Griselda, Venezia, Niccolini, 1701

 ATTO SECONDO
 
 Stanze. Tavolino a parte con manto, scettro e corona.
 
 SCENA PRIMA
 
 CORRADO e COSTANZA
 
 CORRADO
 Son le regie tue stanze
 queste che miri.
 COSTANZA
                                 In breve spazio accolto
 qui di più regni è ’l prezzo.
 CORRADO
                                                    E ’l dì risplende
420qui di luce miglior fra l’ostro e l’oro.
 COSTANZA
 (Ma fra tanti non veggio il mio tesoro).
 CORRADO
 Qui pur soggiorno un tempo
 facea Griselda.
 COSTANZA
                              Quella
 de’ cui casi sovente
425già ti udii favellar, ninfa e regina.
 CORRADO
 Colà vedine il manto,
 la corona e lo scettro.
 COSTANZA
                                         Ed or fra’ boschi...
 CORRADO
 Sconsolata e raminga...
 COSTANZA
 Veste in uffizio vil ruvide lane.
 CORRADO
430E del cuor di Gualtiero...
 COSTANZA
 Cui per beltà e per fede
 così cara ella fu...
 CORRADO
                                  Ti lascia erede.
 COSTANZA
 Misera.
 CORRADO
                  È la pietade
 figlia di nobil alma.
 COSTANZA
                                       E ’l re, che tanto
435l’amò, com’esser puote
 seco sì crudo ed empio?
 CORRADO
 Reo n’è ’l destin.
 COSTANZA
                                 Corrado,
 piangendo i mali suoi, temo il suo esempio.
 CORRADO
 Vano timore. Ella in villano albergo
440nacque vil ninfa.
 COSTANZA
                                  Anch’io
 ho genitori ignoti.
 CORRADO
                                    Io te ne accerto.
 Di re sei figlia; e fede
 fa l’indole real de’ tuoi natali.
 COSTANZA
 È mia sventura il non saperli ancora.
 CORRADO
445E tua sorte è ’l veder che ’l re t’adora.
 Ma tu come amorosa
 a Gualtier corrispondi?
 COSTANZA
 Con quell’amor che si conviene a sposa.
 CORRADO
 E quel di amante a cui riserbi? È questo
450il più tenero affetto.
 La sposa ama chi deve.
 L’amante ama chi elegge.
 Genio in questa è l’amore, in quella è legge.
 COSTANZA
 Aimè!
 CORRADO
               Non arrossirti.
455Più che Gualtiero, ami Roberto.
 COSTANZA
                                                            O dio!
 L’amai pria col tuo core e poi col mio.
 CORRADO
 Ed ora?
 COSTANZA
                  Ho per lo sposo
 tema e rispetto. Il suo diadema inchino;
 la sua grandezza onoro;
460stimo il suo grado e sol Roberto adoro.
 CORRADO
 Ei vien.
 COSTANZA
                  Come è pensoso!
 Lo sfuggirò.
 CORRADO
                         Ferma ad udirlo il passo.
 COSTANZA
 Son moglie.
 CORRADO
                         Ancor di sposa
 non giurasti la fede.
 COSTANZA
465Ah! Che onor mel divieta.
 CORRADO
                                                  E amor tel chiede.
 
    Non lasciar d’amar  chi t’ama,
 sinché hai l’alma in libertà.
 
    Quando avrai la fé di sposa,
 schiva alora e disdegnosa,
470l’onor servi e non l’amore,
 il dover, non la beltà.
 
 SCENA II
 
 COSTANZA e poi ROBERTO
 
 COSTANZA
 Pria che d’amar ti lasci,
 la vita lascerò, dolce mio bene;
 ma qui giovi a le mie
475il finger crudeltà per le sue pene.
 ROBERTO
 Mia Costanza, tu nieghi
 al tuo fedel Roberto anche d’un guardo
 il misero diletto?
 COSTANZA
 Sdegna amore il mio grado e vuol rispetto.
 ROBERTO
480Infelice amor mio!
 COSTANZA
 
    D’un ciglio, d’un guardo
 a’ rai più non ardo.
 Già spenta è la face
 d’amore per me.
 
