Ornospade, Venezia, Pasquali, 1744

 ATTO TERZO
 
 Atrio di prigioni con sotterranea.
 
 SCENA PRIMA
 
 ANILEO e GERONZIO
 
 ANILEO
 Qui si ammetta Nisea. Parli a Ornospade.
835Mel chiese e vi assentii. Giovami il farlo.
 GERONZIO
 Perché?
 ANILEO
                  Non lievi ho indizi
 ch’ella amante ne sia.
 GERONZIO
 Amor che a Mitridate
 e a Palmide saria d’ira e d’affanno.
 ANILEO
840La sollecita morte
 del nimico mi è a cor. Se a lui poss’io
 in Palmide e nel duce
 tor le difese, ho vinto.
 GERONZIO
 Tel crederan?
 ANILEO
                            Dal testimon del guardo
845saran convinti. I primi dubbi ho sparsi
 nel loro sen. Per quella,
 che colà vedi, sotterranea via,
 pieni di gelosia,
 qui a sorprender verranno
850Ornospade e Nisea. Fece l’ingegno
 il suo poter. Faccia sue parti il caso.
 Propizio è il caso a ben ordite trame.
 GERONZIO
 (Malvagità quanto ha d’ingegno!) Ah, duce,
 se innocente lo sai, se i tuoi rammenti
855favor non lievi, ond’ei ti alzò a gran sorte,
 perché voler sua morte?
 ANILEO
 Per tormi a quel rossore
 che mi dà il mio dover. Chi tal mi fece
 strugger può l’opra sua, pentirsi e trarmi...
860No no, Geronzio, ei pria ne resti oppresso.
 Io ciò che deggio a lui, rendo a me stesso.
 GERONZIO
 
    Ti parla il mio zelo;
 chi alzarsi pretende
 su inique vicende
865si fabbrica rovina e irrita il cielo. (Entra nell’interno della prigione)
 
 SCENA II
 
 ANILEO e NISEA
 
 ANILEO
 Pusillanimo zelo, io non ti ascolto.
 NISEA
 Vengo la fé promessa
 a esiger, Anileo.
 ANILEO
                                Già dato è il cenno.
 Ma il re che ne dirà?
 NISEA
                                         Qui novo sforzo
870tento in pro del suo amore.
 ANILEO
 Del suo ?
 NISEA
                    Sì.
 ANILEO
                            Eh, principessa...
 NISEA
 Che dir vuoi?
 ANILEO
                            Più sincera.
 Difficile è il celar l’amore e il foco.
 NISEA
 Anileo, chi ben serve
875o dissimuli molto o poco intenda.
 ANILEO
 
    Lusingasi ogni amante
 che sia un oscuro arcano
 l’ardore del suo core;
 e poi non è così.
 
880   Il suo negarlo è vano;
 il suo tacerlo è tardo;
 un motto, un cenno, un guardo
 fu quel che lo tradì.
 
 SCENA III
 
 ORNOSPADE dalla prigione e NISEA
 
 ORNOSPADE
 Qual ti guida a un meschin forza o volere?
 NISEA
885Ornospade, a te vengo
 più rea di quel che pensi; e al mal che feci,
 dar compenso vorrei; ma tu me reggi,
 dubbia di evento e di consiglio ignara.
 ORNOSPADE
 A te non imputar ciò che mi viene
890da fortuna perversa.
 NISEA
                                        Ah, tu non sai.
 Al re, cui ben servisti, io t’accusai.
 ORNOSPADE
 Di che?
 NISEA
                  Di aver sedotta
 Palmide a rifiutarlo;
 sdegno tanto poté di offeso amore,
895nel suo primo furore.
 ORNOSPADE
 Che sento!
 NISEA
                       Il dissi appena
 che n’ebbi orror. Questo in me crebbe al primo
 sentir di tua condanna.
 Trassemi qui pietà. Pietà trarrammi
900a’ piè del genitor. Dirò il mio fallo.
 Discolperò col mio rossor te stesso. (Ornospade sta in atto pensoso)
 Placherò il padre o morirotti appresso.
 
