Metrica: interrogazione
78 ottonari in Venceslao Vienna, van Ghelen, 1725 
   Abbiam vinto. Amico regno,
n'è tuo frutto e gloria e pace.
   Del fellon superbo e fiero
vedi il teschio. In suol straniero
insepolto il busto giace. (Ernando scende dalla macchina; e intanto Venceslao con gli altri cala dalle scale del reale palazzo e viene ad incontrarlo)
   Se ti offendo, tacerò;
di qual fiamma avvampi il cor.
   Cercherò ne l'ubbidirti
   Ti consiglio a far ritorno.
   Col piacer che siate miei,
   Da voi parto sì contento
che in lasciarvi più non sento
   Bocca bella, del mio duolo
non mi chieder il perché...
   Il suo amor piange sprezzata,
ingannata, anche il suo onor.
   Armi ha 'l ciel per gastigar
   e più spesso ei fulminar
   Parto amante e parto amico,
   Se nol credi o te ne offendi,
   D'ire armato il braccio forte
   Duolmi sol che il fier rivale
   Cara parte di quest'alma, (Se gli accosta)
                             A l'armi, a l'armi. (Casimiro dà di mano alla spada e con impeto da sé risospigne Lucinda)
   Traditore, più che amore,
già la vittima cadé. (Casimiro va per deporre lo stile sul tavolino e vede il padre nello stesso momento in cui il padre alzando gli occhi vede il figliuolo)
   Da te parto e parto afflitto,
   Ma poi tacqui il dolce nome,
che più aggrava il mio delitto
                    Abbraccia.
                                          Questo petto.
                           Mio diletto.
   Senti, senti questo core,
come immenso è in lui l'amore,
sommo ancora è 'l suo piacer.
   L'arte, sì, del ben regnar
   Può languir l'ira nel petto;
   Caro sposo, o di mia fede
nobil gloria, illustre oggetto,
   Non mi dir di amarmi più,
   Te si unisca a far beato

XXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXXX 8