485   Più luce di scettro
 mi piace, mi accende
 che in mano risplende
 di sposo e di re.
 
 ROBERTO
 Cor mio, non v’è più spene.
 COSTANZA
490Udisti?
 ROBERTO
                 Udii, regina.
 COSTANZA
 Or che chiedi?
 ROBERTO
                              Inchinarti.
 COSTANZA
 Altro?
 ROBERTO
               Non più.
 COSTANZA
                                  Rispetta il grado e parti.
 ROBERTO
 Ubbidisco... E sì tosto (Mostra di partire e poi si ferma)
 obbliasti l’amor?
 COSTANZA
                                  Regina e moglie,
495in amore, o Roberto,
 più non devo ascoltar che il re mio sposo.
 ROBERTO
 (Mie tradite speranze).
 COSTANZA
 (Fosse almeno Gualtier così vezzoso).
 
 SCENA III
 
 ELPINO e detti
 
 ELPINO
 Per mia bocca, o regina,
500a nobil caccia il tuo signor t’invita.
 COSTANZA
 Digli che umil quest’alma
 l’onor sovrano accetta.
 ELPINO
 Ei nel bosco real te in breve aspetta. (Parte)
 COSTANZA
 Addio; né più dolerti.
 ROBERTO
505Ch’io ti perda e non pianga?
 COSTANZA
 Ma non son io regina?
 ROBERTO
                                           È vero.
 COSTANZA
                                                           Il cielo
 non mi fe’ di Gualtier?
 ROBERTO
                                             Così mia fossi.
 COSTANZA
 Non mi strinse ad altrui?
 ROBERTO
                                                 Barbari nodi.
 COSTANZA
 Non mi vedi sul trono?
 ROBERTO
510Come ne l’alma mia.
 COSTANZA
                                         Giubila e godi.
 
    Godi, bell’alma, godi.
 Né sospirar per me.
 
    Correggi il tuo cordoglio.
 Già son regina in soglio
515e sposa son di re.
 
 SCENA IV
 
 ROBERTO
 
 ROBERTO
 E nel cuor di Costanza
 così l’antica fiamma, il forte laccio
 languì? S’infranse? Al fasto
 cedé l’amor? Spergiura...
520Ma di che la rampogno?
 Di che mi dolgo? Ella è regina e sposa.
 Non si pianga il suo grado,
 non si tenti il suo onor. Volerla amante
 non è ragion ma senso,
525è furor, non consiglio.
 Mi perdona, o mia cara; e a te, mio core,
 ne l’amor di Costanza
 sia conforto e mercede
 la gloria de l’amar senza speranza.
 
530   Se amerò senza sperar,
 saprò amar ma con più fede.
 
    Scema il merto a la costanza
 il piacer de la speranza
 e ’l disio della mercede.
 
 Campagna con fiume. Collinetta a parte con capanna sull’alto.
 
 SCENA V
 
 GRISELDA
 
 GRISELDA
 
535   Care selve, a voi ritorno
 sventurata pastorella.
 
    È pur quello il patrio monte;
 questa è pur l’amica fonte;
 e sol io non son più quella.
 
