Enone, Venezia, Pasquali, 1744

 SCENA VIII
 
 EURIALO
 
 EURIALO
 Son fuor di me. Sì tosto
550si obblia, si cangia Enone? O Enon s’infinge?
 Non so che creder deggia. A lei sì a core
 già del fratel la vita,
 or sì poco la morte?
 Ama il perfido sposo;
555e scusa il fratricida? In mobil sesso
 tanto amor fa. Ma forse
 tanto ancor fa accortezza. È facil cosa,
 a saggia donna da più affetti oppressa,
 tanto il mutar, quanto il celar sé stessa.
 
560   In donna amante e offesa,
 vedrem se amore o sdegno
 avrà più di poter.
 
    So che di amore accesa
 vincer può ogni altro affetto;
565ma usar può ancora ingegno
 a finger e tacer.
 
 Il fine dell’atto secondo