Pirro, Venezia, Rossetti, 1704

Cura del testo: Silvia Urbani
 SCENA V
 
 GLAUCIA e PIRRO
 
 GLAUCIA
 Ecco l’infido. O vista,
1305quai svegli in me non ben intesi affetti
 d’amor, d’odio, di duolo! Or voi, voi poche
 infelici reliquie
 di tradita amistà, da me partite;
 e che amai l’infedel più non mi dite.
 PIRRO
1310Eccomi, Glaucia, eccomi al luogo. Io vengo
 qual tu non pensi.
 GLAUCIA
                                    Il so; tu vieni, o Pirro,
 rival ma fortunato;
 nemico ma spietato.
 Pur non vieni temuto. Anch’io ’l vantaggio
1315avrò del tuo delitto.
 A l’armi, in questo campo
 o Glaucia o Pirro ha da cader trafitto.
 PIRRO
 Non tant’impeto, o Glaucia. Ad armi pari
 dobbiam pugnar; ma queste
1320sien d’amor, non di sdegno.
 GLAUCIA
 Amplessi a me? Strigni quel ferro, o indegno.
 Abbi cuor per ferirmi,
 se l’avesti a tradirmi.
 PIRRO
                                          Odimi e poi...
 GLAUCIA
 Difenditi o ti sveno.