540Se la dolce memoria
 del perduto mio bene
 bastasse a consolar l’alma dolente,
 qui spererei conforto, ove, col nome
 del mio Gualtiero impressi,
545mi ricordan diletti i tronchi istessi.
 Ma che? Nel rivedervi, o patrie selve,
 ove nacque il mio foco,
 cresce l’affanno; e qui spietato e rio
 mi condanna il destino
550a pascer di memorie il dolor mio.
 Andiam, Griselda, andiamo,
 ove il rustico letto in nude paglie
 stanca m’invita a riposar per poco.
 E là, scordando alfine
555Gualtier non già ma la real grandezza,
 al silenzio e a la pace il duolo avvezza. (S’incammina verso la capanna)
 
 SCENA VI
 
 ELPINO con EVERARDO e GRISELDA
 
 ELPINO
 O Griselda, Griselda,
 GRISELDA
 Qual voce? Elpin. (Si ferma)
 ELPINO
                                    Ti arresta.
 Mira qual don ti reco.
 GRISELDA
                                          O figlio! O dono! (Veduto Everardo, li corre incontro)
 ELPINO
560Di crudo impero esecutor qui sono.
 GRISELDA
 Aimè!
 ELPINO
               Dove più folti
 sparge il bosco gli orrori,
 mi s’impone che in cibo
 lasci esposto a le fiere il tuo Everardo.
 GRISELDA
565Everardo?
 ELPINO
                       E che adempia
 senza indugio il comando.
 GRISELDA
                                                  E cor sì duro
 racchiudi in sen?
 ELPINO
                                   La colpa
 di tale uffizio al cenno altrui si ascriva.
 GRISELDA
 Infelice! E non moro? (Piagne)
570Ah! Vuol l’empio destin ch’io ’l sappia e viva.
 
 SCENA VII
 
 OTONE con ferro e detti
 
 OTONE
 Né tutta ancor sai la tua sorte, o donna.
 GRISELDA
 Non attendo da Otone altro che mali.
 Che arrechi?
 OTONE
                           In questo ferro
 di Everardo la morte.
 GRISELDA
575(Alma mia, se resisti,
 se’ stupida al dolore e non se’ forte).
 OTONE
 Elpin.
 ELPINO
               Signor.
 OTONE
                               Poiché col ferro aperta
 per più strade a quell’alma avrò l’uscita,
 tu ’l cadavere informe,
580in più parti diviso,
 tenero e poco cibo,
 gitta a le belve, ove più ’l bosco annotta.
 ELPINO
 Troppo rigor.
 OTONE
                            La vita
 perderai, se ’l contrasti.
 GRISELDA
585Pargoletto innocente, in che peccasti?
 OTONE
 Or ti avvicina.
 GRISELDA
                             Ah! Otone. (Griselda, risospinto Elpino, si rivolge ad Otone piangendo)
 OTONE
 Donna , che chiedi?
 GRISELDA
                                       È madre
 quella che pietà chiede e umil ten priega.
 OTONE
 A chi usò crudeltà, pietà si niega.
 GRISELDA
 
590   Fui crudel per onestà;
 e pietà vo’ per mercé.
 
 OTONE
 
 Pietà voglio anch’io da te.
 
 GRISELDA
 
    Donna sono e ancor son madre;
 se la donna t’irritò,
595la pia madre in che peccò?
 E se è rea, la uccidi in me.
 
 Qual pietà mi si chiede?
 OTONE
 Quella che merta alfine amore e fede.
 GRISELDA
 Indegno.
 OTONE
                    E che? Ti chiedo
600premio che sia delitto?
 Col ripudio real libera torni
 dal marital tuo nodo.
 Io ten presento un altro,
 non men casto e più fermo.
605Anche in rustico ammanto, anche fra’ boschi,
 ripudiata, sprezzata,
 ti bramo in moglie; e se non porto in fronte
 laureo diadema, io conto
 più re per avi; e su più terre anch’io
610ho titolo, ho comando.
 GRISELDA
                                           Otone, addio. (In atto di partirsi)
 ELPINO
 E ’l tuo figlio? (Otone afferra Everardo)
 GRISELDA
                              Ah! Che ancora il dolce nome
 mi richiama pietosa.
 OTONE
 Gualtier vuol che si uccida.
 GRISELDA
 Barbaro padre.
 OTONE
                               E la crudel sentenza
615Griselda anche conferma.
 GRISELDA
 Io?
 OTONE
          Sì, col tuo rifiuto.
 GRISELDA
 Né v’è pietà?
 OTONE
                           Solo a tal prezzo.
 GRISELDA
                                                           Il pianto?
 OTONE
 Lo berranno le arene.
 GRISELDA
 I prieghi?
 OTONE
                      Andranno al vento.
 GRISELDA
620Il mio sangue?
 OTONE
                              Quel voglio
 che scorre ne le vene al tuo Everardo.
 GRISELDA
 Gualtier?
 OTONE
                     Questa è sua legge.
 GRISELDA
 Oton?
 OTONE
               Ne fia ’l ministro.
 GRISELDA
 E col darti la fede...
 OTONE
625Puoi salvar, madre, il figlio,
 sposa, placar l’amante
 e la man disarmar del ferro ignudo.
 GRISELDA
 Ubbidisci al tuo re. Svenalo, o crudo. (Griselda pensa e poi risoluta risponde e parte)
 
