Pirro, Venezia, Rossetti, 1704

Cura del testo: Silvia Urbani
 SCENA VIII
 
 ISMENE e poi CIRO
 
 ISMENE
 Pirro è innocente. O voi,
 voi di pompa e di gioia
1385tanto al giubilo mio conformi oggetti,
 che già di mie querele
 in eco risonaste egra e dolente,
 ripetete in applauso
 del mio giulivo amor: «Pirro è innocente». (Entra Ciro seguito da un servo con tazza di veleno sopra una coppa di argento)
 CIRO
1390Cassandro è re. Con questo dono, Ismene,
 la sua fede ei ti serba;
 e giusto è sol, perché tu se’ superba. (Fatta deporre la tazza sopra di un tavolino, parte)
 ISMENE
 Favori di tiranno,
 rei stromenti di morte, in voi si affissa
1395con disprezzo lo sguardo,
 l’anima con virtù. Non v’è più oggetto
 da spaventarmi, orché innocente è Pirro.
 La sua fede è ’l gran bene
 che volea meco al fortunato Eliso.
1400Ma pria ch’io colà scenda, ombra non vile,
 verrò, sposo adorato,
 verrò nel tuo bel viso
 a tor l’idea di un più felice Eliso.
 
    Nel tuo bel nome, fido consorte,
1405berò la morte dal rio velen.
 
    Può, caro nome, la tua dolcezza
 in alimento cangiar la morte
 o l’amarezza temprarne almen. (Prende in mano il veleno)