Scipione nelle Spagne, Venezia, Pasquali, 1744

 SCENA II
 
 SCIPIONE con seguito ed i sopradetti
 
 SCIPIONE
                                                   Quel di Scipione.
 SOFONISBA
1165Signor, se al tuo gran core
 cara è pur Sofonisba, eccone il tempo.
 Salvami quel Luceio
 per cui deggio esser tua. Tua sol mi fece
 l’orror della sua morte;
1170ma se il lasci perir, tua più non sono
 e con lui perdi il donatore e il dono.
 SCIPIONE
 Alla bella pietà di Sofonisba
 serva la mia amistà. Vanne, o Luceio.
 Libero è il porto e là non serpe ancora
1175su’ legni amici il militar contagio.
 Un ve n’ha che al tuo cenno
 pronto i flutti aprirà. Questa è tua guida. (Mostrandoli una delle sue guardie)
 Va’. Sollecita il passo. Amami e vivi.
 LUCEIO
 Benché amico a Scipion, son quel Luceio
1180nimico a Roma e forse
 non vil nimico. Il preservarmi, o duce,
 è un esporre te stesso.
 Cada il mio capo; al tuo
 nuovi allori e trofei cingan la chioma;
1185e d’esser ti sovvenga
 amico a me ma cittadino a Roma.
 SCIPIONE
 Roma punir non usa
 un atto di virtù.
 LUCEIO
                                Virtù, che nuoce
 al pubblico interesse, è fellonia.
 SCIPIONE
1190Diemmi il Senato autorità sovrana.
 LUCEIO
 Qui del campo è il poter non del Senato.
 SCIPIONE
 Deh! Fuggi. Amico, io te ne prego.
 LUCEIO
                                                                Ovunque
 non ripugni il dover, mi è sacro il nome.
 SCIPIONE
 Un mio prego non val. Vaglia un mio impero,
1195parti. Scipio l’impone,
 proconsolo di Roma.
 LUCEIO
 Del romano proconsolo Scipione
 sul celtibero prence
 non si stende il comando.
 SOFONISBA
1200(Sento, o povero cor, che stai penando).
 SCIPIONE
 All’ultimo cimento
 vengasi omai. (Scipio, resisti e vinci).
 Vattene. Sofonisba
 ti accompagni e ti segua.
 SOFONISBA
1205(Torno a sperar).
  LUCEIO
                                  Tersandro
 ti cedé Sofonisba. Ella è suo dono.
 SCIPIONE
 E il dono di Tersandro
 rendo a Luceio.
 LUCEIO
                               Eh! Duce,
 in due nomi è un sol cor; ma questo core
1210d’esser vinto dal tuo non può soffrire.
 SCIPIONE
 (O costanza!)
 LUCEIO
                            (O dover!)
 SOFONISBA
                                                  (Torno a morire).
 SCIPIONE
 
    Salvate il vostro amore, o luci belle,
 e poi godete in esso ed egli in voi.
 
    Ch’io dal cieco furor di rie procelle
1215tor non posso al naufragio i giorni suoi. (Scipione si ritira in disparte ma in sito dove può esser veduto da Sofonisba e non da Luceio)
 
 SOFONISBA
 La vittoria dispero;
 (pur mi giovi tentar). Luceio ingrato,
 ma pur anche adorato,
 questo più non si chiegga a Sofonisba
1220degno trofeo. N’abbia la gloria Elvira.
 Ella, che è rischio tuo, sia tua salvezza.
 LUCEIO
 (Qual novo assalto al cor?)
 SOFONISBA
                                                  Purché tu viva,
 teco ella sia; teco sul legno ascenda
 e le speranze mie teco ella goda.
 LUCEIO
1225Crudel!
 SOFONISBA
                  Mi sarà caro
 vederti suo, pria che vederti estinto.
 LUCEIO
 Deh! Non mi affligger più.
 SCIPIONE
                                                   Segui, che hai vinto. (Piano a Sofonisba non osservato da Luceio)
 SOFONISBA
 
    Vanne. Vivi.
 Godi. Regna; ed io frattanto
1230qui rimango a lagrimar.
 
    Vanne. Godi; e non arrivi
 la memoria del mio pianto
 le tue gioie a contristar.
 
 LUCEIO
 Qual fosca nube a te parer fa impura
1235la mia candida fede?
 Qual testimon n’esigi
 per mio rossor? Pur ti ubbidisco. Andiamo.
 Perdasi un bel morir. Scipio lo chiede.
 Sofonisba lo brama.
1240La mia fede l’impone. Andiamo. Hai vinto. (Luceio la prende per mano e ponsi in atto di partire)
 SOFONISBA
 (Tu trionfi così, mio fido amore).
 SCIPIONE
 (E così tu morrai, povero core). (Luceio nel voler partire s’incammina da quella parte dove è Scipione e veduto si ferma in atto pensoso)
 LUCEIO
 Ahi! Che fo? Dove vo? (Giudice è Scipio
 di mia viltà).
 SOFONISBA
                           Che più ti arresti?
 LUCEIO
                                                               (Mori (Fra sé tenendo sempre Sofonisba per mano)
1245e mori anche con l’odio
 della tua Sofonisba;
 ma non mancar, Luceio, al tuo dovere).
 SCIPIONE
 (Irresoluto è ancor).
 SOFONISBA
                                        (Torno a temere). (Luceio va a Scipione)
 LUCEIO
 Signor, deh! mi perdona
1250questa mia debolezza. Un troppo amore
 quasi mi fe’ tradir la mia amistade.
 Eccoti Sofonisba. A te consorte
 io la feci, io la lascio; e vado a morte.