Venceslao, Firenze, Vangelisti, 1704 (Vincislao)

 SCENA XVII
 
 LUCINDA, VINCISLAO e ERNANDO
 
 LUCINDA
 Nel dì venturo a morte?
 Perdona, o re, di Casimiro il capo
 coll’amor mio dalle tue leggi esento;
875è re di Lituania,
 tal lo dichiaro e come re né dee,
 né può d’altro regnante esser soggetto
 al giudizio, alle leggi,
 rispetta il grado e il tuo rigor correggi.
 VINCISLAO
880Regina, in far la colpa
 re Casimiro ancor non era. Egli era
 mio suddito e mio figlio,
 tal lo condanno. Il grado a cui l’inalzi
 lo trova reo, lo trova
885vittima del suo fallo,
 suddito delle leggi.
 Rispetta il giusto e l’amor tuo correggi.
 LUCINDA
 Misero Casimiro,
 Vincislao vive e tu perdesti il padre.
890Più misera Lucinda,
 muore il tuo sposo e ’l tuo dolor pur vive.
 Questa, o regnante, questa è la tua fede?
 Così mi sposi al figlio?
 Casimiro mi rendi?
895O dal figlio o dal padre
 o due volte ingannata alma infelice.
 VINCISLAO
 (Della real promessa
 or mi sovvien;) ch’ella s’adempia, è giusto.
 Ma la giustizia offesa? E la mia fede?
900(Mora il reo figlio, mora.)
 ERNANDO
                                                 O dei, che pensa!
 VINCISLAO
 (Ma s’ei muore, a Lucinda
 le mie promesse come
 serbar potrò?)
 LUCINDA
                              Spenta è per me pietade?
 VINCISLAO
 Regina, il pianto affrena,
905alla promessa sodisfarò. Ernando.
 ERNANDO
 Sire.
 VINCISLAO
             Dal duro ufizio
 già ti dispenso.
 ERNANDO
                               Io l’ubbidia con pena.
 LUCINDA
 Mio cor, respira.
 VINCISLAO
                                 Or vanne
 al colpevole figlio e fa che sciolto
910sia là condotto, ove la gioia ha in uso
 di festeggiar le regie nozze.
 LUCINDA
                                                    Ah sire,
 all’amor mio permetti
 che nunzia io sia del lieto avviso al prence.
 VINCISLAO
 Ti si compiaccia. Andiamo.
915Darò i cenni opportuni onde a te s’apra
 nella torre l’ingresso.
 LUCINDA
 Ma se ’l prence al mio amore
 persiste ingrato...
 VINCISLAO
                                   Eh non temer, regina.
 Sarai sua sposa e serberò la fede.
 LUCINDA
920Lieta gode quest’alma e più non chiede.
 VINCISLAO
 
    Sì sì, godi che ’l tuo dolce sposo
 potrai lieta nel seno abbracciar.
 Quella fede che diedi pietoso,
 giusto ancora saprò conservar.
 
 LUCINDA
 
925   Sì sì, godo se trovo quel bene
 che soave la vita mi fa.
 In me torna la gioia e la spene,
 se in te amore ritorna e pietà.
 
 Fine dell’atto secondo