Gl’inganni felici, Venezia, Pasquali, 1744

 SCENA XVIII
 
 ARMIDORO, AGARISTA e i suddetti
 
 AGARISTA
 Che ti turba? Che feci? In che peccai?
 ARMIDORO
 Vieni, infedele, e non parlarmi mai.
 CLISTENE
 Figlia, pur ti riveggio. E qual buon nume
1360ti sottrasse a quegli empi?
 AGARISTA
                                                   Ei fu Armidoro,
 il mio bene, il mio sposo.
 ARMIDORO
                                                Io ti detesto
 quanto prima ti amai.
 CLISTENE
                                           Demetrio è questo!
 ARMIDORO
 Sì, Demetrio son io. Sposo dovea
 esser alla tua figlia; e già fu tempo
1365che l’amai, che la chiesi e l’acquistai...
 Ora l’odio, or la fugo.
 CLISTENE, AGARISTA A DUE
                                         E perché mai?
 ARMIDORO
 Chiedilo all’opre tue.
 AGARISTA
                                         Sono innocente.
 ARMIDORO
 «Questo bacio ti fia pegno di fede?»
 E l’ebbe Alceste ed Agarista il diede.
 AGARISTA
1370Oh vana gelosia!
 ARMIDORO
                                 Par poco un bacio
 al labbro che lo impronta?
 AGARISTA
 Diedi un bacio ad Alceste e l’ebbe Oronta.
 ARMIDORO, CLISTENE A DUE
 Che, Oronta?
 BRENNO
                            Alfin da tante risse io veggio
 nascer più cara pace.
 AGARISTA
                                         Alceste è donna,
1375principessa qual io,
 figlia al tessalo re, per nome Oronta.
 ARMIDORO
 Fole son queste. E perché qui nascosta
 sotto abito virile?
 AGARISTA
 Per seguir di Sifalce
1380o di Orgonte più tosto, il tracio prence
 in Sifalce celato,
 che tradita l’avea, l’orme infedeli.
 CLISTENE
 Respiro.
 ARMIDORO
                   E dici il vero?
 BRENNO
 Tutto vi posso anch’io
1385in parola giurar di cavaliero.
 CLISTENE
 Innocente è la figlia.
 ARMIDORO
 A torto sospettai, perdona, o cara.
 AGARISTA
 
    Ti voglio ben amante
 ma non così geloso.
 
1390   Di ogni sguardo che volgerò,
 di ogni bacio che dar potrò,
 non turbarti, dolce mio sposo.