Sirita, Venezia, Pasquali, 1744

 ATTO TERZO
 
 Stanza di specchi.
 
 SCENA PRIMA
 
 IROLDO e ROMILDA da varie parti
 
 IROLDO
 (Qui Romilda).
 ROMILDA
                               (Qui Iroldo).
 IROLDO
                                                         (Oh, racquistarne
960potessi ancora i mal perduti affetti!)
 ROMILDA
 (Oh, tornasse l’infido al primo laccio!)
 IROLDO
 (Ardiscasi. Al perdono
 facile è la beltà). Bella Romilda.
 ROMILDA
 (Vien la serpe all’incanto).
 IROLDO
965All’onor de’ tuoi ceppi
 e per più non uscirne,
 ritorna un cor fuggito
 e ritorna pentito. A bel sembiante
 racquistar è più gloria un cor perduto
970che aver sempre fra’ ceppi un cor costante.
 ROMILDA
 Qual bontà! Di Sirita
 l’illustre sposo, il successor di un regno
 degna, dall’alto ancora
 di sua grandezza, un guardo
975ver me abbassar, suddita e serva?
 IROLDO
                                                                Il trono
 sia per altri lusinga. Io nol riguardo
 che con orror, quale di scoglio a vista,
 ov’ebbe a naufragar, suole il nocchiero.
 ROMILDA
 Or solo hai cor sì generoso?
 IROLDO
                                                    Seguo
980del tuo l’esempio e sprezzo...
 ROMILDA
 No no, che a sì gran prezzo
 anch’io io tua fede assolvo.
 Amiam pur, tu in Sirita, io nel monarca,
 un oggetto più degno.
985Bella è l’infedeltà che guida a un regno.
 IROLDO
 Tempra un’ira che forse
 ti fia crudele; né svenar gli affetti
 più cari a pro di un re di anni maturo.
 Disuguale imeneo non ha mai pace;
990in chi noia risveglia, in chi sospetto.
 ROMILDA
 Di giovanile aspetto
 è assai più bello un trono. In re l’etade
 non mai scema beltade;
 e l’aureo cerchio a lui ricopre ed orna
995e la fronte rugosa e il crin canuto.
 IROLDO
 Tu riguardi ’I diadema
 come un ben già sicuro e già vicino.
 ROMILDA
 Di te non avrò mai peggior destino.
 IROLDO
 Ma se sorte ti manca, allor poss’io
1000sperar che tu mi renda un cor già mio?
 ROMILDA
 Io tornarti ad amar? Sarei ben folle.
 Chi una volta tradì, tradir può sempre.
 IROLDO
 
    Tu sei crudel con me;
 ma disperar non vo’.
 
1005   Regina ancor non sei;
 né sempre a’ voti miei
 ricuserà mercé
 beltà che sì mi amò.
 
 SCENA II
 
 OTTARO e ROMILDA
 
 ROMILDA
 Ottaro a me sì mesto?
 OTTARO
                                           Ah, se i miei casi...
 ROMILDA
1010In disparte gl’intesi e da Sirita;
 e tu disperi a torto. Amor sorprende
 spesso in sembiante di pietade e stima.
 OTTARO
 Crudeltà non si pasce
 di sole stragi. Paventò Sirita
1015mia morte e l’impedì, non perché male
 ma perché a’ mali era riposo e fine.
 ROMILDA
 Oh per tuo duol troppo ingegnoso! Almeno
 tenta l’ultima sorte.
 OTTARO
 Con quel rigido petto
1020non giovò fede e gioverà dispetto?
 ROMILDA
 Così un veleno è medicina all’altro.
 OTTARO
 Amor nasce da amor. Da sdegni e torti,
 che sperar posso altro che sprezzi ed ire?
 ROMILDA
 È naturale istinto
1025non curar di quel ben, che si possiede,
 e seguir quel che fugge.
 Se a superba beltà doni ’l tuo core,
 par vile il don; se lo ripigli, allora
 la perdita e il rancore
1030fan conoscerne il prezzo
 e svegliarne la brama.
 OTTARO
 (Cieli). Ma che far deggio?
 ROMILDA
 Finger di non più amar la tua tiranna,
 di aver volti gli affetti
1035ad Alinda, che t’ama, e sparger voce
 di vicini imenei.
 OTTARO
                                  (Duro cimento!)
 Alinda ingannerò? Dell’infelice
 farò al grado e all’amor sì nero oltraggio?
 ROMILDA
 No, ma presti alla trama anch’ella il voto.
1040Tue nozze a lei prometti,
 purché Sirita non disciolga il laccio
 su l’aggrupparsi e te in suo sposo accetti.
 OTTARO
 E con periglio di restar delusa
 vorrà assentirvi Alinda?
 ROMILDA
1045Facile è lusingar chi già dispera.
 OTTARO
 Ma se Sirita non si scuote all’onta,
 vuole onor, vuol dover ch’io sia di Alinda;
 e allor, Romilda... ah, ch’io sarei di morte.
 ROMILDA
 Soverchio antiveder non fa l’uom saggio
1050ma irresoluto. A te sen viene Alinda.
 In disparte mi traggo. Ardisci e spera.
 