 SCENA IV
 
 PALMIDE e MITRIDATE dalla sotterranea e i suddetti
 
 MITRIDATE
 Vedi. (A Palmide)
 PALMIDE
               O per noi verace (A Mitridate)
 Anileo! Siam traditi.
 ORNOSPADE
905Tolga il cielo, o Nisea, che sì mi punga
 senso di offesa o tema di periglio
 che vendicarmi o preservarmi io voglia
 a costo del tuo onore. Al regal padre,
 dell’averlo ingannato
910qual pretesto addur vuoi? Farai ch’ei sappia
 l’amor? Lo sprezzo? La vendetta? E pensi
 di salvarmi così? Peggio mi esponi.
 Discolpa di chi serve è una calunnia,
 s’è in aggravio a chi regna.
 NISEA
                                                   E che altro posso?
 ORNOSPADE
915Tacere, risparmiarti
 vergogna e pena, amante ed innocente
 ritornare al tuo sposo e in abbandono
 lasciarmi alla mia sorte.
 NISEA
 E per mia colpa a morte... (Piange)
 PALMIDE
920Ei d’amor le favella. (A Mitridate)
 MITRIDATE
 E d’amor piange anch’ella. (A Palmide)
 NISEA
 Che giovano qui pianti? Addio, Ornospade.
 Per tradirti ebbi ingegno
 e l’avrò per salvarti.
 ORNOSPADE
925Che pensi far?
 NISEA
                              Quanto pietà mi detti.
 Amor non oso dir, per non turbarti.
 
    D’amor non parlai;
 al labbro il vietai;
 ma il cor ne fu in pena.
 
930   Ritenni i sospiri;
 non dissi: «Ti adoro»,
 con quanto martoro
 amor lo sa appena.
 
 SCENA V
 
 ORNOSPADE, PALMIDE e MITRIDATE
 
 ORNOSPADE
 Palmide, il cui bel nome
935pietà volle e rispetto
 ch’io tacessi a Nisea, se mai... Che veggio!...
 Palmide... Mitridate...
 Voi qui!... Per qual mia sorte?...
 A qual primo di voi?...
 MITRIDATE
                                            Quanto è confuso!
 PALMIDE
940A qual primo di noi? Pensa, o meschino,
 qual di noi più tradisti. A lui ti volgi
 o a lui primo t’invola.
 Perfido. Ingannator. Deh, Mitridate,
 comincia. Io nol saprei, sì l’ira affoga
945l’un nell’altro i rimproveri.
 ORNOSPADE
                                                   Che feci?
 MITRIDATE
 Che facesti?...
 PALMIDE
                             No. Il primo (A Mitridate)
 sfogo a me lascia. La più offesa io sono,
 perché fui la più amante.
 ORNOSPADE
 Se il cederti a un regnante...
 PALMIDE
                                                      Era cotesta
950per te la minor colpa . A ciò costretto
 ti vedea dalla forza
 e pietà te ne avea. Ma chi ti astrinse
 per un’altra a ingannarmi?
 ORNOSPADE
                                                    Io?
 PALMIDE
                                                             Tu lo neghi
 ancor? Via, tu pur rompi (A Mitridate)
955il troppo omai lungo silenzio e alquanto
 dal grave affanno respirar mi lascia.
 ORNOSPADE
 Mitridate, più giusto
 ti spero.
 MITRIDATE
                   E con qual merto?
 PALMIDE
 Con quel dell’amistà da lui, non meno (A Mitridate)
960che l’amor mio, tradita.
 Parlo per te; parlo per me; comuni
 sono a me le tue offese, a te le mie;
 e per le stesse vie
 ei ne spinse nel cor la piaga acerba
965che sì ne punge. Forse
 ne mostrò un dolor lieve? Una discolpa
 ne mendicò ?
 ORNOSPADE
                            Ma se respir non lasci...
 PALMIDE
 Né ascoltar né mirarti
 vo’ più. (In atto di partire)
 ORNOSPADE
                  Tal da me parti?
 PALMIDE
970Per sempre.
 ORNOSPADE
                          Hai forse orrore
 di sentirmi innocente?
 PALMIDE
 L’ho di soffrirti reo.
 ORNOSPADE
                                       Me in sì angoscioso
 stato fuggir?
 PALMIDE
                          Fuggito,
 oh, ti avessi anche sempre in mio riposo!
 
