Metrica: interrogazione
75 sineresi in Ormisda Vienna, van Ghelen, 1721  (recitativo) 
che por ti dee l’aurea corona in fronte
arra sien del mio amor l’auree maniglie,
                               Che? Cosroe?
                                                          Cosroe?
                     Ma Cosroe
Cosroe è reo di gran colpa e dei punirlo.
quanto oprar potea Cosroe, ha tutto oprato.
disio mi allontanò di porti a’ piedi
In ogni altro che in Cosroe, un tanto eccesso
Non amarla potea chi in Artenice
vedea la sua regina e la mia sposa.
              Tu lo vedesti.
                                         Avea sui ferro
Cosroe volea... (Ma accuserò la madre?)
                        Rispondi.
                                            O dio! Non posso.
principe, ti togliea sposa e corona.
Cosroe lontan potea temer. Vicino
(Che sarà? Cauto, o Cosroe.
Confonder ti dovea quel di Palmira.
nudrir poté l’idea de la tua morte.
parli su le tue labbra il reo disegno.
arbitro ma custode, aurea corona.
È rea la moglie od impostore il figlio).
Lo so; ma parlò Cosroe; e non v’ha scampo.
                                            E che più tardi?
Qual delitto? Qual reo punir convienmi?
lo tacer lo volea. Tu m’hai costretto.
Mi si vuol reo. Prenditi il ferro. Oscura (Gitta la spada a’ piè di Ormisda)
nulla te salveria né il tuo Erismeno.
Un momento fui rea nel cor di Ormisda.
vedrai se a cor mi sien Palmira e Arsace.
quando astretto io vi sia, del reo la testa.
o faccia che sien vani i miei presagi. (Parte)
n’è creduto l’autor. Con sì rea fama
lode a te ne verria? Qual sovra il trono
Tal lo credea chi ’l finse.
e a quel del re. Ma il re dee farlo; e ’l faccia.
                 Povero Cosroe! Empio Erismeno!
che quasi m’increscea d’esser tuo figlio.
Salverò Cosroe iniquamente oppresso.
e ’l far ch’egli le obblii da te dipende.
trarre Artenice, esser potean mie colpe,
sul destino di Cosroe arbitrio intero.
Un reo figlio non è che un reo vassallo.
Colpo sì atroce irriteria il tumulto.
Di’ che lo arresteria. Toltone il capo,
più di quel che dovea. De la cittade
Colpe di figlio reo, protervia, orgoglio,
Artenice vi guida; e fa’ che Cosroe
Ah! Tu nol sai. Tentar l’ingresso a Cosroe
                                              Eh! Cosroe,
Rechiam novi comandi; e poi se Cosroe
Chi non sa d’esser reo, grazia ricusa;
Mi amasti sol per mia miseria? O Cosroe,
Ella al figlio dia leggi e ’l reo poi cada.
Io fratello di Cosroe, in sua salvezza.
e gli affetti di Cosroe han troppo ardore.
mi giugnea, senz’Arsace, il vostro amore.
                                Da te sedotto.
che traesti dal Ponto in reo disegno.
che autor già lo sapea del tuo periglio,
l’innocenza di Cosroe e che sedotto...
Non più, figlio, non più, che il reo son io.
Fra ceppi io nol potea, senza esser vile;
Il tuo materno amor volea sul crine
diasi a le andate cose eterno esiglio;
Che se un’eccelsa idea d’alto regnante

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