    Credi a me. Beltà fiera e ritrosa,
 che nega  seguita,
 fuggita poi prega.
 
1055   Tal pianta orgogliosa,
 non per soffio di zeffiro grato
 ma per impeto di euro sdegnato,
 si scuote e si piega.
 
 SCENA III
 
 OTTARO e ALINDA
 
 OTTARO
 Gentil vezzosa Alinda, il passo movi
1060in profondo pensiero,
 non so se grato o se noioso, immersa,
 talché incerto son io se scossa io t’abbia
 da affanno o da piacer.
 ALINDA
                                            Qual chi presente
 sogna amabile oggetto e, gli occhi aprendo,
1065conosce che dell’alma
 fu presagio, non sogno, il ben che vede,
 tal fissa e assorta anch’io
 nel lontano idol mio, desta a tue voci,
 col guardo incontro dell’idea l’oggetto;
1070e l’alma, che poc’anzi
 tutta si raccogliea nel suo pensiero,
 esce or sugli occhi e passa
 da l’idol finto a vagheggiare il vero.
 OTTARO
 Né questo è il primo giorno
1075che ti conosco amante
 né il primo, in cui mi accendi
 desio di esserti grato. Altro, e tu il sai,
 altro amor vi si oppose; e teco, Alinda,
 anch’io ne sospirai.
 ALINDA
1080Chi può l’egro sanar, perché il compiange?
 OTTARO
 Studia pietà i rimedi e poi gli arreca.
 ALINDA
 Vani spesso gli rende il troppo indugio
 e le vie di salute occupa il male.
 OTTARO
 Orsù, ti senti, Alinda, alma bastante
1085a magnanimo sforzo?
 Sforzo, onde poi godranno i nostri affetti?
 ALINDA
 Ah, che non oserei con tal mercede?
 OTTARO
 Per ingrata beltà sai quanto feci,
 quanto sostenni. È stanca
1090in me costanza, non in lei fierezza.
 Già ne dispero e penso
 come scior la catena e uscir di affanno.
 ALINDA
 Vuoi la via più spedita? Ama chi t’ama.
 OTTARO
 E lo bramo e il farò. Pria che la notte
1095l’ombre sospinga alla metà del corso,
 celebrerò mie nozze e tu mia sposa
 sarai, se nol ricusi.
 ALINDA
 Ottaro... Io ricusarlo?... Io tua?... Tu mio?
 OTTARO
 Sì, lo ripeto ancor; sarai mia sposa,
1100purché fra la tua destra e fra la mia
 non si ponga Sirita e a te mi tolga.
 ALINDA
 Villanel, cui le spiche
 già piene e già mature
 grandine impetuosa abbatta e strugga,
1105sì non rimane sbigottito e mesto,
 quale al suon di tue voci il cor dolente
 che languir vede e inaridir sul fiore
 la sua dolce speranza.
 OTTARO
 Di che paventi?
 ALINDA
                                Di vergogna e scorno.
 OTTARO
1110Sai la durezza di quel cor protervo?
 ALINDA
 Ma di femmina è cor, fiero per uso,
 mobile per natura.
 OTTARO
 Alma sì altera e a tanto amor ingrata
 moveranno i disprezzi?
 ALINDA
1115Ciò che non puote amor, fa gelosia.
 OTTARO
 Può sentir gelosia chi amor non sente?
 Su, che più pensi irresoluta? Vince
 altri ostacoli amor. Mi vuoi tuo sposo?
 Chiusa alla tua speranza,
1120fuor di questa è ogni via.
 ALINDA
                                                Né si trascuri.
 Vanne e le pompe appresta.
 Forse sarò contenta; e quando ancora
 per me ruoti ’l destino avverso e rio,
 vedrò lieto il tuo amor, se non il mio.
 
