Metrica: interrogazione
42 sineresi in Andromaca Vienna, van Ghelen, 1724  (recitativo) 
salvar da l'odio acheo l'amato figlio.
vittima rea. Vi aggiugnerò, lo spero,
Ira sia, che ti accenda, o siasi orgoglio,
di Menelao la figlia; e ch'io l'oltraggio
arderò al mio imeneo. Soffrilo in pace.
non dia nipoti al gran Peleo né i grechi
e in estranee contrade erran dispersi.
Parmi... sì, fido Eumeo... sì, che sei desso. (Va ad abbracciarlo)
che la rea donna è in vita e ch'ella è madre.
spesso detrae bugiarda ai grandi eroi,
di Menelao la figlia e la nipote
Vero siasi o mendace il suon che offende
Ulisse, io mi credea che omai più noto
Furo ingrati ad Achille e 'l sieno a Pirro.
E che a lui sol potea dal colpo estremo
che lontano il credea: vicino il fuggo;
Ov'è Priamo? Ove Ettorre? Ove tant'altri
Tu ne ignori il destino e rea mi accusi?
madri, e madri anche dee, vinte ho le frodi.
Non ti sapea due volte madre. Poca
Tu gli fosti altro padre. Eumeo, mel rendi.
smania, affetto, timor qui trae la madre.
Credilo. Eumeo non sa ingannarti. È questi
men facea pompa. O sospirato figlio!
ho formato un eroe. Tempo è che alfine
per quanto puoi... dirti volea... Fa' core;
dover lasciarla aspro pareami e atroce;
nulla al reo parto de l'iniqua madre
de l'odio. Ettore, Achille e Priamo e Troia
Ei non pensi a vendette, a Priamo, a Troia.
volea opporsi fortuna. Il fiero Oreste,
da Ermione spinto, esser dovea nel tempio
ordir non si potean trame in mio danno.
sia l'imeneo già ricusato. Ermione,
Io non credea che in terra, Ettore estinto,
Ne le romulee carte e ne le argive
arrossir fa l'idea che in sé, per quanto

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