975   Oh, non ti avessi mai
 inteso né veduto,
 per pace del mio cor!
 
    Misera, qual l’amai!
 E quanto mi fidai
980del labbro traditor!
 
 SCENA VI
 
 ORNOSPADE e MITRIDATE
 
 ORNOSPADE
 Qual cangiamento! E di che mai mi accusa
 Palmide? A che mi fugge? Oh dei! Tu taci;
 e tu mi fuggi ancora,
 tu, cui tanto degg’io, tu fido amico...
 MITRIDATE
985Purtroppo il fui. Te dall’esiglio accolsi.
 Per te pregai; per te mi esposi; e quasi
 dal re mi provocai sdegni e gastighi.
 E tu in mercé volermi
 il più misero amante? Ed insidiarmi
990quella del cor metà che tua non era?
 Oh infelice amistade!
 ORNOSPADE
 Mitridate, già intendo.
 Ingiusta gelosia la tua mi toglie
 stima e l’amor di Palmide; ma il giuro,
995sono innocente.
 MITRIDATE
                                Oh il fossi!
 Ma Nisea nol dirà; né questi sassi
 ebber ombra bastante a ben celarti.
 ORNOSPADE
 È ver; qui la vid’io.
 MITRIDATE
 Sedotta dal tuo amore.
 ORNOSPADE
1000Palmide è l’amor mio.
 MITRIDATE
 E a che venne Nisea? Parla.
 ORNOSPADE
                                                     Non posso.
 MITRIDATE
 Vedi se infido sei!
 ORNOSPADE
                                    Non lo diresti,
 se intender tu potessi il mio tacere.
 MITRIDATE
 La tua amante cedesti.
 ORNOSPADE
1005Costretto dal dovere.
 MITRIDATE
                                         O dalla spene
 di rapirmi la mia.
 ORNOSPADE
 Error di gelosia.
 MITRIDATE
 Ma Nisea qui a te venne amante o amica?
 ORNOSPADE
 Ornospade non può. Nisea tel dica.
 MITRIDATE
1010A lei dunque si vada e il ver si scopra.
 ORNOSPADE
 No. In trovarmi innocente avresti pena.
 MITRIDATE
 Vuoi che reo ti crediam Palmide ed io?
 ORNOSPADE
 Vuol così, finch’io viva, il destin mio.
 MITRIDATE
 Ma qual novo furor qui ti condanna?
 ORNOSPADE
1015Un comando ch’è giusto in re ingannato.
 MITRIDATE
 Donde l’inganno suo? Dillo, ond’io possa,
 benché sì offeso, opra prestarti amica.
 ORNOSPADE
 Ornospade nol può. Nisea tel dica.
 MITRIDATE
 
    Dubbie voci. Oscuri sensi.
1020Non t’intendo. M’ingannasti
 e ingannarmi ancor ti pensi
 con l’accorto favellar.
 
    Mal rispondi. Ti confondi.
 Parla ardito chi è innocente.
1025Tu il vorresti e nol sai far.
 
 SCENA VII
 
 ORNOSPADE
 
 ORNOSPADE
 Vi son altre per me calunnie e pene?
 Su, togliamci a ogni sguardo,
 fuggiam l’infausta luce;
 e se possibil fia, fuggiam noi stessi.
1030Tarderà poco morte
 a chiuderne sotterra.
 Da un mostro di miserie
 laccio, ferro o dolor purghi la terra.
 
    Al re son nimico,
1035spergiuro all’amante,
 ingrato all’amico;
 per me spenta è fede,
 amore e amistà.
 
    Si mora. Si mora.
1040Per me spenta ancora
 sia speme e pietà.
 
 Antisala.
 
