Venceslao, Roma, Bernabò, 1716 (Il Vincislao)

 SCENA XIX
 
 GERILDA e poi GILDO
 
 GERILDA
 Per discoprir se ancora
 Gildo mi serbi fede
 io qui portato ho il piede.
1120Ma Gildo già sen viene,
 vuo’ restar all’oscuro
 e meglio scoprirò s’ei sia spergiuro. (Spegne li lumi che stanno sopra il tavolino e siede sopra la sedia)
 GILDO
 Son io o non son io?
 Mi parve da lontano
1125veder lume...
 GERILDA
                           Ah inumano! (Fingendo la voce)
 GILDO
 Saldo saldo cor mio;
 che voce mai sentisti?
 GERILDA
 Perché mai mi feristi?
 GILDO
 Aimè! Che questa è l’anima
1130dell’ucciso Alessandro;
 meglio è partir...
 GERILDA
                                  Ah Gildo!
 GILDO
 Buona memoria! Oh come
 morto ancor si rammenta il mio bel nome!
 GERILDA
 Vieni, ch’io sono Elisa
1135che qui son stata uccisa.
 GILDO
 Elisa? Oimè! Chi è stato (Gli si accosta)
 che t’ha così trattato?
 GERILDA
 Non so; un certo giovin forastiero
 che con braccio severo
1140ferendo disse: «Per la destra mia
 questo colpo Gerilda a te l’invia».
 GILDO
 Ah Gerilda crudele,
 figlia d’una montagna!
 Ma la ferita ov’è?
 GERILDA
1145In mezzo al petto. Oh dio!
 GILDA
 Animo su, cor mio.
 GERILDA
 Vanne a prender un lume.
 GILDO
 Vado, ben mio ma non morire, aspetta.
 GERILDA
 Vanne pure.
 GILDO
                          Oh Gerilda maledetta!
 GERILDA
1150Gliel’ho fatta pulita
 e già mi son chiarita
 che ancora per Elisa ei sente amore.
 Ma di sua infedeltà vuo’ vendicarmi. (Si copre il viso con il fazzoletto)
 GILDO
 Eccomi qua col lume, (Con un candeliere in mano)
1155mio bellissimo nume.
 Mostrami la ferita,
 cara dolce mia vita;
 scuopriti il volto, Elisa, anima mia.
 GERILDA
 Il malan che ti dia. (Si scopre il volto e Gildo resta immobile con il lume in mano guardandola)
1160Vedi chi Elisa. Io sono.
 Son Gerilda crudele,
 figlia d’una montagna,
 Gerilda maledetta;
 guarda, osserva crudel. (Pur ce l’ho colto).
 GILDO
1165(Qui ripiego ci vuol, mi fingo stolto).
 Giove, non pensar già (A Gerinda)
 ch’io sia venuto qua,
 che dai fulmini tuoi voglia splendore.
 GERILDA
 (Che favellar?) Dunque tu sei...
 GILDO
                                                            Sette. (Posa il candeliere in terra)
 GERILDA
1170No no, non vuo’ giocar; dico che tutte...
 GILDO
 Otto.
 GERILDA
             Non gioco no; sentimi due...
 GILDO
 Quattro. Venga da ber ch’ho guadagnato.
 GERILDA
 Ho gran dubbio che pazzo egli si finga.
 Ma sia come si vuole, io so che ancora
1175spasima per Elisa e ch’è un frabbutto;
 onde presto di tutto
 vuo’ che si penta e con un’altra burla,
 che già gl’ho preparata,
 o scoprirò s’è ver che matto ei sia
1180o almen vendicherò l’ingiuria mia.
 GILDO
 
    Mia cara Venere
 già tutto in cenere
 son io per te.
 
 GERILDA
 
    Eh ch’e’ sta in tono
1185se il bello e il buono
 conosce in me.
 
 GILDO
 
    Ma chi sei tu
 vecchia bavosa,
 gobba schifosa?
 
 GERILDA
 
1190   Veggo in effetto
 che il poveretto
 è pazzo affé.
 
 GILDO
 
    Oh quanto mai son stracco,
 lasciami riposare un poco qua.
 
 GERILDO
 
1195   Sì sì siediti pure; io vuo’ partire,
 che già mi sento tutta intenerire. (Qui i cuscini si cangiano in figure che formano un ballo)
 
 Fine dell’atto secondo