I due dittatori, Venezia, Pasquali, 1744

 SCENA VI
 
 MINUZIO con seguito di soldati dal colle
 
 MINUZIO
 Spesso intesi, o soldati,
 doversi i primi onori al buon consiglio
1435d’un prudente comando,
 i secondi al valore
 d’un pronto utile ossequio;
 ma nessuno a colui che né ben sappia
 consigliar né ubbidir. Noi, cui del primo
1440pregio è tolta la sorte, almen dell’altra
 proccuriamci la gloria; e mentre l’arte
 impariam del comando,
 obbedendo a chi sa, facciamci saggi.
 Uniam l’armi e i vessilli
1445con quei di Fabio. In avvenir ne regga
 un solo dittator. L’ultimo impero,
 che mi riserbo in voi, sia ch’ei ne trovi
 grati e migliori; ed io il primier tra voi
 sarò nel soggettarmi a’ cenni suoi. (I soldati di Minuzio battono le aste e le spade sopra i loro scudi, in segno d’applauso e di assenso; e dipoi Minuzio si ritira in disparte, mettendosi alla loro testa. In questo dall’alto del colle cominciano a scendere al suono di timpani, tamburi e trombe i romani vittoriosi, avendo tolto in mezzo il dittator Fabio sopra un carro trionfale, formato e ornato tumultuariamente di spoglie nimiche, sostenendolo eglino stessi alle parti e facendolo tirare da schiavi cartaginesi. Escono nello stesso tempo dal vallo ed altronde Quinto Fabio, Velia, eccetera)