Venceslao, Venezia, Albrizzi, 1703

 VENCESLAO
 
    Drama da rappresentarsi per musica nel teatro Grimani in San Giovanni Grisostomo a sua eccellenza il signore Filippo Rangoni, signore di Spilambert, Torre, Gorzano, Castelnovo, Campiglio, Denzano, Villabianca, Rosola e Tavernelle, conte di Cordignano e San Cassano, barone di Pernes in Avignone, marchese di Montaldo nel Piemonte, eccetera, marchese di Roccabianca, Fontanelle, Telarolo, Stagno, eccetera.
    In Venezia, MDCCIII, appresso Girolamo Albrizzi. Si vende in Merceria alla Pace, con licenza e privilegio.
 
 Illustrissimo ed eccellentissimo signore signore e padrone colendissimo,
    due rari avvantaggi, ed i più ragguardevoli ch’io sapessi desiderarmi, ha sortito il drama ch’io le offerisco: l’uno che nelle private sue recite vostra eccellenza lo abbia onorato del suo generoso compatimento, l’altro che nella pubblica sua comparsa gli abbia conceduto il singolar privilegio del suo autorevole patrocinio. Non sono però a tal segno ambizioso che in due sì eminenti fortune io piuttosto non riconosca un effetto di quella somma bontà che adorna la grand’anima di vostra eccellenza che in esso lui un qualche merito che degno il renda della sua approvazione. Egli è troppo elevato il suo intendimento, perché non v’abbia ravvisati di prima vista i difetti; e troppo è illustre la sua condizione, perché questo componimento se le possa accostare con sicurezza. Ei nondimeno ha potuto non dispiacerle, perché vostra eccellenza lo ha riguardato nella guisa appunto che il raggio riflette anche sulle cose men nobili per illustrarle; ed ha voluto esserne il protettore, perché alla sua debolezza servisse di più gloria la protezione. E ben di lei ho gran ragione d’insuperbirmi, non tanto perché il gran nome della Rangona famiglia esigge da chi che sia l’ammirazione e ’l rispetto né v’ha persona che pienamente non sappia essere in lei ereditarie per tanti secoli la virtù e la fortuna, nascer gemella alla chiarezza del sangue la grandezza dell’animo e scemar quasi le dimestiche glorie e di lustro e di merito nella successione di tanti eroi, quanto perché in ogni tempo è stata una particolare attenzione de’ suoi famosi antenati il prendere in lor custodia le lettere e principalmente le muse italiane che sforzandosi a retribuire il benefizio con lodi, resero nello stesso tempo l’onore che ricevettero. E senza che ne’ tempi dalla memoria degli uomini più lontani io vada a ricercarne gli esempli, basterà il ricordar solamente il nome del padre di vostra eccellenza, il marchese Guido, la cui gran mente, dopo aversi impiegata negli affari più importanti del principe e della patria, si è più volte compiaciuta nelle teatrali magnificenze, e quando per rispetto le muse non osavano di sollevarsi persino a lui, la sua bontà lo faceva discender persino a loro. Qual maraviglia è pertanto, se queste incomparabili doti, che portano una chiara eredità nel suo sangue, sieno anche divenute un singolare ornamento dell’animo di vostra eccellenza e che di lor possa dirsi, come dell’acque del Nilo che, per quanto si allontanino dalla loro sorgente, mantengono nel loro corso la fecondità e la chiarezza? Io son certo che a questo passo la sua somma moderatezza, virtù che alle altre sue qualità più eccellenti dà risalto col ricoprirle, al contrario della luce che coll’illustrare gli oggetti più gli abbellisce, mi permetterà che di vantaggio non mi stenda su lodi che le dispiaciono, tutto che ben sappia di meritarle. Dopo questa permissione, mi avanzerò coraggioso a dimandarnele un’altra e sia quella di potermi con tutto il rispetto pubblicare di vostra eccellenza umilissimo, divotissimo, obbligatissimo servitore.
 
    Apostolo Zeno
 
 ARGOMENTO
 
    Venceslao re di Polonia ebbe due figliuoli, Casimiro e Alessandro, il primo di genio altiero, feroce e lascivo, il secondo di temperamento dolce e moderato. Tutti e due s’invaghirono di Erenice principessa del sangue, discendente dagli antichi re di Polonia, ma con intenzione molto diversa. Casimiro l’amò per goderla, Alessandro per isposarla. Quegli non ebbe riguardo di render pubblico a tutta la corte il suo amore; e questi, conosciuto il genio violento di suo fratello, ad ogn’altro nascose il suo, fuorché all’amata Erenice e all’amico Ernando, generale e favorito del re; anzi perché temeva della ferocia di Casimiro, pregò l’amico a fignersi appassionato per Erenice, affinché col di lui mezzo potesse più sicuramente parlare della sua passione alla principessa. Tanto fece per impegno di amicizia Ernando, quantunque poscia gli costasse caro l’impegno per l’amore che in lui si accese verso alla stessa Erenice. Riuscì la cosa di tal maniera che Casimiro credé che gli fosse rival nell’amore il generale, non il fratello; e da questa sua ingannevol credenza nasce l’intreccio principale del drama. La morte di Alessandro seguita per man del fratello, l’accusa di Erenice, la condanna e la coronazione di Casimiro nella forma che si rappresentano sono azioni tratte dalla stessa fonte, da cui ne trassi il suggetto. Gli amori di Casimiro con Lucinda, granduchessa di Lituania (grado che per degni riguardi mi è convenuto mutare in quel di regina) sono di mera invenzione.
 
