Metrica: interrogazione
49 sineresi in Venceslao Venezia, Albrizzi, 1703  (recitativo) 
Venceslao sempre invitto, il di cui cenno
che un reo vassallo arma di un re lo sdegno
                                        Lo sa ’l tuo core.
meritar ben dovea miglior mercede.
non v’è cui nota, o Venceslao, non sia,
Senza disio, senza speranza t’amo...
purgai quanto d’impuro avea ne l’alma.
Io mi credea che di Erenice al nodo
volea dal figlio e non dal padre; e in traccia
io moria per dolor de la tua morte.
Così Ernando, così dee sol morire.
amar potea l’un de’ tuoi figli?
                                                       Amore
coglier dovea; l’ora vicina e d’ombre
                                      Quando tu ’l sappia,
Se non le osserva il re, chi dee serbarle?
                        Ma reo.
                                         Natura offendi,
Venceslao vive e tu perdesti il padre.
                                               (O dei! Che pensa?)
Volea morto il rival, ne ha colpa amore.
Son misero, son reo, son fratricida,
la sorte mia? Dovea morire...
                                                      Eh lascia
che dee passar nel sen del figlio, ha prima
                                Parmi
                                  Al sol pensarvi io tremo,
Più Venceslao, più genitor non sono.
                            E senza
la notte è rea, più che il mio braccio. Ernando
ma rivale il credea. L’amor discolpa
Tutt’obblio; tutto taccio.
Sarò più reo, perché tu sii più giusto.
non reo ma generoso. Un cor vi porta
vivrò più reo? Dovrò la vita al vostro
non fellonia. Di Venceslao nel figlio
salvo amò Venceslao, non Casimiro.
Pensò a la fonte ond’io traea la vita,
non mai figlio rubel, non reo vassallo.
il popolo ti acclama. Io reo ti danno
destinate per me sieno tue glorie.
al tuo cenno real sien gli elementi.

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