Metrica: interrogazione
39 sineresi in Semiramide in Ascalona Vienna, van Ghelen, 1725  (recitativo) 
Sol disio di grandezze in lui più crebbe
                                         Con Nino ancora.
Punisci con l’obblio l’alma infedele.
si oppose. Ov’ei ne trae, seguirlo è forza.
non è, qual io credea, la mia sciagura.
                         Un reo, qual io, si fugge.
                                    La mia virtude.
Semiramide sola? (Avanzandosi alquanto verso Semiramide)
                                    Il reo la faccia (Stando in lontano)
Mennone è troppo reo. Che forza, Arbace, (Piano ad Arbace)
le vie son chiuse. Altra si dee tentarne
dee la tua gelosia, lascia d’amarmi.
non t’ingombri timor, che obblio le chiude.
                                             E pur quel core
Si ostinò in suo dover; ma ne avea pena.
                                       Dovea scusarla
veder che le togliea spoglia sì illustre
Omai più eccelse idee prendansi, o figlia,
Altri tempi, altre idee. Segui e te stessa
                               Non del mio duce.
Mennone, io ben credea che infedeltade
volea; ma il tuo abbandono altri mi diede
volea punirti; e a me ne parve il mezzo
per te che eterno obblio. Già al tuo rimorso
acciar, che in mano ancor tenea, d’un colpo
d’altra colpa non reo, se non d’amore.
                          Siane anche Arbace. In lui,
Né di Aliso s’obblii l’opra ed il merto.

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