 SCENA VIII
 
 OTONE con EVERARDO ed ELPINO
 
 ELPINO
 Fermati, Oton; ma so che fingi.
 OTONE
                                                           Elpino,
630non giovano lusinghe,
 non minacce, non frodi.
 ELPINO
                                              A dura impresa
 ti veggo accinto.
 OTONE
                                (Ingrata donna, alfine
 giovi teco la forza e mia ti renda).
 La rapirò.
 ELPINO
                      Né temi
635l’ira del re?
 OTONE
                        S’egli l’abborre e sprezza,
 lo servo e non l’offendo. Io mentre a l’opra
 raccolgo i miei, tu col real bambino
 riedi a la reggia e taci.
 ELPINO
 Certo sei di mia fé.
640(Ma volo in corte ad avvisarne il re). (Parte)
 OTONE
 
    La bella nemica
 che il cor m’involò,
 amor, rapirò.
 
    Tale ancora da l’ospite lido
645beltà men pudica
 frigio amante rapir già tentò.
 
 Capanna con letto.
 
 SCENA IX
 
 GRISELDA
 
 GRISELDA
 È deliquio di core
 o stanchezza di pianto
 quella ch’ora vi opprime, o mie pupille?
650Sonno non è, che quando è ’l cor doglioso
 non è vostro costume aver riposo. (Si asside sul letto)
 
    Sonno, se pur se’ sonno e non orrore,
 spargi d’onda funesta il ciglio mio.
 L’ombra tua m’è conforme; e so che al core
655forier vieni di mali e non obblio.
 
    Ah, se a render tu vieni il mio dolore
 co’ spettri tuoi più spaventoso e rio,
 mostrami, e mi fia pena anche il riposo,
 più esangue il figlio o più crudel lo sposo. (Si addormenta)
 
 SCENA X
 
 COSTANZA, ROBERTO, GRISELDA che dorme
 
 COSTANZA
660Sinché ’l re, dietro a l’orme
 de la timida leppre
 o del fiero cignal scorre le selve,
 io qui stanca lo attendo, ov’ei m’impose.
 ROBERTO
 E col breve soggiorno illustri, al pari
665d’ogni reggia superba,
 la pastoral capanna.
 COSTANZA
                                       Ove più suona
 di latrati e di gridi il monte e ’l piano,
 cacciator tu ritorna al re mio sposo,
 ROBERTO
 A che degg’io lasciarti?
 COSTANZA
670Puoi col tuo amore ingelosirlo. Parti.
 ROBERTO
 
    Lascia, s’io parto, almeno
 che teco resti il cor.
 
    Dacché lo chiudi in seno,
 ei più non cura il mio,
675donde lo trasse amor.
 
