Venceslao, Venezia, Marciana, autografo

 SCENA V
 
 CASIMIRO e poi GISMONDO
 
 CASIMIRO
 Mie deluse speranze, invendicato
 non andreteà im [?] un tal rifiuto...
 GISMONDO
                                                                  In traccia, appunto o prence,
 di te venia.
 CASIMIRO
                        Che rechi?
 GISMONDO
 Quel che t’arde nel sen per Erenice
525negletto foco ammorza.
 CASIMIRO
 L’offerta di un diadema
 che le fece il mio amor sprezzò l’ingrata.
 GISMONDO
 E sprezzarla perché? Per abbassarsi
 già sposa ad altri amplessi.
 CASIMIRO
530Come? Sposa Erenice? O dei! Ma dove?
 Quando? Con chi?
 GISMONDO
                                     Ne la ventura notte
 è stabilito il nodo.
 CASIMIRO
 Così vicina ancora
 la mia sciagura? E certo il sai?
 GISMONDO
                                                          Poc’anzi
535da Ismene, a me germana e di Erenice
 fedele amica, il tutto intesi.
 CASIMIRO
                                                    Ah! Troppo,
 Gismondo, intesi.
 GISMONDO
                                    È tempo...
 CASIMIRO
 È tempo, sì, di vendicarsi. Iniqua!
 Ma nel rival superbo
540ti punirò.
 GISMONDO
                     No, principe...
 CASIMIRO
                                                 Gismondo,
 parto col mio furor. Tu taci il tutto.
 GISMONDO
 (Stragi Sangue preveggo e lutto).
 CASIMIRO
 
    D’ire armato il braccio forte
 piaghe e morte
545implacabile vibrerà.
 
    Duolmi sol che il fier rivale
 sotto a questo acciar reale
 di cader la gloria avrà.