1125   Languì sinora il cor,
 certo di non goder.
 Forte nel suo dolor,
 non ebbe altro piacer
 che di penar
1130senza sperar.
 
    Il labbro non osò
 dirvi del sen trafitto,
 pupille vaghe,
 le piaghe e sospirò.
 
1135   Ma debole sospiro
 d’immenso aspro martiro
 fede non fa.
 Né mai svegliar pietà
 in te sperai, crudel,
1140ch’io già sapea fedel
 penare anante
 di altra beltà.
 
    Così languendo, piangendo, tacendo
 vissi in amor,
1145se dirsi vita
 può di chi muor
 sempre al dolor.
 
    Or solo a me traluce
 di speme il bel seren,
1150se ben di fosca luce
 forse è balen.
 
    Ma per chi ognor languì,
 sempre ascoso a’ rai del dì,
 lume torbido e lontano
1155bello anche appar.
 Per me sperar
 dolce or sarà,
 che almeno nel mio seno
 di qualche bene
1160amor godrà.
 
    Sì, spera, o cor.
 Sì, godi, o amor.
 
 SCENA IV
 
 OTTARO e ROMILDA
 
 ROMILDA
 Qual comincisti, a condur l’opra a fine,
 usa senno e fermezza. Ecco Sirita.
 OTTARO
1165O dio!
 ROMILDA
               Stimola a sdegno il molle affetto;
 fingi e il mio dir seconda.
 OTTARO
 
    Povero cor, tu palpiti,
 qual d’aura al sibilo
 tremula fronda. (Si ritirano in disparte)
 
 SCENA V
 
 SIRITA e i suddetti
 
 SIRITA
 
1170   Mille insidie mi tende amore
 per rapirmi la libertà.
 
    Metta in uso frode e valore,
 nobil merto, gentil beltà.
 
    Ma accortezza di traditore
1175perde scherma contra onestà.
 
