Venceslao, Venezia, Buonarrigo, 1723

 SCENA V
 
 CASIMIRO, poi GISMONDO
 
 CASIMIRO
505Mie deluse speranze,
 non andrete impunite
 di un tal rifiuto...
 GISMONDO
                                  In traccia appunto, o prence,
 di te venia.
 CASIMIRO
                        Che arrecchi?
 GISMONDO
 Quel che t’arde nel sen per Erenice,
510indegno foco ammorza.
 CASIMIRO
 L’offerta d’un diadema
 che le fece il mio amor, sprezzò l’ingrata.
 GISMONDO
 E sprezzarla perché? Per abbassarsi
 già sposa ad altri amplessi.
 CASIMIRO
515Come? Sposa Erenice? O dei! Ma dove?
 Quando? Con chi?
 GISMONDO
                                     Ne la ventura notte
 è stabilito il nodo.
 CASIMIRO
 Così vicina ancora
 la mia sciagura? E certo il sai?
 GISMONDO
                                                          Poc’anzi
520da Ismene, a me germana e di Erenice
 la fida amica, il tutto intesi.
 CASIMIRO
                                                     Ah troppo,
 Gismondo, intesi.
 GISMONDO
                                    È tempo...
 CASIMIRO
 È tempo, sì, di vendicarsi. Iniqua!
 Ingratissima donna!
525Ma nel rival superbo
 ti punirò. Troppo forzai lo sdegno
 e l’amor rispettai, morrà l’indegno.
 GISMONDO
 No, mio signor...
 CASIMIRO
                                 Gismondo,
 parto col mio furor, tu taci il tutto.
 GISMONDO
530Straggi preveggo e lutto.
 CASIMIRO
 
    D’ire armato il braccio forte
 piaghe e morte
 implacabile vibrerà.
 
    Duolmi sol che il fier rivale
535sotto a questo acciar reale
 di cader la gloria avrà.