Meride e Selinunte, Vienna, van Ghelen, 1721

 MERIDE E SELINUNTE
 
    Dramma per musica da rappresentarsi nell’imperial Favorita, festeggiandosi il felicissimo giorno natalizio della sacra, cesarea, cattolica, real maestà di Elisabetta Cristina, imperadrice regnante, per comando della sacra, cesarea, cattolica, real maestà di Carlo VI, imperador de’ Romani sempre augusto, l’anno MDCCXXI.
    La poesia è del signor Apostolo Zeno, poeta ed istorico di sua maestà cesarea e cattolica. La musica è del signor Giuseppe Porsile, maestro di cappella giubilato di sua maestà cesarea e cattolica ed instruttore nella musica della serenissima arciduchessa Giuseppina.
    Vienna d’Austria, appresso Giovanni Pietro van Ghelen, stampatore di corte di sua maestà cesarea e cattolica.
 
 ARGOMENTO
 
    Que’ due celebri amici, che Cicerone (De officiis, libro III), Valerio Massimo (libro IV, capitolo VII) ed altri chiamano col nome di Damone e di Pitia ovvero Fintia, sono appellati da Igino (Fabulae, CCLVII) con quello di Meride e di Selinunte; ma benché col primo nome sieno eglino nella storia più conosciuti, io mi sono attenuto al secondo, come al più comodo per la poesia e per la musica. Fiorirono questi nella corte di Dionisio, re di Siracusa, senzaché si specifichi da alcuno de’ suddetti scrittori se ciò fosse sotto il primo o ’l secondo re di tal nome; e però mi sono trovato in libertà di riferirlo al regno del primo, il quale, essendo stato assai migliore dell’altro che fu suo figliuolo, è slato anche da me considerato come più proprio all’azione generosa che gli attribuisce in questo fatto la storia.
    L’azione principale del dramma si è che Meride, avendo ucciso un nobile siracusano, da me appellato Timocrate, fu condannato dal re Dionisio alla morte. Il condannato avendo dimandata la permissione di uscire di Siracusa per suoi affari, obbligandosi al ritorno dentro il termine assegnatogli, per esser quindi condotto al supplicio, si esibì l’amico Selinunte di rimaner prigione in sua vece, sottomettendosi alla pena dell’altro, in caso che questi a mancar venisse di sua parola e al tempo prefisso non ritornasse. Arrivò infatti Meride nel giorno stabilito ma qualche ora più tardo e nel punto medesimo che Selinunte stava per essere sentenziato. La contesa insorta tra questi due generosi amici, di voler morire l’uno per l’altro, commosse di tal maniera l’animo di Dionisio che ritrattò la sentenza, perdonò ad amendue e altra condizione non volle che quella di essere ricevuto per terzo in così bella amicizia.
    Le vittorie ottenute dall’armi di Dionisio I nella presa di Lentino, di Tauromina, di Nasso, di Erice e di Ibla, con la sconfitta di alcuni ribelli, come pure l’altra riportata da esso contra i popoli del Bruzio, detto in oggi Calabria, e la presa e ’l distruggimento di Reggio in quella provincia son tutte verità storiche, opportunamente accennate per entro il dramma, al quale danno inoltre maggior viluppo gli amori e gli avvenimenti di Ericlea, di Areta e di Nicandro.
 
 ATTORI
 
 DIONISIO re di Siracusa, amante in segreto di Areta
 ERICLEA principessa di Tauromina, amante di Meride
 MERIDE amico di Selinunte, amante di Ericlea
 SELINUNTE amico di Meride, amante di Ericlea
 TIMOCRATE confidente di Dionisio, amante di Ericlea
 ARETA sua figliuola, amante in segreto di Selinunte
 NICANDRO governatore di Siracusa, amante di Areta
 
    La scena si finge in Siracusa e nelle sue vicinanze.
 
 COMPARSE
 
    Di cartaginesi con Dionisio, di guerrieri siciliani con Meride, di guerrieri siciliani con Selinunte, di siracusani con Ericlea, di paggi con Ericlea, di paggi con Areta.
 
 MUTAZIONI DI SCENE
 
    Nell’atto primo: porto di Siracusa con veduta di mare; nel mezzo del porto stanno erette tre statue a cavallo, cioè l’una di Dionisio nel mezzo e l’altre due di Meride e Selinunte.
    Nell’atto secondo: deliziosa con veduta di palazzo in villa.
    Nell’atto terzo: gabinetto reale.
    Nell’atto quarto: campagna; dall’una parte città di Siracusa con ponte levatoio e parte di mura, mezzo rovinate dalla guerra, dall’altra veduta del palazzo di Ericlea.
    Nell’atto quinto: antisala. Cortile regio all’intorno illuminato di notte; al fianco luogo eminente, nobilmente addobbato per Dionisio.
    Il tutto di rara invenzione del signor Giuseppe Galli Bibiena, secondo ingegnere teatrale di sua maestà cesarea e cattolica.
 
 BALLI
 
    Nel fine dell’atto primo: ballo di marinai e borghesi siciliani.
    Nel principio dell’atto quarto: ballo di muratori.
    Nel fine dell’atto quinto: ballo di cavalieri siracusani.
    Il primo ed il terzo ballo furono vagamente concertati dal signor Pietro Simone Levassori de la Motta, maestro di ballo di sua maestà cesarea e cattolica.
    Il secondo ballo fu altresì vagamente concertato dal signor Alessandro Philebois, maestro di ballo di sua maestà cesarea e cattolica, con le arie per li detti balli del signor Nicola Matteis, direttore della musica instrumentale di sua maestà cesarea e cattolica.