 ROMILDA
 Mostriam di non vederla. (Piano ad Ottaro)
 OTTARO
                                                  Ella ne osserva (Piano a Romilda)
 nell’opposto cristallo.
 SIRITA
 (Quella è Romilda; Ottaro è quegli).
 OTTARO
                                                                    Oh, l’ombra (Piano a Romilda)
 di me stesso foss’io, ch’or non avrei
1180del guardo, ch’io sospiro, invidia a lei.
 ROMILDA
 Lascia di vaneggiar. (Piano ad Ottaro)
 SIRITA
                                        (Parlan fra loro).
 ROMILDA
 No no, la tua costanza, (Alzando la voce)
 Ottaro, non si stanchi; e non sì tosto
 perda fede il suo merto.
1185Non ama chi non soffre.
 OTTARO
                                              Ah, che soffrendo
 io già tanto vil fui, quant’ella ingiusta.
 ROMILDA
 Segui; ma con più d’ira anima i detti. (Piano ad Ottaro)
 OTTARO
 Il mio amor la fa iniqua,
 i benefizi ingrata; e quanto scorge
1190più forte il suo dover, meno lo apprezza.
 SIRITA
 (Si duol de’ miei rigori).
 OTTARO
 Al mio dir non si scuote. (Piano a Romilda)
 ROMILDA
 Non ti smarrir. Ma languido e dimesso (Piano ad Ottaro)
 parla in te sdegno, come parla amore.
 OTTARO
1195(L’ira del labbro è una bugia del core).
 ROMILDA
 Di che ti lagni? Al tuo valor diè lode
 e pietosa sospese...
 OTTARO
 Quale stima ha per me chi mi disprezza?
 Qual pietà chi mi uccide?
1200Tolga il ciel ch’io più voglia
 languir ne’ ceppi suoi. Fomenta i torti
 stupida sofferenza.
 Avrà fra poco la gentile Alinda,
 ch’arde per me di puro amor sincero,
1205avrà, sì, le mie nozze. (Ah, non fia vero).
 SIRITA
 (Avrà sue nozze Alinda!)
 ROMILDA
                                                Ah, principessa, (Volgendosi e fingendo di averla solo allora veduta)
 mira qual per te langue
 il più fedel...
 SIRITA
                          Taci. Valore e gloria
 desta quasi mi avean qualche speranza
1210che potesse assai lunge
 dalla turba minore alzarsi a volo
 Ottaro, a te germano.
 Mi deluse apparenza. Anch’egli rade
 la bassa terra e sta di loto asperso.
1215Vada, vada e di Alinda
 le nozze affretti. In me non resta omai
 altro senso per lui che di disprezzo
 e mi punge rossore
 di dover la mia vita a un infedele.
 OTTARO
1220Questo del tuo consiglio (Piano a Romilda)
 frutto acerbo raccolgo.
 ROMILDA
                                           O poco esperto! (Piano ad Ottaro)
 Leggi, leggi in quell’ira il suo dispetto.
 SIRITA
 (Alma, sii più tranquilla.
 Anche l’ira nel forte è debolezza;
1225e l’offesa non giunge a chi la sprezza).
 OTTARO
 Tanto farò. (Piano a Romilda) (Reggi mie voci, amore).
 Fu mio primo e sol voto (Accostandosi a Sirita)
 viver tuo, morir tuo, crudel Sirita.
 Quanto feci e soffersi, altro non abbia
1230testimon che te stessa.
 Questa è l’ultima volta... (Oh dio, Romilda). (Piano a Romilda)
 L’ultima, sì, che ti favello. lo porto
 non un amor infido
 ma un amor disperato a’ piè dell’ara,
1235ove arderà la face
 di funesto imeneo. (Mi ascolta e tace). (Piano a Romilda)
 ROMILDA
 Sì bell’ira sostieni. (Piano ad Ottaro)
 SIRITA
 Vanne ad Alinda. Addio. Lasciami in pace.
 OTTARO
 Spietata, addio puoi dirmi
1240così tranquilla? Orsù, ti si compiaccia.
 Parto e quella ti resti
 pace che a te conviene. E qual oggetto
 troverai che non sia
 un rimprovero a te di sconoscenza?
1245Il padre? Io lo sostenni.
 La reggia? Io la difesi. Il bosco? Anch’ivi
 e da morte e da insulto
 ti salvò con periglio il braccio mio.
 Mal perduta mia fede! A te di lei
1250duri eterno rimorso.
 A me di tua beltade
 resti perpetuo obblio,
 per non più rivederti, ingrata, addio.
 È deluso il mio sdegno. (Piano a Romilda)
1255Disperato il mio amor. Mi ascolta e tace.
 SIRITA
 Vanne ad Alinda. Addio. Lasciami in pace.
 ROMILDA
 Parti e del resto a me la cura affida. (Piano ad Ottaro)
 OTTARO
 
    Addio, ingrata. (Fiero a Sirita) Non risponde. (A Romilda)
 Sì, ti lascio. (A Sirita) Non mi arresta. (A Romilda)
1260Sì, per sempre ti abbandono. (A Sirita)
 E non trovo ancor pietà. (A Romilda)
 
    Sarò d’altra. In pace resta, (Fiero a Sirita)
 se un’ingrata aver può pace.
 Fingo sdegno e l’ empia tace. (Piano a Romilda)
1265(Ed amor languendo sta).
 
 SCENA VI
 
 ROMILDA e SIRITA
 
 ROMILDA
 Anche serpe tra fiori,
 anche assenzio in cristallo, e sta nascosta
 anche in placido aspetto ira e amarezza.
 SIRITA
 Fa’ che io t’intenda.
 ROMILDA
                                       Vincitor non mira
1270torsi la preda né beltà un amante
 senza rancor.
 SIRITA
                           Romilda,
 mal mi conosci. In me non arde amore
 né agghiaccia gelosia.
 Di ben, che non mi aspetta,
1275perdita non mi accora,
 acquisto non mi alletta.
 Nol desio, non l’invidio e non lo spero.
 E all’alma indifferente
 averlo e non averlo è ugual pensiero.
 ROMILDA
1280Fingi così ma te ne rodi e struggi.
 SIRITA
 Fa’ qual prova più vuoi di mia costanza.
 ROMILDA
 Lieta oltre l’uso e adorna
 potrai tu stessa della coppia eletta
 onorar gli sponsali?
 SIRITA
1285(Qual richiesta!)
 ROMILDA
                                  Ammutisci?
 All’alma indifferente
 mirarli e non mirarli è uguale oggetto.
 SIRITA
 Sì, lo potrò.
 ROMILDA
                        Ma d’astio piena e d’ira.
 SIRITA
 L’ilarità del cor vedrai nel volto.
 ROMILDA
1290A noi mentir gli affetti è agevol cosa.
 SIRITA
 E tu norma prescrivi a mia virtude.
 ROMILDA
 Fra la garrula turba io non ti voglio
 spettatrice oziosa.
 SIRITA
                                    A qual mi eleggi
 ministero non vile?
 ROMILDA
1295Giusta il danico rito,
 ne’ più illustri imenei vergine eccelsa
 suol sostener sacra facella.
 SIRITA
                                                  E questa
 sfavillerà su la mia destra.
 ROMILDA
                                                  Intendo.
 Farai ch’ella di mano allor ti cada,
1300onde i lieti imenei turbi ’l sinistro
 presagio e li ritardi.
 SIRITA
 Pria dalla viva fiamma
 arder mi lascierei la destra invitta.
 ROMILDA
 Al cimento.
 SIRITA
                        Al cimento.
 ROMILDA
1305Troppo, amica, ti ostini in tuo tormento.
 
