco i fatali
dell’esser mio, che intesi
più che ogni altro. Oprar tutto
Tremino di un tuo pianto (Fiero)
Frena, oh dio, frena l’ire.
s’ei tiranno esser voglia.
Perfido. Ecco il tuo arcano.
Or parla il zelo; e all’uopo
                            Assolvi
                            Ubbidisci... (Farnace vuol replicare e Mitridate nol lascia)
         Farnace sedotto
Prence, non ostinarti. (Piano a Farnace)
tacque il mio affetto. Ardire
È ver... Ma... che far vuoi?
de’ miei danni è il più greve,
Dei, che al Ponto e all’Eusino
Piacemi. (Gordio spiega e legge il patto dell’alleanza)
                    «Regio patto.
fa’ sì, che il letal ferro
                       (Io non ho pace). (Incamminandosi tutti per entrare nel tempio, si arrestano in vedendo Dorilao frettoloso che verso loro sen viene colla spada in mano)
                             Ei seco
                               Avesse
                        Di’, segui.
Colà tra i rischi e l’armi?
sì rei pensier. Ti abbraccio (S’inginocchia)
Getta al suo piè quel ferro,
trionfo a’ tuoi nimici. (S’ode in lontano suono di timpani e trombe)
nel suo campo temesse. (Si avanza verso Farnace)
Padre e signor... (Andandogli incontro)
                                 Quai nomi
tolgasi dalla terra. (Veduta Aristia uscir dalla tenda, va furioso verso di lei)
                              Moglie,
                         Ostaggio
                  Re del Ponto,
l’anime ha il ciel congiunte.
                         Che temi?
là il dover, là d’Aristia...
Aristia oimè!... che narri?...
Chi sa che il ciel qui tratto
del prence? Ove il lasciasti?
              Seguirti a forza
                              Iniquo!
                        La minore
                       Per Farnace
                           Mi torni
lo spirto in sen. Va’. Salva
                             Il mondo
Farnace a me. (Alle guardie) Segrete
                         Se il fossi,
               Risparmia affanni
Quando in più grato uffizio, (Correndo verso Farnace)
giù da coteste braccia, (Levandogli e gittando poi la catena)
Guardie, partite. Anch’egli
l’onor... (Vuol presentare a Farnace la spada e Apamea gliela leva di mano)
                 No. A me l’onore
ch’ei presta a’ tuoi sponsali,
ecco il pronubo anello (Gli dà l’anello di Mitridate)
che in te dubbio esser possa.
che il mio... Vien chi l’accese.
                            È questo
Perché appunto io l’amava,
                   Vedrai ben tosto
Attendi. Alla regina (In lontano ad Ostane)
del pegno a te commesso. (Ostane vuol fermar Gordio; ma questi si avanza verso Ladice e le parla all’orecchio presente Apamea)
mi si è l’anima in petto.
turbato par. (Ad Apamea dopo aver mirato fisso Ostane)
                         Timore (Ostane si avanza alquanto)
                                 È pregio
sia amor di padre, il provo.
Gordio il sa. Fu in quel tempo
Emilio, un de’ più illustri
                  Pietà. Sedotta
                                  Ahi lassa!
certo in qualche aspro rischio.
Ai preghi di Ladice, (Si avanza verso di loro)
e più che ad altro, Aristia,
del figlio, a cui mi unisci.
e poi lascia ch’io il vino
suon ne accompagni e canto. (Farnace prende la ghirlanda e la mette intorno il vaso, lo presenta dipoi a Mitridate che lo versa nella tazza)
Qual dubbio or più rimanti?
all’amabile sposa. (Farnace cavasi di dito l’anello, datogli da Mitridate, e lo pone nella tazza che poi da lui vien presentata ad Aristia)
                                  Che dici? (A Ladice)
Salva sei; pur t’abbraccio.
Mia diletta germana. (Si abbracciano)
quai linee in centro. I patti

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