Metrica: interrogazione
82 sineresi in Ornospade Venezia, Pasquali, 1744  (recitativo) 
per me amor concepì. Chiuse il reo foco.
O perfido Anileo, tu cadrai prima. (Si avventa per ferirlo ma il colpo le è trattenuto da Vonone che si mette di mezzo e le toglie di mano la spada)
nimico. Essi uccideanmi e tu mi salvi.
e fa’ che quel reo aspetto io più non miri.
Anileo non si perde in vani affetti.
senza temer di rea calunnia oltraggio.
                           E di che reo?
                                                     Saperlo
Tu il campion, tu l’eroe del parto impero?
di Anileo resistenza. Oh, possa almeno
Nisea, la regal figlia; e ne ho in sicuro
                                Se tale io fossi,
vedrai Carre e Anileo, mercé all’invitto
fiamma che spenta io già credea, tu riedi
del mio eroe nel suo esiglio
Anileo, che non corri, ove il dovere
Ma tu non n’esultar. Se Anileo cade,
Sovvengati, Anileo, che in Ornospade
                              Giungesti
ch’io di sangue sì reo sdegno macchiarmi. (Comparisce sul poggiuolo Palmide, afferrata per un braccio dal soldato di Anileo, il quale con l’altra mano tiene alzato uno stile, in atto d’immergerlo nel seno di Palmide)
volgansi in Anileo. Di che pentirsi
perché poco punii la tua perfidia.
                       Ciò ch’egli fe’...
                                                     Non scema
misero più che reo, chieder perdono.
Ben pensasti, Anileo, cercando al fallo
Col rubello Anileo tanta pietade?
funesta! Oh rea promessa! Io potrò dunque,
Non vorrei che Nisea col cor del padre
Può d’un fido amator Nisea pregiarsi.
io non credea che ti trovasse il tanto
che da questa potea barbara legge
fare il vorrian! Tu perché averne affanno?
puniscilo, o Nisea. Ti affretto anch’io.
Dovea non darla o mantener la fede.
Negar dovea, dovea scusarsi e meno
                                    Io nol sapea.
                                                             D’affetto
La rea trama prevengasi. Il perverso
diasi a forte prigion. Tuo ne sia il peso.
Qui si ammetta Nisea. Parli a Ornospade.
che colà vedi, sotterranea via,
Ornospade e Nisea. Fece l’ingegno
                               Già dato è il cenno.
più rea di quel che pensi; e al mal che feci,
Tolga il cielo, o Nisea, che sì mi punga
ch’io tacessi a Nisea, se mai... Che veggio!...
e pietà te ne avea. Ma chi ti astrinse
                                      Me in sì angoscioso
Ma Nisea nol dirà; né questi sassi
                                                    Non posso.
Ma Nisea qui a te venne amante o amica?
Ornospade non può. Nisea tel dica.
Vuoi che reo ti crediam Palmide ed io?
Ornospade nol può. Nisea tel dica.
Sul labbro di Nisea più lo condanna.
Al re, più di Nisea, Palmide è cara.
                                                 Eh, non è tempo
Sai da chi? Da Nisea, lo crederesti?
                              E di Nisea?
                                                      Pretesti
le ree speranze e le dimande audaci.
Oh fedele Anileo! Vinte hai l’estreme
Forse Nisea non fu presente? O forse
                                        Assicurarti
dalla man d’Anileo prender più orrore
dee, ma tarde, costar la mia innocenza! (Vien dalle guardie legato ad una colonna)
Compiasi il voto; e tu, gran dea, l’accetta.
                              Lo credo appena.
                                                               O caro
ch’io già ancor ti dovea. Chiara è tua fede,
Mitridate, Nisea, che dirò a voi?
Sovra mondo maggior stendean lo scettro
di Cambise spandean l’aste e i vessilli.

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