    È debolezza,
 è frenesia
 finger fermezza
 per albagia
1310e farsi misero
 per parer forte.
 
    Duol poi succede,
 quando non giova.
 Pietà non trova
1315chi cerca morte.
 
 SCENA VII
 
 SIRITA
 
 SIRITA
 Il simulare indifferenza e pace,
 quando guerra e tumulto agita l’alma,
 qual affanno! Qual morte!
 Sposa di Ottaro Alinda? Andrà superba
1320una perfida amica
 di un a me tolto non amato amante?
 Che non corro a stracciarle
 sul crine i fiori? A rovesciar su I’ara
 l’infausta pompa? Ad ammorzar la face?
1325E minacciosa a vendicar l’oltraggio?
 O dio! Sarà vendetta e parrà amore
 lo stimolo dell’ira.
 Favola delle genti
 diveranno i miei sdegni;
1330e si dirà che non di Alinda il torto
 ma di Ottaro l’amor mi duole e preme;
 e forse forse avran ragion di dirlo.
 Ma nol diranno. Al guardo
 manterrò ritrosia, fermezza al core;
1335né in sostener la face
 vacillerà la destra. Andiam, Sirita.
 Salvisi la tua gloria e a lei si doni
 e vendetta e riposo e amante e vita.
 
    Sveglio a virtù l’affetto;
1340ma sento nel mio petto
 un misto di sospetto e di dolor.
 
    Non so se sdegno sia,
 se amor, se gelosia;
 ma temo che così
1345peni, quand’ama, un cor;
 e perché non l’intendo, il credo amor.
 
 Luogo magnifico per nozze, illuminato di notte.
 
 SCENA VIII
 
 SIVALDO e OTTARO
 
 SIVALDO
 Oh, se omai della figlia
 teco il soave nodo,
 pronubo al mio, qui a celebrar si avesse,
1350me due volte beato e padre e amante!
 OTTARO
 Questo è l’ultimo campo
 del misero amor mio.
 
 SCENA IX
 
 ROMILDA e i suddetti
 
 ROMILDA
 Lascia i lamenti. Il popolo giulivo
 te con Alinda attende.
 SIVALDO
1355Della figlia che arrechi?
 ROMILDA
 Qui sosterrà ministra
 la face nuzial. Tu fa’ che ad arte (Ad Ottaro)
 l’imeneo si ritardi,
 finché quella in sua man fiaccola ardente
1360vedi presso a mancar.
 OTTARO
                                           Da questo indugio
 qual ben per me ne speri?
 ROMILDA
 In sentirsi l’altera arder la destra,
 o gitterà la face...
 SIVALDO
 Sinistro augurio per l’infauste nozze.
 ROMILDA
1365O spinta dal dolor, volgerà intorno
 l’occhio languente ad implorarne aita.
 SIVALDO
 E a te facile fia rapirne un guardo.
 OTTARO
 Piaccia al ciel che mi giovi. Io spero e temo. (Si parte)
 
