Gianguir, Vienna, van Ghelen, 1724

 SCENA II
 
 SEMIRA, poi COSROVIO e poi ASAF
 
 SEMIRA
 (Or con voi ragionar, traditi affetti,
 piacemi... Ah! Qui l’infido. Ira in me cresce).
 COSROVIO
 Sciolto da’ miei nemici e fuor de l’aspra
 necessità di lunga sofferenza,
630pur ti riveggio, Alinda.
 SEMIRA
 Alinda un tanto onor non attendea
 dal genero di Zama.
 COSROVIO
                                       Ormai ti è noto
 il violento impero?
 SEMIRA
 (Perfido!) E ’l giuramento.
 COSROVIO
635Delusi ho i miei nemici. La funesta
 reggia tosto fuggiamo.
 SEMIRA
 (Audacia vedi!) Io fuggir teco? Quella
 che qui lasci è Miraca; e Alinda io sono.
 COSROVIO
 Quai rimproveri ingiusti? Io mai non feci
640in pro de l’amor tuo sforzo più grande. (Veggonsi comparire in lontano le guardie reali, occupando all’intorno ogni uscita)
 SEMIRA
 L’amor mio ti assolvea da sì gran pena
 e a la costanza tua tanto non chiesi.
 COSROVIO
 Ah! Se mi credi reo, troppo mi offendi,
 e se innocente, oh dio! troppo mi affligi.
 SEMIRA
645Ritroverai ne la gentil tua sposa
 di che racconsolarti. Addio per sempre.
 COSROVIO
 Errai? Qui mi punisci. Ogni altra pena
 voglio da te che un sì crudele addio.
 Ma se fido a te fui...
 SEMIRA
650Desti a Gianguir la fede; e a me la ostenti?
 COSROVIO
 Resistendo a Gianguir, con libertade
 m’era tolto il poter di vendicarti.
 Sapea l’insidie e d’ubbidir m’infinsi.
 SEMIRA
 Chi ben sa amar mai di tradir non finge;
655e chi finger lo può può ancor tradire.
 COSROVIO
 Ma qual rimedio al male?
 SEMIRA
                                                  E da l’inganno
 qual ben? Son or rimossi i tuoi custodi?
 Uscir d’Agra, ire al campo or ti è concesso?
 Eh! Va’. Lo vuol Gianguir. Sposa Miraca.
660Reca a l’ara la destra,
 al talamo gli amplessi; e poi ten vieni
 a vantarmi in discolpa ed anche in merto
 il finto ossequio e le temute pene.
 COSROVIO
 Se in me...
 SEMIRA
                       Taci. Se ancora
665in te dura il timor de’ tuoi perigli,
 in lor vive il pretesto a’ tuoi spergiuri.
 COSROVIO
 Asaf a te qui esponga... (Asaf vedesi venire di lontano)
 SEMIRA
                                              Ove il tuo labbro
 parla contro il tuo cor, l’altrui si taccia.
 COSROVIO
 Chi fugge udir ragione ama il suo torto.
 SEMIRA
670Dai vecchi inganni a più esser cauta imparo.
 COSROVIO
 Ne l’ingiusta ira tua veggo il tuo core.
 SEMIRA
 Sì, morì in te la fede, in me l’amore.
 
    No. Sleal, più non ti ascolto;
 mi tradisti; e già negletta,
675rendo il cambio al traditor.
 Tu la mia fede avrai, tu i voti miei. (Ad Asaf)
 
    Sì, gli avrà. Ti turbi in volto? (A Cosrovio)
 Oh! In tua pena, in mia vendetta,
 vero fosse il tuo dolor!
680Alor più che non t’amo, io t’amerei. (Ad Asaf)