 SCENA VIII
 
 PALMIDE, NISEA e VONONE
 
 VONONE
 Sì ostinata?
 PALMIDE
                         L’iniquo!
 NISEA
                                             Odimi.
 PALMIDE
                                                             È vano.
 NISEA
 Ornospade è fedele...
 PALMIDE
                                         A chi ’l difende.
 VONONE
 Piacciati una discolpa...
 PALMIDE
1045Sul labbro di Nisea più lo condanna.
 VONONE
 Pensa al mortal suo rischio.
 PALMIDE
 Sol mi sta avanti gli occhi il suo delitto.
 NISEA
 Tu lo soccorri; il puoi.
 PALMIDE
                                          Chi l’ama il salvi.
 NISEA
 Al re, più di Nisea, Palmide è cara.
 PALMIDE
1050Io non lo pregherò per un ingrato.
 VONONE
 Nisea porgerà preghi...
 PALMIDE
 Se il perdon ne otterrà, l’abbia in mercede.
 VONONE
 Tu unisci i tuoi.
 PALMIDE
                                Non chiede
 il favor chi nol cura.
 NISEA
                                       E s’ei ti amasse?
1055Credi, gli sta nel cor solo il tuo volto.
 VONONE
 Né Palmide ei tradì...
 PALMIDE
                                          Più non vi ascolto. (Si parte furiosa)
 
 SCENA IX
 
 NISEA e VONONE
 
 NISEA
 Femmina mai non vidi
 sì pertinace.
 VONONE
                          Guai
 se cor di donna è invaso
1060da quel mostro e da quella
 dell’amoroso inferno
 furia letal che gelosia si appella.
 NISEA
 Deh, tu la segui e studia di placarla.
 VONONE
 Più facil crederò far che arda il ghiaccio
1065o smover rupe o tigre
 impietosir rabbiosa
 che ridurre a ragion donna gelosa.
 
    Se non vi fosse
 quel tosco amaro
1070di gelosia,
 quanto più dolce,
 quanto più caro
 saria l’amar!
 
    Fuggendo pace,
1075cercando affanno,
 ella in suo inganno
 sé stessa gode
 di tormentar.
 
 SCENA X
 
 NISEA e poi MITRIDATE
 
 NISEA
 A Mitridate parlerò tutt’altra
1080che a Palmide. Egli vien. Quando una bella
 sappia d’avere il torto,
 pongasi in più contegno, usi più asprezza;
 e del querulo amante
 le doglianze spaventi,
1085dandogli per ragion: «Così mi piacque».
 MITRIDATE
 Non credea, principessa...
 NISEA
                                                  Eh, non è tempo
 di oltraggiose querele.
 Ornospade è in periglio.
 MITRIDATE
                                               In sua difesa
 mi diè sproni altre volte un tuo comando.
1090Io lo credei pietade; ed era amore.
 NISEA
 Credilo qual più vuoi. Non disinganno
 chi si obblia nel rispetto.
 Il potrei; ma nol merti;
 e se del mio perdono
1095a te cal, per l’amico
 ti adopra; ei ti è leale, ancorché rea
 sia, qual pensi, Nisea.
 MITRIDATE
 (Dura legge d’amor!) Da colpa ignota
 come il difenderò?
 NISEA
                                     Seco è il re in ira,
1100perché il crede spergiuro.
 MITRIDATE
 Di che?
 NISEA
                  Di aver sedotta
 Palmide a rifiutarlo.
 MITRIDATE
 Da Palmide altro intesi. Il re è deluso.
 NISEA
 Sai da chi? Da Nisea, lo crederesti?
1105Vedi s’ami Ornospade io che il tradisco.
 MITRIDATE
 Deh, perché mai? Chi a ciò ti mosse?
 NISEA
                                                                      Oh, questo
 non ti lice indagar. Cupido amante,
 che saper troppo voglia,
 vuol poco meritar. Così mi piacque.
1110Tanto ti basti; e disinganna il padre.
 MITRIDATE
 Dirò a lui d’Ornospade?...
 NISEA
 Sì, l’innocenza.
 MITRIDATE
                               E di Nisea?
 NISEA
                                                       Pretesti
 trova all’error, discolpa alla menzogna.
 Difficile non è che abbondi ingegno
1115a chi sta al regio fianco. Assai già dissi.
 Servi a me. Placa il re. Salva l’amico;
 e di più non cercar. Che se vedessi
 spirto in te diffidente e cor geloso,
 direi: «Sia Mitridate
1120d’altra più sofferente amante e sposo».
 