 SCENA X
 
 SIVALDO e ROMILDA
 
 SIVALDO
 Ottaro molto deve a tua pietade.
 ROMILDA
1370Servo insieme al suo amore e al tuo riposo.
 SIVALDO
 Mi riguarda Romilda
 come re, come padre o come amante?
 ROMILDA
 Eh, sire, amor non turba
 l’alme sovrane; ed i gravosi e molti
1375fastidi del comando
 spazio non danno di abbassar la mente
 ad un tenero affetto
 che di ozio si nutrisce e di diletto.
 SIVALDO
 Anche fra gli ostri e gli ori amor passeggia
1380né cor di re fan da’ suoi strali esente
 le porpore e i custodi.
 Di esser uomo non lascia
 per esser re. Il nascere e il morire
 ha egualmente con tutti.
1385Il servire agli affetti
 gli è comune co’ vili, il moderarli
 co’ forti, il non sentirli con nessuno.
 ROMILDA
 Aman dunque anche i re?
 SIVALDO
                                                  Puoi dubitarne?
 Né Sivaldo arrossisce in dirsi amante.
1390Ama qual deve; e fa che su la fronte
 amore e maestà siedan concordi.
 ROMILDA
 Regio sarà l’oggetto.
 SIVALDO
                                       Ove la bella
 non potria da sé stessa, io la sollevo;
 e amor corregge di fortuna i torti.
 ROMILDA
1395Beltà felice!
 SIVALDO
                         Ogni altra
 a lei, fuor che Romilda, invidia porti.
 
    Voi sapete, occhi vezzosi,
 che non amo altri che voi.
 
    I suoi dardi a’ vostri sguardi
1400temprò amore; e che fe’ poi?
 Me bersaglio a’ colpi suoi.
 
 SCENA XI
 
 ROMILDA, coro di popoli festeggianti, OTTARO, poi SIRITA nobilmente vestita, seguita da’ paggi di Ottaro, uno de’ quali sostiene una fiaccola accesa
 
 ROMILDA
 Sul labbro di regnante,
 che dolce incanto è amore!
 Ma della lieta turba odo i concenti.
 
 coro
 
1405   Alto Imeneo,
 nume fecondo,
 piacer dell’alme,
 aIma del mondo,
 a noi discendi.
 
 due del coro
 
1410   A noi discendi,
 fratel di Amore,
 e del giocondo
 tuo puro ardore
 due cori accendi.
 
 SIRITA
1415Eccomi a te, Romilda,
 placida, lieta e d’oro adorna e d’ostro.
 Ecco l’ardente face. Ecco l’afferro (Prendendola dalle mani di un paggio)
 intrepida e la tratto.
 ROMILDA
                                        Io t’ho pietade.
 SIRITA
 Di’ che la mia fermezza a te dà pena.
 ROMILDA
1420Non far che di sua frode Alinda esulti.
 SIRITA
 Sua frode non mi nuoce e non m’irrita.
 ROMILDA
 Tardo pentirsi non ripara il danno.
 SIRITA
 Quando io chiegga pietà, tu me le nega.
 ROMILDA e OTTARO a due
 Ecco Alinda. Ecco Alinda.
 SIRITA
1425La sposa avventurata.
 ROMILDA
 (Comincio a paventar...)
 OTTARO
 (Ritorno a disperar...)
 a due
                                           (Troppo è ostinata).
 
 SCENA XII
 
 ALINDA, IROLDO e i suddetti
 
 IROLDO
 Vien più lieta a incontrar la tua fortuna (Piano ad Alinda)
 che l’estinte speranze in me ravviva.
 ALINDA
1430Si trovano i naufragi anche nel porto. (Piano ad Iroldo)
 Mira il mio scoglio. (Mostrandogli Sirita)
 SIRITA
                                       Alinda,
 hai rossor, me ne avveggo,
 di esserti meco infinta
 di amor nimica. Io ti credea più forte;
1435ma perdono al tuo inganno
 e ministra qui vengo a’ tuoi sponsali.
 ALINDA
 Di marital legame
 non è amor che m’invogli.
 Per liberarti da importuno amante
1440feci forza a me stessa.
 SIRITA
 Piacemi tua pietà. Ma che si tarda?
 Sta sul finir la face. Al nodo, al nodo. (A Romilda)
 ROMILDA
 Alle danze, alle danze. Ai canti, ai canti. (Escono altri popoli festeggianti, in abito di varie nazioni)
 
 coro
 
    Non si stenda a un popol solo
1445il piacer che l’alme inonda.
 
