Metrica: interrogazione
31 sineresi in Sirita Venezia, Pasquali, 1744  (recitativo) 
sinor di acciaio, e ad imeneo consenta.
per te accenda imeneo tede e facelle.
al suo giudice offeso il reo non vassi,
Fido imeneo fa i più felici in terra.
fisso è il pensier, viver solinga  e sciolta
che t’ingombran l’idea. Tu gli occhi abbassi?
                               Eroe, ch’è nato all’armi,
L’eroe che miro in quella tela impresso?...
più non ammiro eroe. Gli toglie amore
qual toglie ad aurea vesta
del prode? Dell’eroe? Doni di padre
fulmineo dente e gli occhi
ratta così che parea strale e vento,
e lui lasciò che parea gelo e sasso.
Audace e reo vassallo, a te su l’orme
Non si negan difese al reo più iniquo.
E nell’uno e nell’altro io reo ti veggio.
io non volea che un guardo. Or qual mio fallo,
Non più. Reo sei. Con più maturo esame
egli l’eroe, chiaro di sangue e di opre
Disuguale imeneo non ha mai pace;
e l’aureo cerchio a lui ricopre ed orna
col guardo incontro dell’idea l’oggetto;
tutta si raccogliea nel suo pensiero,
desta quasi mi avean qualche speranza
di funesto imeneo. (Mi ascolta e tace). (Piano a Romilda)
di amor nimica. Io ti credea più forte;
di più illustre imeneo tromba festiva.

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