    Gelosia non fa per me.
 Serberò costanza e fé;
 ma vo’ il core in libertà.
 
    Il vantar più d’un amante
1125pregio accresce a un bel sembiante
 né lo toglie all’onestà.
 
 SCENA XI
 
 MITRIDATE, poi ARTABANO con ANILEO
 
 MITRIDATE
 Penso all’amico e ogni ombra
 dal cor già mi si sgombra.
 Penso all’amante e ancora
1130dir non posso così. Ma che? Conviene
 soffrir, che non so in lei
 se un gran bene o un gran mal più perderei.
 ARTABANO
 Giunto in Carre è Metello. Ad incontrarlo
 vanne.
 MITRIDATE
                Pria mi concedi...
 ARTABANO
1135Non replicar.
 MITRIDATE
                           Parto; ma nulla intanto,
 che ne avresti dolor, l’eccelsa mente
 di Ornospade risolva. Egli è innocente. (Si parte)
 ANILEO
 Guardati, o sire, d’indugiar. Previeni
 del romano legato
1140le ree speranze e le dimande audaci.
 I primi di Metello ardenti voti
 fieno in pro d’Ornospade;
 né condannar tu lo potresti allora,
 senza più provocar cesare e Roma.
1145Su. Il rival d’Artabano,
 il prottetor de’ figli di Fraate,
 il seduttor di Palmide e di augusto
 mora. Sarai felice e sarai giusto.
 ARTABANO
 Oh fedele Anileo! Vinte hai l’estreme
1150ripugnanze del cor. Qualche rimorso
 davami rimembranza
 de’ trofei di quel misero. Han distrutto
 le recenti sue colpe il merto antico.
 Ei mi sostenne la corona in fronte;
1155e sua gloria maggior pensa che or sia
 ritormela di capo e al piè gittarla
 d’un cesare nimico.
 Non lo farà. Va’.
 ANILEO
                                Tosto. (In atto di partire)
 ARTABANO
 Ma se innocente ei fosse?
 ANILEO
1160Ritorni a dubitar? Di me diffidi?
 Un momento che tardi...
 ARTABANO
 Va’ dunque; e al simulacro,
 onde Nemesi spira
 contra i rei pena ed ira,
1165Ornospade si tragga; e là trafitto
 sia da partico stral quel cor perverso.
 Poi del fiero apparato
 tolgasi ogni orma; e di più luce adorno
 sembri, al cader di lui, splender il giorno.
 ANILEO
1170Tanto farò. Ma sinché il ferro intriso
 non ti reco del sangue iniquo e fello,
 celati a Mitridate e più a Metello.
 
