Venceslao, Venezia, Buonarrigo, 1723

 SCENA IV
 
 ERENICE, poi CASIMIRO
 
 CASIMIRO
 Felice incontro. Arresta,
 bella Erenice, il piede.
475Quel che ti vedi inante,
 non è più Casimiro,
 quell’importuno e quel lascivo amante.
 Egli è ’l prence, è l’erede
 del polonico scettro;
480tuo amator ma pudico; e che destina
 te al suo regno e al suo amor moglie e regina.
 ERENICE
 Come? Tu, Casimiro, erede e prence
 del polonico scettro,
 chiedi in moglie Erenice, il vile oggetto
485de l’impuro tuo affetto?
 CASIMIRO
 Sì, principessa. A quella fiamma, ond’arsi,
 purgai quanto d’impuro avea ne l’alma.
 ERENICE
 Vane lusinghe. Io veggio
 ancora in te quell’amator lascivo,
490de l’onor mio nemico,
 non per virtù ma per furor pudico.
 CASIMIRO
 S’errai, fu giovanezza e non disprezzo.
 ERENICE
 E s’io t’odio è ragione e non vendetta.
 CASIMIRO
 Cancella un pentimento ogni gran colpa.
 ERENICE
495Macchia di onor non mai si terge e spesso
 insidia è ’l pentimento.
 CASIMIRO
 Sarai mia sposa.
 ERENICE
                                 Io, Casimiro?
 CASIMIRO
                                                            E meco
 tu regnerai felice.
 ERENICE
 Non troverai Lucinda in Erenice.
 
500   Con sembianze lusinghiere
 copri invan un certo inganno.
 
    Mal si cambia il falso ardore
 d’un infido e ingrato amore,
 col patir d’un vero affanno.