Venceslao, Firenze, Vangelisti, 1704 (Vincislao)

 SCENA IV
 
 CASIMIRO e poi GISMONDO
 
 CASIMIRO
 Mie deluse speranze,
 non andrete impunite
510di un tal rifiuto.
 GISMONDO
                                In traccia appunto, o prence,
 di te venia.
 CASIMIRO
                        Che arrechi?
 GISMONDO
 Quel che t’arde nel sen per Erenice,
 indegno foco ammorza.
 CASIMIRO
 L’offerta d’un diadema
515che le fece il mio amor, sprezzò l’ingrata.
 GISMONDO
 E sprezzarla perché? Per abbassarsi
 già sposa ad altri amplessi.
 CASIMIRO
 Come? Sposa Erenice? O dei! Ma dove?
 Quando? Con chi?
 GISMONDO
                                     Nella ventura notte
520è stabilito il nodo.
 CASIMIRO
 Così vicina ancora
 la mia sciagura? E certo il sai?
 GISMONDO
                                                          Poc’anzi
 da Ismene, a me germana e d’Erenice
 la fida amica, il tutto intesi.
 CASIMIRO
                                                     Ah troppo,
525Gismondo, intesi.
 GISMONDO
                                    È tempo...
 CASIMIRO
 È tempo, sì, di vendicarmi. Iniqua;
 ma nel rival superbo
 ti punirò.
 GISMONDO
                     No, mio signore.
 CASIMIRO
                                                     Gismondo,
 parto col mio furor, tu taci il tutto.
 GISMONDO
530(Stragi preveggio e lutto).
 CASIMIRO
 
    D’ire armato il braccio forte
 piaghe e morte
 implacabile vibrerà.
 
    Duolmi sol che ’l fier rivale
535sotto a quest’acciar reale
 di cader la gloria avrà.