L’Engelberta (Zeno e Pariati), Milano, Ghisolfi, 1708

 SCENA X
 
 METILDE e poi ARRIGO
 
 METILDE
 Tu mi amasti, o crudel? No, che avria amore
 disarmato il tuo braccio
 per tema di ferire
1285nel seno di Engelberta anche il mio core;
 Arrigo a Me? La prima volt è questa
 che il vederlo mi piace.
 ARRIGO
 Metilde, appunto io ti chiedea.
 METILDE
                                                          Tu pure
 a me giugni opportuno. Io ti dispenso
1290per le mie nozze dal cesareo assenso.
 ARRIGO
 Né ’l chiedo più.
 METILDE
                                 Mi basta
 che guerriero tu uccida
 Bonoso, tuo rival, mio parricida.
 ARRIGO
 Eh?
 METILDE
           Vendica i miei mali,
1295stringi l’acciar, pugna, trionfa e t’amo.
 ARRIGO
 Non compro rischi e disonor non bramo.
 METILDE
 Sdegni ottenermi?
 ARRIGO
                                     Appunto.
 Machierei col tuo sangue
 la chiarezza del mio né portar voglio
1300la figlia di Engelberta in sul mio soglio.
 METILDE
 A torto offendi un nome...
 ARRIGO
                                                  Addio. Per sempre
 rinuncio a le tue nozze. Or sia Bonoso
 per grado e per virtù tuo degno sposo.
 
    Richiamo dal tuo seno il core amante
1305e gli comando qui che più non t’ami.
 
    Per meritar gl’affetti hai bel sembiante;
 ma cor d’illustre re più non lo brami.
 
 
 
 

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