Il Teuzzone, Venezia, Pasquali, 1744

 SCENA ULTIMA
 
1405ARGONTE e i suddetti
 
 Si disfà tutta ad un tempo la gran giumenta e n’escono più guerrieri. Esce anche Argonte co’ Tartari e tutti con ferro alla mano si avventano contra Zidiana e Sivenio.
 
 ARGONTE
 
    Vendetta, vendetta.
 
 SIVENIO
 (Che farò? Son perduto). (Fugge)
 EGARO
                                                 (Io fuggo il rischio). (Egaro lo segue)
 ZIDIANA
 Oimè!
 ARGONTE
                Regni Teuzzon, mora Zidiana.
 TEUZZONE
 Fermati, Argonte; ira si affreni. A voi
1410basti, o fidi, ch’io viva; e non mi serva
 il cadavere altrui di grado al trono.
 Faccia le mie vendette il mio perdono.
 ZIDIANA
 Pietà non meritata!
 ZELINDA
                                       Anima eccelsa. (Egaro ritorna)
 TEUZZONE
 Sivenio sol prigion si arresti. Il cieco
1415furor, che il guida, in lui temer conviene.
 EGARO
 Piu non si tema. Or ora, ed io lo vidi,
 più disperato che pentito, il ferro
 nel sen s’immerse e ritrovò a sé stesso
 un carnefice degno.
 ARGONTE
1420E la sua morte è sicurezza al regno.
 TEUZZONE
 È sì subita e tanta
 la mia felicità ch’ella mi opprime.
 Ma tu ne sei prima e gran parte, o sposa.
 ZELINDA
 Dolce mio ben.
 TEUZZONE
                               Quanto ti deggio, o Cino!
 CINO
1425Se de’ miei falli, o sire,
 l’idea cancelli, io tutta
 ne ho da te la mercede.
 TEUZZONE
 Maggior premio ne avrai dalla tua fede.
 CORO
 
    Fermezza ha l’altezza,
1430cui base è virtù.
 
    Ma s’ella si fonda
 su trono d’inganno,
 di un’arida fronda
 è labile più.
 
 Il ine del «Teuzzone»