 A CHI LEGGE
 
    Lo stesso argomento ch’io tratto verso la metà del secolo scorso fu trattato da monsieur Rotrou, i cui dramatici componimenti gli acquistarono su’ teatri francesi non poca riputazione, prima che Pier Cornelio, il gran tragico della Francia, innalzasse questa spezie di poema a quel più alto punto di perfezione e di gloria a cui potesse arrivare. Questa tragicommedia fu poscia elegantemente trasportata nella nostra favella da nobilissimo e dottissimo cavaliere, la cui modestia avrà di certo compiacimento ch’io non ne pubblichi il nome, al più alto segno di ammirazione e di osequio da me riverito. La rappresentazione, che dipoi se ne fece, diede a conoscere che non è sì guasto in Italia, come alcuni si sognano, quel miglior gusto che tanto di là da’ monti si onora. Ciò che del mio vi abbia aggiunto e ciò che del suo ne abbia tratto, ne sarà facile agli studiosi il rincontro, con sicurezza che all’esemplare daranno la lode, se all’imitazione ricuseranno il compatimento.
    Di alcune cose, che ho poste nel drama, non istimo superfluo il render ragione, non tanto per altrui soddisfazione, che per propria discolpa. Mi è convenuto il far Lucinda regina di Lituania. Tutti i geografi sanno che questa provincia ha ’l titolo di granducato. Chi leggerà tuttavolta i Frammenti storici di Micalone Lituano troverà ch’ella anticamente fu regno e che Minduvago suo dominante vi ottenne il titolo regio. Jacopo Augusto Tuano asserisce che come la Moscovia per la unione di molti stati fu detta granducato, così la Lituania per la sovranità che i suoi principi, da ogni altro già indipendenti, avevano su molte provincie, ottenne lo stesso titolo. Ora se l’una del carattere di czar onora i suoi sovrani, non è sconveniente l’apropriare la dignità di re a quelli della seconda.
    So veramente che la Polonia è regno elettivo, non successivo; onde a taluno la coronazione di Casimiro parerà inverisimile in un regno dove il regnante non ha il potere di nominare alla successione il figliuolo. Quest’ordine però non si mantenne come al presente, nell’antico governo della Polonia. L’esser figliuolo del re difonto era un gran titolo per salire sul trono. Vi voleva un gran demerito o nell’una parte o nell’altra per esserne escluso. L’autorità regia si avvicinava alla monarchia; anzi racconta Gioacchino Pastorio nel suo Floro polonico che il re Piasto vivendo chiamò a parte dell’assoluto comando il figliuol Zemovito che dipoi gli successe. Aggiungo che la coronazione di Casimiro non è fatta dal padre, se non dopo le acclamazioni universali e che quell’atto n’ebbe dipoi la conferma.
    Il cangiamento che si fa d’improvviso nello spirito di Casimiro dopo l’involontario fratricidio né repugna a’ dettami della morale né agl’insegnamenti della poetica. Difficilmente egli è vero un pessimo diventa ottimo. A’ sommi vizi ed alle somme virtù non si va che per gradi. Pure alle volte la ragione ravveduta, un pericolo imminente di morte, un orrore violento ha cagionato simili effetti. Oltrecciò tutti i delitti di Casimiro, a ben considerarli, nascono da un disordinato appetito, mozione la più facile a ricomporsi negli animi giovanili, principalmente quando ella impegni o in mali non anzi previsti o in misfatti non conceputi.
 
 ATTORI
 
 VENCESLAO re di Polonia
 (il signor Giovanni Buzzoleni)
 CASIMIRO suo figliuolo
 (il signor Nicola Grimaldi)
 ALESSANDRO altro suo figliuolo
 (il signor Pietro Moggi)
 LUCINDA regina di Lituania
 (la signora Diamante Maria Scarabelli)
 ERNANDO generale e favorito di Venceslao
 (il signor Francesco De Grandis)
 ERENICE principessa polacca, discendente dagli antichi re di Polonia
 (la signora Caterina Azzolini)
 GISMONDO capitano delle guardie, confidente di Casimiro
 (il signor Giambatista Tamburini)
 
    La scena è in Cracovia. La musica è del signor Carlo Polaroli, ventesima sua fatica in questo solo teatro.
 
 SCENE
 
    Piazza Real di Cracovia con archi trionfali; atrio di fontane; anfiteatro per gli spettacoli; loggie; steccato; camera; viale di verdura; torre con prigione; sala di regie nozze; galleria di statue; luogo magnifico con trono.
    Inventore delle macchine e delle scene è ’l solito signor Tommaso Bezzi, pittore il solito signor Giuseppe Sartini.
 
 BALLI
 
    De’ seguaci della Discordia; di scultori polacchi; di popoli festeggianti.