Gianguir, Venezia, Marciana, autografo

 SCENA II
 
 ASAF, SEMIRA e JASINGO
 
 SEMIRA
 Cieco furor! Principe incauto! (Tra sé)
 JASINGO
                                                          Taci; (Piano a Semira)
370e te pur non tradisca un dolor cieco.
 ASAF
 Alinda a me sì mesta,
 quand’io sì lieto a lei? Di’, che ti turba?
 SEMIRA
 Del passato conflitto ancor mi preme
 entro l’alma l’orror.
 ASAF
                                      Per me temesti?
375Cari perigli miei con tal mercede!
 JASINGO
 (Sorte, che si desia, facil si crede).
 SEMIRA
 Di quell’ire mal nate al primo lampo
 sbigottì la mia pace
 e ogni colpo scendea sovra il mio core.
 ASAF
380O gioie! O dolci accenti!
 JASINGO
 (Sdegno in lei parla; ed ei sel finge amore).
 ASAF
 Rasserenati, o cara.
 Pende sul capo a l’offensor nemico
 la vendetta real. Le vie son chiuse
385tutte al suo scampo; e chi fuggir nol puote
 già sente il suo gastigo.
 SEMIRA
                                             E contra un figlio
 vorrà un padre infierir?
 ASAF
                                               Sì, s’ei la destra
 ricuserà di mia nipote al nodo.
 SEMIRA
 (Misera me!)
 ASAF
                            Qual nuovo duol ti opprime?
 SEMIRA
390D’incerto ben poco si appaga un’alma.
 Dubbio del re, dubbio del prence è ’l voto.
 ASAF
 Quello otterran de la regina i prieghi.
 Questo del padre espugneran le leggi.
 SEMIRA
 Tutto esser può; ma a l’imeneo ben chiare
395non anche ardon le faci.
 ASAF
 E quando in pura luce
 scintillar le vedrai?
 SEMIRA
 (Per quest’alma saran tede lugubri).
 ASAF
 Labbro vezzosooso, alor che mi dirai?
 
400   Mi dirai:«Spera»?
 «Non, non mi basta»
 risp risponderò.
 Mi dirai: «T’amo»?
 Ti crederò.
 
405   Se alor giurarmi
 potrà il tuo core
 costante amore,
 or consolarmi,
 col dir d’amarmi,
410perché non può?