    Gloria e amor da polo a polo
 e lo porti e lo diffonda.
 
 due del coro
 
    In applauso a sì bel nodo
 stuolo vien dal Tebro invitto.
 
 due altri
 
1450   Asia dice: «Anch’io ne godo»;
 «Ed anch’io» l’adusto Egitto.
 
 SIRITA
 Poco resta alla fiamma (A Romilda)
 e di ardore e di vita. Al nodo, al nodo.
 ROMILDA
 Alle danze, alle danze. Ai canti, ai canti. (Accompagnando il ballo)
 
 coro
 
1455   Coppia diletta,
 a voi propizio arrida
 dolce imeneo,
 soave amor.
 
 IROLDO e ROMILDA a due
 
    Né stanchi i vostri cori
1460né sturbi i vostri ardori
 lungo piacere,
 freddo timor.
 
 coro
 
    Fiamma sì bella e chiara
 sempre vi sia più cara
1465né la consumi
 tempo o rancor.
 
 due del coro
 
    Serva a costante affetto
 di mantice il diletto
 e sia più fido
1470contento cor.
 
 SIRITA
 Già su l’estreme dita
 la facella divampa. E ancor si tarda?
 Dolor non mi permette il sostenerla,
 non costanza il lasciarla.
1475Ah, Romilda, Romilda!
 OTTARO
                                             In suo soccorso (Piano a Romilda)
 vado...
 ROMILDA
                Fermati e attendi. (Piano ad Ottaro)
 SIRITA
                                                   Arde la destra,
 se non getto la face;
 e se la getto, ogni mia gloria è spenta.
 Romilda... Amiche... Ah, s’io non mi ho pietade,
1480altrui la chieggo invano. (Sta alquanto pensosa)
 Purché splenda mia gloria, arda la mano.
 ROMILDA
 (O protervia!)
 IROLDO
                             (O costanza!)
 OTTARO
                                                        (Io con lei peno).
 ALINDA
 (Palpita l’alma in seno).
 SIRITA
 E in sì grave mio affanno
1485Ottaro non mi aita?
 Ottaro già in amarmi a me sì fido?
 Ah, ch’egli fiso pende
 dal sembiante di Alinda e non mi osserva.
 Più all’ardor non resisto
1490e meno a gelosia. (Alzando gli occhi s’incontra in quelli di Ottaro che mai non la lasciava di vista e, appressandosele velocemente, le getta di mano la facella)
 OTTARO
 A me giunse quel guardo e tu sei mia. (Sirita abbassa gli occhi e sta alquanto pensosa)
 ALINDA, IROLDO a due
 (Guardo per me funesto!)
 ROMILDA
                                                  Ottaro, hai vinto.
 SIRITA
 Hai vinto, sì; son tua. Pria del mio sguardo
 a te corse il mio core,
1495dovuto alla tua fede, al tuo valore.
 Non le nozze di Alinda e della destra
 l’ardor non ti rinfaccio. Io ben conobbi
 l’arti d’industre amor; ma ceder tosto
 non era gloria mia. Penai con lode
1500e insieme vendicai frode con frode. (Verso Alinda)
 OTTARO
 Cari soavi accenti!
 ALINDA
                                     (Oh, la rubella,
 la nimica di amor come favella!)
 OTTARO
 
    Sei pur mia, tanto più caro...
 
 SIRITA
 
 Sì, son tua, tanto più caro...
 
 a due
 
1505Quanto più penai per te.
 
    Non mi unisce a te consorte
 altrui legge o cieca sorte
 ma virtude, amore e fé.
 
 SCENA ULTIMA
 
 SIVALDO e i suddetti
 
 SIVALDO
 Se minor della brama
1510non è il piacer, quando un gran ben si ottiene,
 da quel desio che sì mi accese, o figlia,
 di vederti congiunta a illustre sposo,
 pensar puoi la mia gioia;
 e tanto ella è più grande,
1515quanto quel ti scegliesti
 splendor del regno nostro eccelso eroe.
 Coppia illustre di amor, vi abbraccio e stringo.
 E tu, cui tanta deggio
 felicità, o Romilda,
1520tal ne attendi mercede,
 qual può darti un re amante. Hai la mia fede.
 
 coro
 
    Degni sposi, illustri amanti,
 chi mai fia che onori e canti
 vostri pregi e vostri amori?
 
1525   Gloria e fama il più ne tace;
 troppo a noi parria mendace
 tutti in dire i vostri onori.
 
 Il fine della «Sirita»