Venceslao, Milano, Malatesta, 1705

 VENCESLAO
 
    Drama da rappresentarsi nel Regio Ducal teatro di Milano l’anno 1705, consecrato all’altezza serenissima di Susanna Enrichetta di Lorena, principessa d’Elbeuf, duchessa di Mantova, eccetera.
    In Milano, nella regia ducale corte, per Marc’Antonio Pandolfo Malatesta stampatore regio camerale, con licenza de’ superiori.
 
 Altezza serenissima,
    l’onore che questa città riceve dalla presenza di vostra altezza serenissima, mi porge l’opportunità di consegrarle questo drama, vengo a ciò anche animato dalla considerazione che egli ebbe la sua prima origine dalla Francia, ove l’altezza vostra serenissima trasse dal più illustre sangue i suoi chiarissima natali. L’esser stato più volte recitato con applauso in altri teatri mi fa sperare che anche dall’altezza vostra serenissima sarà accolto con benigno aggradimento, sì come per l’alto onor che gli arreca il nome dell’altezza vostra serenissima esigerà da tutti rispetto e venerazione; a me intanto otterrà la gloria di pubblicarmi qual sono di vostra altezza serenissima, umilissimo, devotissimo, ossequiosissimo servidore.
 
    Antonio Piantanida
    Milano, li 19 decembre 1705
 
 ARGOMENTO
    Venceslao, re di Polonia, ebbe due figliuoli, Casimiro e Alessandro: il primo di genio altiero, feroce e lascivo, il secondo di temperamento dolce e moderato. Tutti e due s’invaghirono di Erenice, principessa del sangue, discendente dagli antichi re di Polonia, ma con intenzione molto diversa; Casimiro l’amò per goderla, Alessandro per isposarla. Quegli non ebbe riguardo di render pubblico a tutta la corte il suo amore; e questi, conosciuto il genio violento di suo fratello, ad ogn’altro nascose il suo, fuorché all’amata Erenice e all’amico Ernando, generale e favorito del re; anzi perché temeva della ferocia di Casimiro, pregò l’amico a fingersi appassionato per Erenice, affinché col di lui mezzo potesse più sicuramente parlare della sua passione alla principessa. Tanto fece per impegno di amicizia Ernando, quantunque poscia gli costasse caro l’impegno per l’amore che in lui si accese verso alla stessa Erenice. Riuscì la cosa di tal maniera che Casimiro credé che gli fosse rival nell’amore il generale, non il fratello; e da questa sua ingannevol credenza nasce l’intreccio principale del drama. La morte di Alessandro seguita per man del fratello, l’accusa di Erenice, la condanna e la coronazione di Casimiro nella forma che si rappresentano sono azioni tratte dalla stessa fonte, da cui ne trassi il soggetto. Gli amori di Casimiro con Lucinda, granduchessa di Lituania (grado che per degni riguardi mi è convenuto mutare in quel di regina) sono di mera invenzione.
 
 A CHI LEGGE
    Lo stesso argomento ch’io tratto, verso la metà del secolo scorso fu trattato da monsieur Rotrou, i cui dramatici componimenti gli acquistarono su’ teatri francesi non poca riputazione, prima che Pier Cornelio, il gran tragico della Francia, innalzasse questa spezie di poema a quel più alto punto di perfezione e di gloria a cui potesse arrivare. Questa tragicomedia fu poscia elegantemente trasportata nella nostra favella da nobilissimo e dottissimo cavaliere, la cui modestia avrà di certo compiacimento ch’io non ne pubblichi il nome, al più alto segno di ammirazione, di ossequio da me riverito. La rappresentazione che dipoi se ne fece diede a conoscere che non è sì guasto in Italia, come alcuni si sognano, quel miglior gusto che tanto di là da’ monti si onora. Ciò che del mio vi abbia aggiunto e ciò che del suo ne abbia tratto ne sarà facile agli studiosi il rincontro, con sicurezza che all’esemplare daranno la lode, se all’imitazione ricuseranno il compatimento.
    Di alcune cose che ho poste nel drama non istimo superfluo il render ragione, non tanto per altrui soddisfazione che per propria discolpa. Mi è convenuto il far Lucinda regina di Lituania. Tutti i geografi sanno che questa provincia ha ’l titolo di granducato. Chi leggerà tuttavolta i Frammenti storici di Micalone Lituano troverà ch’ella anticamente fu regno e che Minduvago suo dominante vi ottenne il titolo regio. Jacopo Augusto Tuano asserisce che come la Moscovia per la unione di molti stati fu detta granducato, così la Lituania per la sovranità che i suoi principi, da ogni altro già indipendenti, avevano su molte provincie, ottenne lo stesso titolo. Ora se l’una del carattere di czar onora i suoi sovrani, non è sconveniente l’appropriare la dignità di re a quelli della seconda.
    So veramente che la Polonia è regno elettivo, non successivo; onde a taluno la coronazione di Casimiro parerà inverisimile in un regno dove il regnante non ha il potere di nominare alla successione il figliuolo. Quest’ordine però non si mantenne come al presente nell’antico governo della Polonia. L’esser figliuolo del re difunto era un gran titolo per salire sul trono. Vi voleva un gran demerito o nell’una parte o nell’altra per esserne escluso. L’autorità regia si avvicinava alla monarchia; anzi racconta Gioachino Pastorio nel suo Floro Polonico che il re Piasto vivendo chiamò a parte dell’assoluto comando il figliuol Zemovito che dipoi gli successe. Aggiungo che la coronazione di Casimiro non è fatta dal padre se non dopo le acclamazioni universali e che quell’atto n’ebbe dipoi la conferma.
    Il cangiamento che si fa d’improvviso nello spirito di Casimiro, dopo l’involontario fratricidio, né repugna a’ dettami della morale, né agl’insegnamenti della poetica. Difficilmente egli è vero un pessimo diventa ottimo. A’ sommi vizi ed alle somme virtù non si va che per gradi. Pure alle volte la ragione ravveduta, un pericolo imminente di morte, un orrore violento ha cagionato simili effetti. Oltre ciò tutti i delitti di Casimiro, a ben cosiderarli, nascono da un disordinato appetito, mozione la più facile a ricomporsi negli animi giovanili, principalmente quando ella impegni o in mali non anzi previsti o in misfatti non conceputi.
    Si sono dovute mutare alcune arie a piacere de’ signori attori, per le quali già avevano la musica di lor genio e queste non sono dell’autore.
 
 SCENE
    Nell’atto primo: I. piazza Real di Cracovia con archi trionfali; II. atrio di fontane corrispondente agli appartamenti di Erenice; III. regio anfiteatro apparecchiato per li spettacoli trionfali con trono reale.
    Nell’atto secondo: IV. loggie; V. steccato; VI. notte; stanza di Casimiro con tavolino.
    Nell’atto terzo: VII. viale di verdura contiguo agli appartamenti di Erenice, con urna sepolcrale nel mezzo che si va fabbricando da scultori polacchi, i quali intrecciano il ballo, finito il quale esce Erenice; VIII. torre che serve di prigione, corrispondere al palazzo reale; IX. luogo magnifico con trono.
 
 ATTORI
 
 VENCESLAO re di Polonia
 CASIMIRO suo figliuolo
 ALESSANDRO altro suo figliuolo
 LUCINDA regina di Lituania
 ERNANDO generale e favorito di Venceslao
 ERENICE principessa polacca, discendente dagli antichi re di Polonia
 GISMONDO capitano delle guardie, confidente di Casimiro