Pirro, Venezia, Pasquali, 1744

 IXSCENA IX
 
 CASSANDRO ed ISMENE
 
 CASSANDRO
1675Più non basta a Cassandro
 la tua morte, o superba.
 La fuga della figlia,
 i ceppi di Arideo son nove offese.
 Convien punirle. A me Demetrio espose
1680l’amor di Pirro. In questo
 già meditai la non volgar vendetta.
 Torre al nimico la tua vita è poco;
 se gli tolga il tuo core.
 Vo’ che ora sii mia sposa,
1685ma sposa di dispetto e di furore.
 ISMENE
 Io sposa tua?
 CASSANDRO
                             Del talamo esecrando
 pria l’odio nostro accenderà le faci;
1690poi quando abbia divelto
 fuor del lacero seno il cor di Pirro,
 verrò col braccio istesso
 sanguinoso e feroce
 a trarti ’l tuo, perch’ei non viva in esso.
1695Né vorrò dopo estinti
 che, o per vostro conforto
 o per pietà di chi vi aggiri ’l passo,
 vi abbruci un rogo e vi racchiuda un sasso.
 ISMENE
1700Io sposa tua? Lode agli dei. Tu stesso
 m’hai posta in man la mia difesa. È questo
 il tuo velen. Non ponno
 tormi più la mia morte i tuoi furori.
 Bevo, bevo, o tiranno.
1705Dell’odio tuo, con l’odio tuo trionfo;
 e sin la morte in mio supplizio eletta,
 già diventa tua pena e mia vendetta. (In atto di bere è fermata da Arideo che le getta a terra la tazza)