Faramondo, Venezia, Pasquali, 1744

 SCENA XVII
 
 GUSTAVO e CLOTILDE con guardie
 
 GUSTAVO
435Sì, Clotilde, il mio seno
 han preso a lacerar due vari affetti,
 d’odio per Faramondo,
 di amor per te. Quello il vuol morto; e questo
 te salva e mia. Non sono
440più per te quel Gustavo. Assai diverso
 mi ha reso il tuo coraggio e il tuo sembiante.
 Mi temi re? Non disprezzarmi amante.
 CLOTILDE
 Se lusinga di amor rattenne il colpo,
 la vittima involata
445ritorni all’ara. Amor, che d’odio è figlio,
 si conformi al natal, segua il suo istinto.
 Gustavo, in me ti addito
 la metà di quel cor che brami estinto.
 GUSTAVO
 Non ti abusar, Clotilde,
450dell’amor mio; ti sia più caro il dono
 della tua vita; e temi
 di tornarmi a irritar dopo un perdono.
 CLOTILDE
 Serba l’amore o torna all’odio; hai preso
 un’alma ad espugnar troppo costante.
 GUSTAVO
455Clotilde, il so, disprezza
 il genitor chi è già del figlio amante.
 CLOTILDE
 E chi non sa, Gustavo,
 le scambievoli fiamme?
 GUSTAVO
                                              Adolfo t’ami.
 Egli è suddito e figlio,
460io padre e re. Mi cederà il tuo core
 e allora...
 CLOTILDE
                    E allora a sdegno
 avrò il figlio egualmente e il genitore.