 SCENA XII
 
 ARTABANO e MITRIDATE
 
 ARTABANO
 Ire di re, vi applaudo. È dato il cenno.
 Roma ne tremi e sbigottir le sue
1175mal fondate speranze
 faccia un sol colpo; e l’amor mio n’esulti. (In atto di partire)
 MITRIDATE
 Ove, o signor? Col non veder Metello,
 un gran ben ti ritardi.
 ARTABANO
 Per poco attenda; e poi mi vegga e parli
1180ma presente Anileo.
 MITRIDATE
 Vieni del più leale
 suddito a udir...
 ARTABANO
                                Le trame scellerate
 ma, grazie al ciel, già dissipate e rotte.
 MITRIDATE
 E se fosse opra sua la stabil pace
1185con cesare e con Roma?
 ARTABANO
 Roma vuol guerra e l’abbia. A provar quanto
 pesi il partico braccio,
 venga il cesare suo. Vengano i figli
 di Fraate anche seco.
1190Non troveran sì mal difeso il trono
 che, fatto mia conquista,
 non è più lor retaggio.
 Vinceralli Artabano
 anche senza Ornospade;
1195ma senza lui, lor primo appoggio e speme,
 che potrann’essi?
 MITRIDATE
                                   Ah, qual t’ingombra errore!...
 ARTABANO
 Non erro, no; so la dimora in Roma
 dell’esule e le insidie. A questo ei venne.
 MITRIDATE
 Cada, o mio re, s’io mento,
1200sotto acciar di carnefice il mio capo.
 Servì all’esule, è ver, Roma d’asilo;
 ma non mai più d’allor ti fu fedele.
 ARTABANO
 Oh, chi osò da vicino
 con Palmide ingannar...
 MITRIDATE
                                              Nol fece, o sire;
1205e Palmide lo sa...
 ARTABANO
                                  Questo anche neghi?
 Forse Nisea non fu presente? O forse
 nol disse a me?
 MITRIDATE
                               Le sue ragioni ell’ebbe.
 Già n’è pentita.
 ARTABANO
                                In quale
 labirinto m’hai posto! O tu m’inganni
1210o Anileo fu bugiardo.
 MITRIDATE
                                         Assicurarti
 puoi, se ascolti Metello e se Nisea.
 ARTABANO
 Seguimi. Oh di chi regna
 fatal condizion! ch’error fuggendo,
 a discerner non giunge il ver dal falso
1215e crede poi, quasi abbia agli occhi un velo,
 la fede inganno e la perfidia zelo.
 
    Siam qual legno fra più venti
 che non sa cui dar le vele
 per trovar l’amico porto.
 
1220   Qua e là gira e poi quel segue
 che più avverso e più infedele
 sulle arene il lascia assorto.
 
 Atrio con la statua di Nemesi.
 
 SCENA XIII
 
 ANILEO con GERONZIO, poi PALMIDE con VONONE
 
 GERONZIO
 Dal carcere alla sua
 non meritata morte
1225vien l’infelice.
 ANILEO
                             E lo compiangi? Oh vile
 che sei! S’ei non si perde, io son perduto.
 GERONZIO
 Palmide è qui. (Palmide guarda intorno agitata)
 ANILEO
                               Furor la guida.
 VONONE
                                                            Accheta
 l’alma feroce. (A Palmide)
 PALMIDE
                             Allora (A Vonone)
 che il traditor fia esanime, avrò pace.
 ANILEO
1230Beltà cresce in quell’ira e tal mi piace.
 VONONE
 Ancora... (A Palmide trattenendola)
 PALMIDE
                     O generoso (Corre ad Anileo)
 vendicator e giusto
 de’ tuoi torti e de’ miei, prode Anileo,
 so la pena d’un empio,
1235ti è a cor; s’appo un’offesa
 principessa e tradita,
 ch’esser può tua regina,
 piaceti meritar grazia e favore,
 concedi al mio dolore una vendetta
1240che, se mi neghi il dono,
 il meglio perderia del suo trionfo
 e la tua con men fasto ancor n’andrebbe.
 ANILEO
 Tutto, o Palmide, avrai, se cosa chiedi
 che né scemar né differir la pena...
 PALMIDE
1245L’accresce anzi e l’affretta.
 Tu d’arco e di saetta
 donami armar la destra,
 ond’io stessa a portar piaga omicida
 vaglia in mezzo a quel core,
1250seggio d’alma sì barbara e sì infida.
 VONONE
 Che chiedi? Oh dei!
 ANILEO
                                        Non, se dell’Asia il trono,
 non, se te stessa ancor mi avessi offerta,
 più lieto ne sarei. Soffra Ornospade
 una morte che l’empia
1255d’orror. Ma vedi poi che non sia vinto
 l’odio novello dall’antico affetto.
 PALMIDE
 No. Troppo è forte in me l’odio e il dispetto.
 
    Andrà a ferir quel core
 la rapida saetta.
 
