Metrica: interrogazione
167 settenari (pezzi chiusi) in Pirro L., Venezia, Rossetti, 1704 
                         Il ciel ti assista.
l’onor mio, la mia fede.
             Eccelso regnante,
l’Asia, la terra a l’armi
                            Figlio, Arideo,
Giovami; e s’ella il niega,
Due gran cose ad un tratto
m’offri e tra loro opposte:
E le offri a me che al pari
può far vile il consenso,
Cassandro, infinché al fianco
dar volevi a’ tuoi doni,
Va’; discolpa il tuo fallo
l’ombra paterna esangue.
Sin d’alor mi scegliesti
quel trono in cui ti assidi.
L’ebbi da’ miei natali.
                   Un che ti è figlio?
                   Impero nato
Ho scielto, iniquo, ho scielto .
Prendi, Ismene, e rischiari
è l’Asia ove se’ nato.
                   Rammenta
                   Del volgo
                   Che temi,
Se quelle e questa assolvi
testimon de’ tuoi mali).
Giovan, Glaucia, a Cassandro
Sì, sì, negli occhi andiamo
di Ellenia... Eccola appunto.
                     A quel che suole
                     E ancor t’è ignoto
                     E ch’era il prezzo
                     Eran lusinghe.
Sì, dell’Illirio al prence.
                     Ma non per Glaucia.
Facciasi. Il torre a’ ceppi
M’è pur dolce il salvarti,
                Avete altri mostri
             Glaucia lo impose.
de l’amor nostro. Ei chiede
D’altri che del mio Pirro?
Glaucia, tu fuor de’ ceppi
                            O vano o tardo.
ne’ tuoi lumi, o Cassandro.
                E chi a destar mi viene
                (Glaucia mi sfida a morte?
de la Tracia è ’l governo.
                   (Il tempo è questo).
La sua fede è ’l gran bene
l’amor di Pirro. In questo
Vo’ che ora sii mia sposa
d’ira e d’amor sospinto,

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