 SCENA XI
 
 COSTANZA e GRISELDA che dorme
 
 COSTANZA
 Sola, se ben tu parti,
 non rimango, o Roberto. Anco entro a questa
 vil capanna... Che miro? (Vede Griselda che dorme)
 Donna su letto assisa e dorme e piange. (Se le accosta)
680Come in rustico ammanto
 volto ha gentil! Sento in mirarla un forte
 movimento de l’alma. Entro a le vene
 s’agita il sangue; il cor mi balza in petto.
 GRISELDA
 Vieni. (Dormendo )
 COSTANZA
                                      M’apre le braccia e al dolce amplesso
685il suo sonno m’invita,
 il mio cor mi consiglia.
 Non resisto più, no. (Corre ad abbracciarla)
 GRISELDA
                                        Diletta figlia. (Dormendo l’’abbraccia)
 Aimè! (Si risveglia)
 COSTANZA
                Non temer, ninfa.
 (Il più bel del suo volto aprì negli occhi).
 GRISELDA
690(Siete ben desti, o lumi?
 O tu, pensier, m’inganni?)
 COSTANZA
 (Come attenta mi osserva!)
 GRISELDA
                                                     (A l’aria, al volto
 la raffiguro; è dessa.
 Troppo nel cor restò l’immago impressa).
 COSTANZA
695Cessa di più stupirti.
 GRISELDA
                                         E qual destino
 ti trasse al rozzo albergo,
 donna real, che tal ti credo?
 COSTANZA
                                                     Io stanca
 dal seguir cacciatrice il re mio sposo,
 a riposar qui venni.
 GRISELDA
700Stanza è questa di duol, non di riposo.
 COSTANZA
 Prenderà ognor pietosa
 le tue sciagure a consolar Costanza.
 GRISELDA
 Tal è il tuo nome?
 COSTANZA
                                    Appunto.
 GRISELDA
 Costanza avea pur nome
705un’uccisa mia figlia.
 COSTANZA
 Povera madre.
 GRISELDA
                              È colpa
 del cor, se troppo chiedo. Ove nascesti?
 COSTANZA
 Dove vissi lo so, non dove nacqui.
 GRISELDA
 Il patrio suol?
 COSTANZA
                             M’è ignoto.
 GRISELDA
                                                    I genitori?
 COSTANZA
710Me li nasconde il cielo.
 GRISELDA
                                            E nulla hai certo
 de l’esser tuo?
 COSTANZA
                             Sol che di re son figlia.
 GRISELDA
 Chi ti allevò?
 COSTANZA
                           Corrado
 che ne la Puglia ha scettro.
 GRISELDA
 E ’l tuo sposo?
 COSTANZA
                             È Gualtiero
715che a la Sicilia impera.
 GRISELDA
 Ben ne sei degna. Ingannator mio sogno.
 (Penso in tenero laccio
 stringer la figlia e la rivale abbraccio).
 COSTANZA
 Qual sogno?
 GRISELDA
                          A me poc’anzi
720parea stringer dormendo
 l’uccisa figlia e ne piangea di gioia.
 COSTANZA
 O tu fossi la madre!...
 GRISELDA
 O tu la figlia fossi!,..
 COSTANZA
 Ch’io sospiro.
 GRISELDA
                            Ch’io sogno.
 COSTANZA
725Ma s’io di re son figlia...
 GRISELDA
 Ma se la uccise empio rigor di stella...
 COSTANZA
 Lo so, ninfa gentil...
 GRISELDA
 Lo so, sposa real...
 A DUE
                                    Tu non se’ quella.
 
    Non se’ quella e pure il core
730va dicendo: «Quella sei».
 
    Sul tuo volto io lieta miro...
 
 COSTANZA
 
 Quella madre che sospiro.
 
 GRISELDA
 
 Quella figlia che perdei.
 
