Scipione nelle Spagne, Vienna, van Ghelen, 1722

 SCIPIONE NELLE SPAGNE
 
    Dramma per musica da rappresentarsi nella cesarea corte per il nome gloriosissimo della sacra cesarea e cattolica real maestà di Carlo VI, imperadore de’ Romani sempre augusto, per comando della sacra cesarea e cattolica real maestà di Elisabetta Cristina, imperadrice regnante, l’anno MDCCXXII.
    La poesia è del signor Apostolo Zeno, poeta ed istorico di sua maestà cesarea e cattolica. La musica è del signor Antonio Caldara, vicemaestro di cappella di sua maestà cesarea e cattolica.
    Vienna d’Austria, appresso Giovanni Pietro van Ghelen, stampatore di corte di sua maestà cesarea e cattolica.
 
 ARGOMENTO
 
    Nella presa che fece Publio Cornelio Scipione, il maggiore, della nuova Cartagine nelle Spagne, fugli condotto tra l’altre prigioniere una bella e nobil giovane, della quale divenne appassionatissimo amante; ma avendo inteso esser lei stata promessa ad Allucio, detto da altri Luceio, principe de’ Celtiberi, la restituì intatta generosamente allo stesso, non con altra condizione se non che divenisse amico di lui e di Roma. Veggasi Livio, Massimo ed altri.
    Su questo fondamento istorico si finge che quella giovane si chiamasse Sofonisba e fosse figliuola di Magone, capitano de’ Cartaginesi nelle Spagne; che ella fosse stata promessa al principe Luceio ma che la guerra coi Romani ne avesse interrotti gli sponsali; che Cardenio, principe degl’Illergeti, avesse aspirato alle nozze di lei ma vedendosi preferito Luceio, non però da lui veduto né conosciuto, si fosse ritirato colla sua pretensione; che Elvira, sorella di Cardenio, rimasta presso Magone in ostaggio, si fosse innammorata di Luceio ma gliene avesse taciuto sempre l’amore; che nella presa della città ella fosse stata fatta prigione da Lucio Marzio, uno de’ tribuni militari romani, il quale se ne fosse invaghito; che Luceio, sconfitto in un fatto d’arme, fosse stato creduto morto da tutti ed anche da Sofonisba e che egli poi, intesa la perdita della città e la prigionia dell’amante, vestitosi da semplice soldato si fosse avvicinato a Cartagine per intender nuova di lei. Il rimanente comprendesi dalla lettura del dramma, il cui soggetto è stato da altra penna ingegnosamente in prosa trattato.
 
 
 ATTORI
 
 PUBLIO CORNELIO SCIPIONE proconsolo de’ Romani nelle Spagne, amante di Sofonisba
 SOFONISBA figliuola di Magone, capitano cartaginese, prigioniera di Scipione e promessa sposa a Luceio
 ELVIRA sorella di Cardenio, prigioniera di Marzio e amante di Luceio
 LUCEIO principe de’ Celtiberi, amante di Sofonisba
 CARDENIO principe degl’Illergeti, amante di Sofonisba
 LUCIO MARZIO tribuno romano, amante di Elvira
 QUINTO TREBELLIO altro tribuno romano, amico di Cardenio
 
 La scena è nella nuova Cartagine.
 
 COMPARSE
 
    Di littori con Scipione, di ufficiali e soldati romani con Scipione, di soldati romani con Marzio, di soldati romani con Trebellio, di schiavi spagnuoli, di schiavi cartaginesi; paggi con Sofonisba, paggi con Elvira.
 
 MUTAZIONI
 
    Atrio corrispondente al gran cortile del palazzo, ornato di trofei militari e di arco trionfale con sopra la statua equestre di Scipione; campagna con la veduta della città dall’una parte e spiaggia di mare dall’altra, ingombrata dall’armata romana, tugurio pescareccio in lontano; parte dell’accampamento romano e fra gli altri un gran padiglione del tribuno Marzio.
    Sala d’armi; galleria con fuga di stanze; giardini reali.
    Salone magnifico; sobborghi della città con quartieri militari, veduta di una parte della città che con gran ponte corrisponde al campo romano.
    Le scene furono rara invenzione del signor Giuseppe Galli Bibiena, secondo ingegnere teatrale di sua maestà cesarea e cattolica.
 
 BALLI
 
    Nel primo atto: ballo di vivandieri del campo romano.
    Nel secondo atto: ballo di lavoratori dei giardini.
    Nel terzo atto: ballo di romani, di spagnuoli e di africani.
 
    Il primo ed il terzo ballo furono vagamente concertati dal signor Simone Pietro Levassori de la Motta, maestro di ballo di sua maestà cesarea e cattolica; il secondo ballo fu vagamente altresì concertato dal signor Alessandro Philebois, maestro di ballo di sua maestà cesarea e cattolica; con l’arie per li detti balli del signor Niccola Matteis, direttore della musica instrumentale di sua maestà cesarea e cattolica.