Metrica: interrogazione
72 ottonari in Enone Vienna, van Ghelen, 1729-1730 
   Veggo. Il so. Ma non ascolto
Vo’ che l’opra a me lo scopra
han di ceppi il cor disciolto;
   A beltà servir non lice,
   Se amor brama esser felice,
   Ben sovente ella si pente;
odio e sprezzo è la mercede.
   Reo sia il cenno o sia innocente,
e amor sempre è sua mercede. (Partono Eurialo e Cleone per varie parti e in questo apresi la porta della casa di Enone, la quale ne esce con le sue ninfe)
   Ho pietà che non ti giova;
   Quando, o Paride, in un core
   Spargerà sospiri e lagrime
il bel labbro, il gentil viso;
   Oh! Se fosse a chi ben serve
   Ma sovente ella non l’è,
   Più soavi e più gioconde,
   Re più grande, re più giusto,
quel gran ben che il mondo crede,
se possanza a trar d’affanno
   Quante volte anzi è costretto
   Vado, o sposa. Un guardo irato
   Oh! Foss’egli sì spietato
per tua gloria e per mia sorte.
   Padre sono; e son regnante;
   Lo compiango e vo’ ch’ei pera.
Sii, natura, in me più fiera,
   Chi non crede insieme accolto
core invitto e dolce impero,
   Al suo pregio, al suo valore,
merto egual, non che maggiore,

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