Gianguir, Vienna, van Ghelen, 1724

 SCENA X
 
 SEMIRA e i suddetti
 
 GIANGUIR
 Cosrovio, eccoti Alinda. A lei nel volto
 leggi il suo cor. Se non ti basta il guardo,
 ti confonda l’udito. Odi qual parli.
 COSROVIO
 Possibile che a tanto
1075giunga tua sconoscenza, ingrata donna?
 SEMIRA
 Possibile che a tanto
 giunga tua cecità, credulo amante?
 Sì mal conosci Alinda? Ella detesta
 esser di fellonia sprone e mercede.
1080Asaf abbia sua stima, abbia sua fede.
 JASINGO
 (Son fuor di me).
 COSROVIO
                                   Ti opprima,
 mio cor tradito, onta, dispetto ed ira.
 GIANGUIR
 Che vuoi di più? Così ti parla Alinda.
 SEMIRA
 Parla Alinda così ma non Semira.
 GIANGUIR
1085Semira?
 SEMIRA
                   In questo nome
 riconosci, o Gianguir, la triste erede
 del già ucciso Badur. Badur, che stese
 libero e giusto impero
 in Cambaia e Sorate, a me fu padre.
1090O non mai sazia avidità di regno!
 Gli fe’ guerra Akebar. Tu lo irritasti,
 non con altra ragion che di rapina.
 Padre meschin! Spogliarlo
 non vi bastò di regno.
1095Lui privaste di vita e tre con esso
 innocenti suoi figli. Egual destino
 mi sovrastava. Oh! Fosse
 piaciuto al cielo, in quell’età che ignora
 qual sia vita e qual morte.
1100Ma pietà fosse o provvidenza, io vissi
 e vivo, in tuo castigo
 serbata dagli dii. Tremane. Il braccio
 ecco che sosterrà la mia vendetta.
 D’Agra uscir non potea. Giovommi inganno.
1105Son col mio re, son col mio sposo alfine;
 e a celebrar verremo
 lieto imeneo ma su le tue ruine.
 COSROVIO
 (Respiro).
 JASINGO
                      (Or l’arti intendo).
 GIANGUIR
 Tu m’hai deluso, è vero. Il frutto io colsi
1110di chi a femmina crede. Or dopo il padre,
 ad ingannar ti accingi
 il figlio ancora e qual non sei ti fingi.
 Guardati da costei,
 Cosrovio. L’infedel temi in Alinda,
1115la nemica in Semira.
 COSROVIO
 Qui più vano è ’l garrir. Campion già sono
 de l’odio di Semira e del mio trono.
 GIANGUIR
 Perfidi! Addio, pria che vi salga in mente
 l’idea di nuovo eccesso.
 COSROVIO
1120Ricuso da viltade
 ciò che avrò da valore. Io guerra voglio.
 GIANGUIR
 E in tua pena l’accetto. Andiam, Jasingo,
 fra tanti che ho d’intorno, o a me sol fido.
 JASINGO
 De’ tuoi nemici anzi il più fier. Fu gloria
1125del mio zelo e dover salvar Semira
 da la tua rabbia. Ho in lei la mia regina
 né conosco in Gianguir che il mio tiranno.
 GIANGUIR
 Crescete pur, crescete, empi, in mio danno.
 
    Quanti più avrò nemici,
1130tante darò più vittime,
 anime scellerate, al mio furor.
 
    Ardon già l’ire ultrici
 contra perfidia e inganno;
 a voi sarò tiranno
1135che re mi disprezzaste e genitor. (Parte alla volta del campo. Jasingo va sopra il colle ad osservarlo)