Flavio Anicio Olibrio (Zeno e Pariati), Venezia, Rossetti, 1707

 SCENA IX
 
 PLACIDIA e OLDERICO
 
 OLDERICO
 Tanta pietà per Roma? E sì crudele
1165al tuo Olibrio, Placidia?
 PLACIDIA
                                              Io son romana,
 prima che amante. Assolve i falli miei
 la virtù ch’è comune a le nostr’alme.
 OLDERICO
 Ma se cinto di palme
 ritorna Ricimero?
 PLACIDIA
1170Non vincerà. Di un grande amor vassalla
 sovente è la fortuna.
 OLDERICO
 In Teodelinda io la provai crudele.
 PLACIDIA
 Ma da l’altrui rigor l’avrai fedele.
 
    Anche l’ape abbandona quel giglio;
1175e sen vola al giacinto odoroso,
 perché il crede ripieno di umor.
 
    Ma ingannata alor cangia consiglio;
 e fedel l’alimento e ’l riposo
 va cercando nel primo suo fior.
 
 
 
 

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