Gianguir, Vienna, van Ghelen, 1724

 SCENA V
 
 GIANGUIR e ASAF
 
 GIANGUlR
 Seguitelo; e sepolto in cieca torre...
 ASAF
 Signor, tutto il mio sangue è scarso prezzo
 per sì grand’ira. Il principe è tuo figlio.
 GIANGUIR
745Ubbidisca e mi tema.
 ASAF
                                          Un adeguato
 titolo a la condanna
 non è Miraca.
 GIANGUIR
                            E un re deluso?
 ASAF
                                                           Oh! D’altro
 reo non fosse quel cor!
 GIANGUIR
                                            Di che?
 ASAF
                                                             Non dirlo
 vorrei... Ma... sire, aggiugni: e un re tradito.
750Duolmi un figlio accusarti.
 A lui spetta regnar. Ma già lo sdegna
 da natura che indugia. Il vuol da colpa.
 E popoli e soldati ha sotto l’armi.
 Mahobet il fomenta; e s’ei può d’Agra
755uscir, di cento a porsi e cento schiere
 andrà a la testa e a minacciarti il trono.
 GIANGUIR
 Lo so; e sue sorti in mio poter già sono.
 ASAF
 Tal più lo temo. Le minacce udisti;
 e le irritate squadre...
 GIANGUIR
760Taci. Tu parli al re né pensi al padre.
 
    Nel mio cor stanno a consiglio
 sdegno e amor, natura e regno.
 Qual vuol pena al figlio indegno;
 e qual grida a lui merzé.
 
765   Me tien dubbio il grande impegno;
 e scorgendo il reo nel figlio,
 o vorrei non esser padre
 o vorrei non esser re.