Metrica: interrogazione
44 sineresi in Ormisda Venezia, Pasquali, 1744  (recitativo) 
arbitro ma custode, aurea corona.
(È rea la moglie od impostore il figlio).
Lo so: ma parlò Cosroe; e non v’ha scampo.
                                            E che più tardi?
Qual delitto? Qual reo punir convienmi?
lo tacer lo volea. Tu m’hai costretto.
mi si vuol reo. Prenditi il ferro. Oscura (Gitta la spada a’ piè di Ormisda)
Un momento fui rea nel cor di Ormisda.
vedrai se a cor mi sien Palmira e Arsace.
quando astretto io vi sia, del reo la testa.
o faccia che sien vani i miei presagi. (Si parte)
n’è creduto l’autor. Con sì rea fama
Tal lo credea chi ’l finse.
e a quel del re. Ma il re dee farlo; e il faccia.
                 Povero Cosroe! Empio Erismeno!
che quasi m’increscea d’esser tuo figlio.
Salverò Cosroe iniquamente oppresso.
trarre Artenice, esser potean mie colpe,
sul destino di Cosroe arbitrio intero.
Un reo figlio non è che un reo vassallo.
più di quel che dovea. Della cittade
Colpe di figlio reo, protervia, orgoglio,
Artenice vi guida; e fa’ che Cosroe
Ah! Tu nol sai. Tentar l’ingresso a Cosroe
                                              Eh! Cosroe,
Rechiam novi comandi; e poi se Cosroe
Chi non sa d’esser reo, grazia ricusa;
Mi amasti sol per mia miseria? O Cosroe,
Ella al figlio dia leggi e il reo poi cada.
Io fratello di Cosroe, in sua salvezza.
e gli affetti di Cosroe han troppo ardore.
mi giungea, senza Arsace, il vostro amore.
                                Da te sedotto.
che traesti dal Ponto in reo disegno.
che autor già lo sapea del tuo periglio,
l’innocenza di Cosroe e che sedotto...
Non più, figlio, non più, che il reo son io.
Fra’ ceppi io nol potea, senza esser vile;
Il tuo materno amor volea sul crine
diasi alle andate cose eterno esiglio;
Che se un’eccelsa idea d’alto regnante

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