1260   E prenderà sull’ali
 dell’odio e dell’amore
 il volo alla vendetta. (Si parte frettolosa)
 
 SCENA XIV
 
 GERONZIO, ANILEO, VONONE e ORNOSPADE fra guardie
 
 GERONZIO
 (Gelosia, che non fai?)
 VONONE
                                            (Son fuor di me).
 ORNOSPADE
 Anileo, finalmente
1265la tua rabbia mi opprime.
 Morrò, senz’altra colpa che d’averti
 mal conosciuto e amato.
 Saziati. In mia rovina
 ti abusa d’un poter che non avresti,
1270se non fosse opra mia. Di mia costanza
 forse sbigottirà la tua fierezza;
 e ti sarà tormento
 che non possa la morte
 dalla man d’Anileo prender più orrore
1275per farmi più dolente oppur men forte.
 ANILEO
 Vedrem se tanto core
 avrai, fatto bersaglio ad altro braccio
 che al mio. Tosto a quel sasso
 legatelo, o soldati.
 ORNOSPADE
1280Quante lagrime ancora
 dee, ma tarde, costar la mia innocenza! (Vien dalle guardie legato ad una colonna)
 VONONE
 (E Palmide infierir potrà in quel petto?)
 GERONZIO
 (Oh di miseria oggetto!)
 
 SCENA XV
 
 PALMIDE, armata d’arco e di frecce, e i suddetti
 
 PALMIDE
 Vengo, Anileo, sì vengo,
1285più che d’arco e di stral, di furie armata,
 al memorabil colpo.
 ANILEO
 La vittima già vedi e l’ara e il nume.
 Tu il sacrifizio affretta.
 PALMIDE
 Compiasi il voto; e tu, gran dea, l’accetta.
 ORNOSPADE
1290Palmide... Che rimiro! Ah, tu sarai...
 PALMIDE
 Sì sì, quella sarò che nel più iniquo
 e scellerato core
 il ferro punitor vibri e nasconda.
 Nemesi il trasse alla sua pena e al colpo
1295ministra ella me elegge, ond’ei più il senta.
 ORNOSPADE
 Questo anche, oh dei!
 ANILEO
                                          Tu tremi! A che in quegli occhi
 le tenebre? In quel petto
 a che i palpiti? Morte
 spaventa alma sì forte?
 ORNOSPADE
1300Oh Palmide crudel, Palmide ingrata!
 Vien pur. Qui, qui ferisci, ove ti addita
 il guardo, nol potendo
 le mani al sasso avvinte.
 Qui trafiggi quel cor che ti amò tanto
1305e tanto t’ama ancor. Se non ti basta,
 trafitto che l’avrai, dal sen lo strappa
 e d’ogni lato il guarda; e se lo senti
 fervido ancor, di’ che lo scalda e avviva
 non la vita in lui spenta
1310ma l’amore in lui vivo.
 Con tal dono poi vanne
 al re che mi condanna; e l’arra ei sia
 de’ tuoi sponsali. Un dì verrà che qualche
 sospir darete alla memoria mia.
 ANILEO
1315Eh, più non ascoltar, che la pietade
 potria...
 PALMIDE
                  Pietade in me! Soldati, indietro.
 ANILEO
 lo quinci osserverò se la tua destra
 sia in ben ferir maestra.
 VONONE
 (Febo, asconditi).
 PALMIDE
                                   O figlia
1320di Temide e di Giove,
 Nemesi, atroce, formidabil dea,
 tu la man reggi, tu accompagna il ferro
 che nel tuo nome io vibro.
 Ei sia fulmine e fiamma. Del lor tosco
1325lo spargano l’Eumenidi. In quel petto
 porti tutto l’inferno, ov’io lo drizzo,
 vendicator d’ogni mio danno e torto.
 Mori, perfido. Mori.
 ANILEO
                                        Oimè, son morto! (Palmide si rivolta improvvisamente con empito verso Anileo e, scoccando lo strale lo colpisce e l’uccide. Egli facendo due o tre passi barcolando, va a cadere dentro alla scena. Nello stesso tempo cade il primo apparato della scena e dà luogo alla veduta di altra scena magnifica e luminosa)
 GERONZIO
 Morto è Anileo.
 VONONE
                               Lo credo appena.
 PALMIDE
                                                                O caro
1330Ornospade, perdona
 l’angoscia, in cui ti tenni, e che vicina
 quasi è stata a tradirmi. Io, che altrimenti
 non poteva salvarti,
 volli almen vendicarti e morir teco.
 ORNOSPADE
1335O nodi, o non mai tanto (Facendo sforzi per disciorsi)
 crudei che mi vietate
 render i dolci amplessi. Or che mi credi
 fedel, venga pur morte. Al tuo Ornospade...
 
