Faramondo, Venezia, Pasquali, 1744
Cura del testo: Silvia Urbani
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SCENA XV
FARAMONDO con visiera; ADOLFO con seguito e detti
FARAMONDO
Ecco gl’iniqui.
ADOLFO
Su, ferite, uccidete.
TEOBALDO
Oimè!
GUSTAVO
Qual nume
ha pietà de’ miei casi?
(Fuggono le guardie di Teobaldo. Teobaldo cade ad un colpo di Faramondo)
FARAMONDO
Pur cadesti, o malvagio. Or fra ritorte
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la pena attendi.
TEOBALDO
O sorte!
FARAMONDO
E tu, Gustavo,
non isdegnar ch’io stesso
franga l’indegno laccio;
(Discioglie Gustavo; e, presa di terra la di lui spada, gliela presenta)
e dell’illustre spada armi ’l tuo braccio.
GUSTAVO
O qualunque tu sia, lascia che al seno,
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amico eroe, ti stringa.
(Lo abbraccia)