 SCENA XII
 
 GUALTIERO e le suddette
 
 GUALTIERO
 De’ tuoi be’ sguardi è troppo indegno, o cara,
735questo rustico tetto.
 COSTANZA
                                       Illustre e degno
 la sua gentile abitatrice il rende.
 GUALTIERO
 Anche qui vieni a tormentarmi, o donna?
 GRISELDA
 Mio re, non è mia colpa.
 Questo è ’l povero mio soggiorno antico.
 GUALTIERO
740Più non dirmi tuo re ma tuo nemico.
 COSTANZA
 Se i prieghi miei del tuo favor son degni...
 GUALTIERO
 E che non può Costanza
 su questo cor?
 COSTANZA
                             Concedi
 che più dal fianco mio costei non parta.
745Ne la reggia, ne’ boschi, ovunque i’ vada,
 mi sia compagna o serva.
 GUALTIERO
 A te serva costei? Qual sia ti è noto?
 COSTANZA
 Se miro a’ panni, è vile,
 nobil, se al volto.
 GUALTIERO
                                 È questa
750quella un tempo mia moglie
 che amai per mia sciagura, alzata al trono,
 perché ne fosse eterna macchia.
 COSTANZA
                                                            (Oh dio!)
 GUALTIERO
 Quella che nota al mondo
 reser la sua viltade e l’amor mio.
 COSTANZA
755Griselda?
 GUALTIERO
                     Ah! Più non dirlo; anche al mio labbro
 venne il nome abborrito e pur lo tacque.
 Più ignobil moglie...
 GRISELDA
                                        (E più fedele...)
 GUALTIERO
                                                                       Non nacque.
 COSTANZA
 Sia vile; oscura sia; con forza ignota
 un amor non inteso a lei mi stringe.
 GUALTIERO
760Difficil nodo.
 COSTANZA
                           E in amistà più raro.
 GRISELDA
 A maggior tolleranza il cor preparo.
 
 SCENA XIII
 
 CORRADO con seguito e detti
 
 CORRADO
 Avvisato dal servo
 che Oton ver questa parte
 volger volea con gente armata il piede,
765co’ tuoi fidi vi accorsi.
 GUALTIERO
 Otone armato? Ed a qual fine, o prence?
 CORRADO
 Per rapirne Griselda.
 GUALTIERO
 Rapirla?
 CORRADO
                   E a l’opra or ora
 si accinge.
 GRISELDA
                      E questo ancora?
 COSTANZA
770Del temerario eccesso
 si punisca l’indegno.
 CORRADO
 E mora Otone, il rapitore indegno.
 GUALTIERO
 Dia luogo ognun. Che perdo,
 se rapita è Griselda? A suo talento
775ne disponga la sorte, Oton la involi.
 CORRADO
 Tanto rigor?
 GUALTIERO
                          Così mi giova.
 COSTANZA
                                                      Ed io...
 GUALTIERO
 L’abbandona al suo fato.
 COSTANZA
 Troppo è crudele il tuo signore e ’l mio. (A Griselda. Si ritira con gli altri nell’altra interna capanna)
 GRISELDA
 E è ver.
 GUALTIERO
                  Ti allontana.
 GRISELDA
780Non lasciar che in tal sorte
 ti tolga altri l’onor de la mia morte.
 GUALTIERO
 
    Vorresti col tuo pianto
 in me destar pietà;
 ma nasce il mio piacer
785dal tuo dolore.
 
    Il fato spietato
 con la sua crudeltà
 serve al mio core.
 
