Venceslao, Vienna, van Ghelen, 1725

 SCENA II
 
 GISMONDO, poi LUCINDA e CASIMIRO
 
 GISMONDO
 Lucinda a te sen viene.
 CASIMIRO
975Lucinda a me? Per qual destino, o dei?
 LUCINDA
 (Secondi amor propizio i voti miei).
 CASIMIRO
 Regina... Dir non oso
 Lucinda, sposa, nomi
 in bocca sì crudel troppo soavi;
980leggo su la tua fronte
 la sorte mia. Tu vieni
 nuncia de la mia morte e spettatrice.
 Di buon cor la ricevo;
 ma la ricevo in pena
985d'averti iniquo, o mia fedel, tradita;
 se pur la ria sentenza
 sul labbro tuo morte non è ma vita.
 GISMONDO
 Desta pietà.
 LUCINDA
                         (Caro dolor). Custodi,
 al piè di Casimiro
990tolgansi le ritorte.
 GISMONDO
 Lo impone il re.
 CASIMIRO
                                Che cangiamento è questo?
 LUCINDA
 Da me la morte attendi?
 Crudel, da me?
 CASIMIRO
                               Da te che offesi.
 LUCINDA
                                                              Ingrato.
 CASIMIRO
 Ben ne ho dolor; ma indegno
995di tua pietade io sono;
 ed or, bella, a' tuoi piedi
 chieggo la pena mia, non il perdono.
 LUCINDA
 Casimiro, altra pena
 non vo' da te che l'amor tuo. Del primo
1000tuo pianto io son contenta.
 Godo di perdonarti
 e la vendetta mia sia l'abbracciarti.
 GISMONDO
 Prenci, non più dimore. Il re vi attende.
 CASIMIRO
 A che?
 LUCINDA
                Dal regio labbro
1005l'alto voler ne intenderai.
 CASIMIRO
                                                Già scordo
 vicino a te, mio bene, i mali miei.
 LUCINDA
 Io ti ottenni il perdon. Temer non dei.
 Andiamo. O gioia!
 CASIMIRO
                                     O sorte!
 A DUE
 Né sciolga un sì bel laccio altri che morte.
 CASIMIRO
 
1010   Stringi.
 
 LUCINDA
 
                     Abbraccia.
 
 A DUE
 
                                           Questo petto.
 
 CASIMIRO
 
 Mio conforto.
 
 LUCINDA
 
                            Mio diletto.
 
 A DUE
 
 E saprai che sia goder.
 
    Senti, senti questo core,
 come immenso è in lui l'amore,
1015sommo ancora è 'l suo piacer.