Metrica: interrogazione
83 sineresi in Enone Venezia, Pasquali, 1744  (recitativo) 
pendea sul capo a Niso, il suo germano,
omicida di Alceo. Paride, a cui
e l’imeneo necessità divenne.
la figlia di Agelao, di te che a morte
imeneo di amarezze. Egle oltraggiata
cui due lacci sien tesi, ov’ei sen cada,
Se cosa rea mi fosse imposta, il prezzo
Non ti par cosa rea di un casto letto
Eh! V’entrerà a scomporlo Astrea sdegnata.
chi altrui la diè? Di Alceo la grida il sangue.
Piange, promette Enone; e il reo si salva.
sregolato disio tosto l’estingue,
fu in affanno il disio, pure è mio sposo...
che in Ida oggi verrà Priamo il re nostro.
A placar l’ombra, con funerea pompa,
Io soffria più di te, facendo forza
ami il tuo ben, diceami, e il tuo riposo:
                                      Consiglio allora
util darti io potea, quando un reo prezzo
Priamo irato più temi e il tuo periglio.
te reo nell’altrui vita. Allor del pari
porre in obblio padri, fratelli e tutto.
pur deggio? (O ria necessitade!)  A Niso
stassi e mi fugge. Io la credea più amica.
trovarti. Io ne avea tema.
Così tu a riparar giunga il reo colpo,
Semplice! Si credea strapparmi almeno
per farsene un trofeo! Quasi l’ottenne,
ch’anco una falsa idea d’aspra sciagura
è a chi molto disia lungo dolore.
reo che infelice. Un timor giusto il prese
Ceder conviene.  Al tuo signore e mio
le labbra ree della fatal sentenza.
si obblia, si cangia Enone? O Enon s’infinge?
diasi all’ombra l’usato
Astrea regge i suoi passi.
                                      (Che sarà mai?)
Facilmente il disio forma e dipinge
rissa avea tolto altro pastor di vita.
saria stato fatale a Priamo e a Troia.
se inosservata, lo rendea spergiuro.
Con l’imeneo le si compensi il danno.
dovea de’ suoi sponsali.
Dunque Enon vuol mia morte? E chiudea l’ire?
d’un malvagio disio, dimmi, in qual legge
Giudice io ti fo cor. Tu reo non l’hai.
                                     Ma quando abuso
L’imeneo, che ricusi, è il sol compenso
Duolmene. Io l’avea caro;
tel dicean l’ire mie. L’amo e più forte
Enon, ti convenia mostrarne affanno.
trofeo di tua fierezza esser dovesse
e se non si opponean gli astri nimici,
Ma taci l’imeneo, taci l’amore.
Di Agelao sono figlia. Egle è ’l mio nome.
                 Sol per chi è reo perdon si chiede.
Ciò che zelo e pietà parea poc’anzi
Priamo in affar sì grande
Agelao torrà i dubbi ai detti miei.
pregi mel rendean caro al par di figlio.
forzarmi ad infierir? Potea parerne
silenzio m’imponea timor di pena,
Figlio di Priamo è l’uccisor di Niso? (Ad Enone)
Non mi lasciar. Con me qui Priamo attendi.
Per la morte di Alceo, giusta sentenza (A Priamo)
dell’amico increscea, nacque in pensiero
carcer non giaceria l’informe busto...
dammi col reo fratello il caro sposo.
Egle, Eurialo, Agelao, siate or voi tutti,
Mi trae dagli occhi l’allegrezza il pianto.
Fra le tre dee l’alto litigio insorse,
vanno le fole achee. Ciascuna altera
ne contesero il vanto; e l’aureo pomo,
del bel pastore ideo, giudice eletto
nel trofeo d’una sola. Esser vuoi giusto
in quell’emule dee sparsa e divisa,

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