Venceslao, Venezia, Marciana, autografo

 SCENA VIII
 
 LUCINDA
 
 LUCINDA
 Correte a rivi, a fiumi, amare lagrime.
 Tolto da me lo sposo
 ha l’ultimo congedo.
 Più non lo rivedrò. Barbaro padre!
1185Miserabile figlio! Ingiusti numi.
 Su, lagrime, correte a rivi, a fiumi.
 Ma che giova qui ’l pianto? A l’armi, a l’armi.
 Giacché tutto disperi,
 tutto ardisci, o Lucinda. Apriti a forza
1190ne la reggia l’ingresso. Ecco già parmi
 di svenare il tiranno,
 di dar morte a’ custodi,
 di dar vita al mio sposo e di abbracciarlo
 fuori di ceppi... Ahi! Dove son? Che parlo?
 
1195   Vaneggia la spene,
 delira l’affetto;
 e intanto il mio bene
 a morte sen va.
 
    Lo salvo pietosa,
1200lo abbraccio amorosa;
 e ancora ristretto
 fra ceppi egli sta.
 
 Fine dell’atto quarto