Venceslao, Venezia, Marciana, autografo

 SCENA IV
 
 ERENICE e CASIMIRO
 
 CASIMIRO
 Felice incontro. Arresta,
 bella Erenice, il piede.
 Quel che ti vedi inante
 non è più Casimiro,
490quell’importuno e quell’ingiusto amante.
 Egli è ’l prence, l’erede
 del polonico scettro;
 tuo amator ma pudico; e che destina
 te al suo re trono e al suo amor moglie e regina.
 ERENICE
495Come? Tu, Casimiro, il prence erede
 del polonico scettro,
 chiedi in moglie Erenice, il vile oggetto
 de l’impuro tuo affetto?
 CASIMIRO
 Sì, principessa. A quella fiamma, ond’arsi,
500purgai quanto d’impuro avea ne l’alma.
 ERENICE
 Vane lusinghe. Io scorgo
 ancora in te quell’amatore las ingiusto,
 de l’onor mio nemico,
 non per virtù ma per furor pudico.
 CASIMIRO
505Se errai, fu giovanezza e non disprezzo.
 ERENICE
 E s’io t’odio, è ragione e non vendetta.
 CASIMIRO
 Cancella un pentimento ogni gran colpa delitto.
 ERENICE
 Macchia di onor mai non mai si terge; e spesso
 insidia è ’l pentimento.
 CASIMIRO
510L’onte ripara un trono offeso.
 ERENICE
                                                        Il trono
 teco mi saria scorno e non grandezza.
 CASIMIRO
 Sarai mia sposa.
 ERENICE
                                 Io, Casimiro?
 CASIMIRO
                                                            E meco
 tu regnerai felice.
 ERENICE
 Non troverai Lucinda in Erenice.
 
515   Non credo a quel core
 che sempre ingannò.
 
    Ad altro sembiante
 rivolgi il tuo amore.
 Di un facile amante
520fidarmi non so.