Metrica: interrogazione
42 sineresi in Venceslao Napoli, Muzio, 1714  (recitativo) 
non dee lasciarmi ingrato.
che un reo vassallo arma d’un re lo sdegno
Di qual fallo son reo? Risponde il core,
non v’è cui nota, o Vincislao, non sia
parto non siano un dì le tue ruine,
son reo. Lascia che almeno
Voglio esser reo né posso.
purgai quanto d’impuro avea ne l’alma.
ch’io ti volea, t’ho giunto.
attender non potea Lucinda amante.
io moria per dolor de la tua morte.
così Ernando, così dee sol morire.
amar potea l’un de’ tuoi figli?
                                                       Amore
egli dovea; l’ora vicina e d’ombre
                                      Quando tu ’l sappia,
                        Ma reo.
                                         Natura offendi,
Vincislao vive e tu perdesti il padre.
                                               (Oh dei! Che pensa?)
che d’imeneo fan strepitar le tede.
Volea morto il rival; n’ha colpa amore.
Son misero, son reo, son fratricida,
la sorte mia? Dovea morir...
                                                    Eh lascia
Ah! Mia gran dea, perdono, (Gli s’inginocchia avanti)
che dee passar nel sen del figlio ha prima
                                Parmi
                                  Al sol pensarvi io tremo,
Più Vincislao, più genitor non sono.
                            E senza
Sarò più reo, perché tu sia più giusto.
non reo ma generoso. Un cor vi porta
vivrò più reo? Dovrò la vita al vostro
non mai figlio ribel, non reo vassallo.
il popolo t’acclama. Io reo ti danno

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