Metrica: interrogazione
38 sineresi in Venceslao Monaco, Straub, 1725  (recitativo) 
Venceslao sempre invitto, il di cui cenno
non dee lasciarmi ingrato.
che un reo vassallo arma di un re lo sdegno
                                        Lo sa ’l tuo core.
meritar ben dovea più giusta fede.
non v’è cui nota, o Venceslao, non sia
sono reo. Lascia che almeno
Voglio esser reo, né posso.
purgai quanto d’impuro avea ne l’alma.
Io mi credea che di Erenice al nodo
io moria per dolor de la tua morte.
Così Ernando, così dee sol morire.
amar potea l’un de’ tuoi figli?
                                                       Amore
coglier dovea; l’ora vicina e d’ombre
                                      Quando tu ’l sappia,
                        Ma reo.
                                         Natura offendi,
Venceslao vive e tu perdesti il padre.
                                             (O dei! Che pensa?)
Son misero, son reo, son fratricida,
la sorte mia? Dovea morire...
                                                      Eh, lascia
che dee passar nel sen del figlio ha prima
                                Parmi
                                  A sol pensarvi io tremo,
Più Venceslao, più genitor non sono.
                            E senza
Sarò più reo, perché tu sii più giusto.
non reo ma generoso. Un cor vi porta
vivrò più reo? Dovrò la vita al vostro
non mai figlio rubel, non reo vassallo.
il popolo ti acclama, io reo ti danno
destinate per me, sieno tue glorie.

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