 SCENA ULTIMA
 
 MITRIDATE, NISEA, poi ARTABANO con seguito e i sopraddetti
 
 MITRIDATE
 Venga vita e perdono... (Mitridate e Nisea corrono a slegarlo)
 NISEA
                                              E libertade.
 PALMIDE
1340Come!
 VONONE, GERONZIO A DUE
                Oh dei!
 NISEA
                                 Con qual gioia
 spezzo queste ritorte e le calpesto!
 ORNOSPADE
 Dunque?...
 MITRIDATE
                        Vedi il tuo re che a braccia aperte
 si affretta...
 ARTABANO
                        O pien di fede, (Abbracciandolo)
 di virtù e d’innocenza, anima invitta.
1345L’amor con cui ti stringo,
 la vita che ti rendo,
 Palmide, che ti cedo, e quanto offrirti
 posso non è compenso
 bastante al mal che feci
1350né al ben che ricevei. Tu con la pace
 di cesare e di Roma,
 mi rassicuri il trono
 ch’io già ancor ti dovea. Chiara è tua fede,
 ben punito Anileo.
1355Chi mi prevenne e lo punì, si applauda
 e n’abbia premio ed Ornospade ei sia.
 Ma l’opre andate, o nobil coppia, obblia.
 ORNOSPADE
 Che dir posso, o signor? Palmide e vita
 è assai; ma nel tuo affetto ho un maggior bene.
 PALMIDE
1360Or che un tal don mi viene
 dalla man del mio re, più il pregio e l’amo.
 VONONE
 (Chi pensate avria mai tante vicende?)
 ORNOSPADE
 Mitridate, Nisea, che dirò a voi?
 MITRIDATE
 Di tua sorte miglior lieti siam noi.
 ARTABANO
1365Se nel suo amor solo ir fastoso e lieto,
 Mitridate, il vedessi, il tuo potrebbe
 sospirarne d’invidia. Eh, tu il consola,
 Nisea. L’ama in tuo sposo.
 MITRIDATE
 Se il tuo cor...
 NISEA
                            Te lo accerta,
1370dal mio pronto ubbidir, tutto amoroso.
 CORO.
 
    I trionfi della frode
 brevi sono e menzogneri.
 
    L’innocenza sola gode
 fermi beni e piacer veri.
 
 Il fine dell’«Ornospade»
 
 LICENZA
 
1375Se sono i piacer veri
 quei che dona virtù, te fan beato,
 augusto ottimo Carlo,
 non gli ampi regni, ereditati o vinti.
 Sovra mondo maggior stendean lo scettro
1380i Claudi ed i Neroni.
 Non copia d’oro e non le tante in guerra
 tue invincibili schiere.
 Ricco più n’era Mida e più grande ombra
 di Cambise spandean l’aste e i vessilli.
1385Che dunque? Il tuo gran bene
 vien dal tuo cor, ne’ lieti eventi umile,
 invitto ne’ sinistri.
 Vien dall’alta tua mente
 che nel render ragion l’opre riguarda,
1390non le persone, e in giudicar si regge
 col ver, non coll’affetto.
 Onde sotto il tuo impero
 non la frode ha poter, non l’innocenza
 timore; e se livor pur osa o tenta,
1395vergogna il segue e pena lo sgomenta.
 
    Tal regnando, augusto Carlo,
 dir non so se fai beato
 più il tuo impero o più te stesso.
 
    Ma del popolo vassallo
1400tutto il gaudio in te si accoglie,
 qual de’ rai, che per cristallo
 spanda il sol, n’è centro anch’esso.