 SCENA XIV
 
 GRISELDA, poi OTONE con gente
 
 GRISELDA
 Ecco Oton. Sola, inerme,
790che far posso? Il mio dardo (Va a prendere il suo dardo, da lei lasciato sul letto)
 sia almen la mia difesa.
 OTONE
 Qual difesa a te cerchi?
 GRISELDA
                                             Empio, vien pure
 a svenar dopo il figlio anche la madre.
 OTONE
 Suo uccisor mi temesti; ei m’ebbe padre.
 GRISELDA
795Vive il mio figlio?
 OTONE
                                    E seco
 tu pur vivrai, Griselda,
 e mia.
 GRISELDA
               Lo speri invano.
 OTONE
 Segui il mio piè.
 GRISELDA
                                 Più tosto
 di’ ch’io vada a la tomba.
 OTONE
                                                E che far pensi?
 GRISELDA
800Ciò che può far cor disperato o forte,
 darti o ricever morte.
 OTONE
                                          Ora il vedremo.
 GRISELDA
 Ti scosta o questo dardo
 t’immergerò nel core.
 OTONE
 Bella, vi aperse altre ferite amore.
 GRISELDA
805Seguir saprà la destra
 l’orme degli occhi.
 OTONE
                                    È vano
 contender più.
 GRISELDA
                              Lasciami in pace.
 OTONE
                                                                Vieni
 e reo non mi voler di maggior fallo.
 GRISELDA
 Il minor mal, ch’io tema, è ’l tuo furore.
 OTONE
810Temi dunque il mio amore.
 GRISELDA
 Numi, soccorso, aita. (Il re apre l’uscio e si avanza)
 OTONE
 Su, miei fidi, eseguite; il re lo impone.
 
 SCENA XV
 
 GUALTIERO con gente, poi CORRADO, COSTANZA e detti
 
 GUALTIERO
 Lo impone il re? Se’ troppo fido, Otone.
 OTONE
 (Il re? Barbara sorte).
 GUALTIERO
815È da leal vassallo il far che l’opra
 al comando preceda.
 Giusto non è ch’io lasci
 senza premio il tuo zelo.
 GRISELDA
 Scudo tu fosti a l’innocenza, o cielo.
 GUALTIERO
820Corrado, a la mia reggia Oton si scorti.
 CORRADO
 Mi avrà fedel custode.
 GUALTIERO
 In amico soggiorno,
 Oton, si cinge inutilmente il brando.
 Puoi deporlo in mia mano.
 OTONE
825Eccolo a’ piedi tuoi. (Fato inumano!)
 
 SCENA XVI
 
 GUALTIERO, GRISELDA e COSTANZA
 
 GRISELDA
 Quai grazie posso?...
 GUALTIERO
                                        A la pietà le rendi
 non di me, di Costanza.
 Non mio dono o tuo merto,
 è suo solo favor la tua salvezza.
 GRISELDA
830Una vita infelice, (A Costanza)
 dacché ti è cara, anche Griselda apprezza.
 COSTANZA
 Compisci il don. Ritolta
 a le selve, Griselda
 mi accompagni a la reggia.
 GUALTIERO
                                                   E venga ancella,
835ove visse regina, ove fu moglie.
 GRISELDA
 Verrò ministra e serva.
 GUALTIERO
 Qual fu si scordi.
 GRISELDA
                                  Il grado
 scorderò (non l’amore).
 GUALTIERO
 Colà tutte le leggi
840d’un più vil ministero adempi e serba;
 e non dolente, avvezza
 a l’uffizio servil l’alma superba.
 COSTANZA
 
    Mi sarai sempre diletta;
 nel tuo volto ognor godrò.
 
845   Avrai parte nel mio core.
 Al consorte il primo amore,
 a te l’altro serberò.
 
 SCENA XVII
 
 GRISELDA
 
 GRISELDA
 Serva mi vuol la sorte
 a la stessa rivale e vuol ch’io l’ami.
850Gualtier mi è sì crudele e pur l’adoro.
 A vista de’ miei mali, entro la reggia
 la sofferenza sia
 tutto il conforto a la miseria mia.
 L’alma più non accusi
855o Gualtiero o Costanza. I pianti affreni;
 i sospiri rattenga;
 e pentita persin di que’ che ha sparsi,
 senta l’aspro suo duol senza lagnarsi.
 
    Nel caro sposo almen
860io l’orme adorerò
 de’ primi baci.
 
    E al mesto cor dirò:
 «Benché d’un’altra in sen,
 vedilo e taci».
 
 Il fine dell’atto secondo