Venceslao, Milano, Malatesta, 1705

 SCENA II
 
 ERENICE, ERNANDO
 
 ERENICE
 Ernando, a cercar vengo
 nel piacer de’ tuoi lumi
 una parte del mio.
475Io più volte riposi
 il mio cor nel tuo seno. Io vel lasciai
 perché quel di Alessandro in lui trovai.
 ERNANDO
 Ripigliati, Erenice,
 ripigliati il tuo core.
480Ei mal soggiorna in compagnia del mio;
 e per solo conforto
 mi lasci nel partir l’ultimo addio.
 ERENICE
 Che! Un ingiusto divieto
 tanto rispetti? E tanto
485temi ne la mia vista
 d’irritar Casimiro?
 ERNANDO
 Altro temo, Erenice; altro sospiro.
 ERENICE
 Che mai?
 ERNANDO
                     Già nel mio core
 son reo. Lascia che almeno
490nel tuo viva innocente.
 ERENICE
 Ancor ten priego. Aprimi il cor, favella.
 ERNANDO
 Sia l’ubbidirti, o bella,
 gran parte di discolpa al mio delitto.
 Parli il labbro e ’l confessi;
495se pure a te sinora
 non disser gli occhi miei che il cor ti adora.
 ERENICE
 Tu scherzi, o sì amoroso
 a favor di Alessandro ancor mi parli.
 ERNANDO
 Chi può mirar quegli occhi e non amarli?
500Ti amai dal primo istante in cui ti vidi;
 tel dissi ne l’estremo in cui ti perdo;
 quando al tuo cor nulla più manca e quando
 tutto, tutto dispera il cor di Ernando.
 ERENICE
 Dov’è virtù, dove amistade in terra,
505se la tradisce Ernando?
 Mi attendevi tu sposa,
 per più offender l’amico?
 Per più macchiar?... Ma dove,
 dove il furor mi spigne e mi trasporta?
510Non è capace Ernando,
 di tal viltà. Dar fede
 deggio più che al suo labbro, al suo gran core.
 Fuorché di gloria, egli non sente amore.
 ERNANDO
 Non sento amor? T’amo, Erenice, t’amo;
515ma da amico e da forte,
 senza disio, senza speranza t’amo...
 ERENICE
 E m’ami alfin vuoi dirmi
 ma col cor di Alessandro, il mio tesoro.
 ERNANDO
 Sì sì, t’amo col suo, col mio ti adoro.
 ERENICE
520Vorresti ancor farmi adirar, ma invano.
 ERNANDO
 Temono i rei la loro colpa. Io solo
 temo la mia innocenza.
 Voglio esser reo, né posso.
 Deh, più credi, Erenice,
525se ’l nieghi a le mie voci, al tuo sembiante.
 ERENICE
 Vanne. Ti credo amico e non amante.
 ERNANDO
 
    Parto amante e parto amico
 che non nuoce amor pudico
 a la fede, a l’amistà.
 
530   Se nol credi o te ne offendi,
 poco intendi
 la fortezza di quest’alma,
 il poter di tua beltà.