Meride e Selinunte, Vienna, van Ghelen, 1721

 SCENA ULTIMA
 
 MERIDE in abito da muratore, poi ARETA e i suddetti
 
 MERIDE
 Se più tardo giugnessi, io quel sarei.
 SELINUNTE
1520Qual voce?
 MERIDE
                       Eccovi il reo.
 NICANDRO, ERACLEA
                                                 Meride!
 MERIDE
                                                                   Io sono (Areta sopraviene)
 Meride, sì; né in queste vili spoglie
 per viver mi celai ma per morire.
 Grazie agli dii, deluso è ’l tradimento.
 lllesa è la mia fama e tu sei salvo.
1525Ecco, o re, la mia testa. Eccola, Areta.
 SELINUNTE
 Crudel! Salvo son io, quando mi uccidi?
 Perché non indugiar anco un momento?
 MERIDE
 Per sempre ei mi rendea vile ed infame.
 SELINUNTE
 Va’. Lasciami morir. Ten prIego ancora.
 MERIDE
1530Di viltà vuoi tentarmi? Ah! Sii più giusto.
 SELINUNTE
 Ciò che nIega amistà, ragion mi dia.
 MERIDE
 Qual ragione aver puoi su la mia morte?
 SELINUNTE
 Gran re che di giustizia ognor ti pregi,
 per me ancor giusto sii. Spirò col giorno
1535su la morte, ch’io chieggo,
 di Meride il diritto. Ei venne tardo;
 e questa è l’ora mia.
 MERIDE
                                        Non rinfacciarmi
 un delitto non mio nel breve indugio.
 Odimi, o re. Molto di spazio al giorno
1540mancava ancor. Mi affretto
 l’ingresso in Siracusa. Esso mi è chiuso
 e tradito mi trovo.
 Del dolor fo virtù. Questi mi vesto
 panni plebei. Confuso
1545con la turba più vile,
 che sudi a l’opre in giornalier lavoro,
 entro. Inganno i custodi. A tempo giungo
 di salvar la mia fede. Or non esulti
 perfidia altrui. La tua giustizia regni.
1550Rendimi la mia pena.
 DIONISIO
 (Ah! Nicandro, Nicandro!) (Tra sé in atto pensoso)
 MERIDE
 E tu omai datti pace; e se vuoi morte,
 va’ fra l’armi a cercarla, ov’ella rechi
 utile a la tua patria,
1555non infamia al tuo amico.
 Ma no. Vivi al tuo re. Vivi al tuo amore;
 e la memoria mia,
 Selinunte, Ericlea, cara a voi sia.
 ERICLEA
 (Chiuso è ’l cor da l’affanno).
 ARETA
1560(Del mio bene mi priva e vita e morte).
 NICANDRO
 (Usai l’ingegno e mi tradì la sorte).
 DIONISIO
 (Bassi affetti de l’alma, omai tacete.
 Di un re far voi potete
 uno schiavo e un tiranno).
1565Grazie, Areta, al tuo sdegno,
 che in mio arbitrio lasciasti
 il gastigo e ’l perdono.
 ARETA
 Ma salvo Selinunte.
 DIONISIO
 Amici, egual destino oggi vi attende.
1570Dividervi non posso. Ambo morreste,
 s’anche un sol condannassi;
 e sarei più crudele
 in dar la vita a un solo
 che la morte ad entrambi.
 ERICLEA
1575(Aimè!)
 ARETA
                   (Che ascolto?)
 DIONISIO
 Orsù, dissipi omai gioia i timori.
 L’un dono a l’altro. A me vivete e a voi;
 e se loco aver posso
 ne la vostra amistà, sul vostro labbro
1580il bel nome di amico,
 più che quello di re, mi sarà caro.
 Sarò il terzo tra voi;
 e a voi darò in mercede
 un cor sincero, un’immutabil fede.
 SELINUNTE
1585Deh! Qual bontà? Signor, un sì grand’atto,
 non che noi, ti fa amici uomini e dei.
 MERIDE
 Sire, in tanta virtù giusto è ch’io t’ami;
 ma a misura del merto invan lo speri.
 ERICLEA
 (Gioie de l’alma mia, temo ingannarmi). (Dionisio scende dal suo posto)
 ARETA
1590(Non so s’io goder deggia o pur lagnarmi).
 NICANDRO
 (La vergogna mi opprime e ’l duol mi accora).
 MERIDE
 Ericlea, tu compisci
 la mia felicità. Te a Selinunte
 Meride unisca e lieto amor vi applauda.
 SELINUNTE
1595No, che amore in voi strinse un più bel nodo;
 ed ingiusto io sarei, se lo sciogliessi.
 MERIDE
 A te, signor...
 DIONISIO
                           Questa si tronchi ancora
 magnanima contesa. In dare il voto,
 Meride, a favor tuo, tre cori afflitti
1600mi accuserieno di tiranno ed empio.
 Ericlea sia tua sposa.
 E a te... (Vo’ nel mio seno, amor, punirti,
 che quasi di virtù spogliasti l’alma).
 E a te, Areta gentil, dia Selinunte
1605qualche compenso nel tuo rio dolore.
 Ei sia tuo sposo. (Invan ne fremi, o core!)
 SELINUNTE
 Gradisco il dono; e tu se m’ami, Areta,
 a Meride perdona.
 ARETA
 Dal tempo e dal tuo amore avrò il conforto;
1610ma in sen di figlia or troppo acerbo è ’l duolo.
 NICANDRO
 (Ed io fra tanti a sospirar son solo).
 CORO
 
    Diamo a te canti, diamo a te onori,
 o del ciel dono, bella amistà.
 
    Tu di virtude l’alme innamori
1615e per te orrori morte non ha.
 
    Tu ad opre eccelse stimoli i cori
 e ne allontani colpa e viltà.
 
 Fine del dramma
 
 Siegue ballo di cavalieri siracusani.