Gl’inganni felici, Venezia, Nicolini, 1696

 SCENA XVIII
 
 ARMIDORO, AGARISTA e li sudetti
 
 AGARISTA
 Che ti turba? Che feci? In che peccai?
 ARMIDORO
 Vieni, infedele, e non parlarmi mai.
 CLISTENE
 Figlia, pur ti riveggio. E qual buon nume
 ti sottrasse a quegli empi?
 AGARISTA
                                                   Ei fu Armidoro,
1360il mio bene, il mio sposo.
 ARMIDORO
                                                Io ti detesto
 quanto prima t’amai.
 CLISTENE
                                          Demetrio è questo.
 ARMIDORO
 Sì Demetrio son io; sposo dovea
 esser a la tua figlia e già fu tempo
 che l’amai, che la chiesi e l’acquistai...
1365Ora l’odio, or la fuggo.
 CLISTENE e AGARISTA A DUE
                                           E perché mai?
 ARMIDORO
 Chiedilo a l’opre tue.
 AGARISTA
                                         Sono innocente.
 ARMIDORO
 «Questo bacio ti fia pegno di fede?»
 E l’ebbe Alceste ed Agarista il diede.
 AGARISTA
 O vana gelosia!
 ARMIDORO
                               Par poco un bacio
1370al labro che lo impronta?
 AGARISTA
 Diedi un bacio ad Alceste e l’ebbe Oronta.
 ARMIDORO e CLISTENE A DUE
 Che Oronta?
 BRENNO
                           Alfin da tante risse io veggio
 nascer più cara pace.
 AGARISTA
                                         Alceste è donna,
 principessa qual io,
1375figlia al tessalo re, per nome Oronta.
 ARMIDORO
 Fole son queste. E perché qui nascosta
 sotto abito virile?
 AGARISTA
 Per seguir di Sifalce
 o di Orgonte più tosto, il tracio prence
1380in Sifalce celato,
 che tradita l’avea, l’orme infedeli.
 CLISTENE
 Respiro.
 ARMIDORO
                   E dici il vero?
 BRENNO
 Tutto vi posso anch’io
 in parola giurar di cavaliero.
 CLISTENE
1385Innocente è la figlia.
 ARMIDORO
 A torto sospettai, perdona, o cara.
 AGARISTA
 
    Ti voglio ben amante
 ma non così geloso.
 
    D’ogni sguardo che volgerò,
1390d’ogni bacio che dar potrò,
 non turbarti, dolce mio sposo.